Rio 2016, Olimpiadi: quel maledetto quarto posto

Pubblicato il autore: Simone Satragno Segui

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Sono 10 i quarti posti collezionati dagli azzurri in questa edizione dei Giochi Olimpici brasiliani, uno in più rispetto a Londra. Dalla Pellegrini alla Ferrari, passando per canottaggio e scherma. Per fortuna non è l’anno peggiore: a Pechino i legni furono addirittura 13.

L’Italia chiude la spedizione olimpica comunque con ben 28 medaglie: 8 ori, 12 argenti e 8 bronzi. Quelle che però non vengono segnate nei libri di storia sportiva e nell’albo d’oro dei giochi sono quelle di legno, e gli azzurri ne hanno fatto una scorpacciata, confermando una tradizione che purtroppo si affaccia spesso nelle ultime edizioni delle Olimpiadi. Come detto in precedenza sono ben 10 i quarti posti ottenuti dagli atleti tricolori a Rio, furono 9 a Londra e addittura 13 a Pechino (8 a quelle invernali di Sochi). Numeri che sanno di buon risultato in certi casi, di grande delusione e amarezza in altri.

La statistica non è inquietante ma le delusioni arrivate da alcuni atleti, vedi il caso di Federica Pellegrini, fanno male alla luce di “quello che sarebbe potuto essere”. Proprio la non medaglia dalla Divina è quella che pesa di più tra quelle “mancanti”, in quei 200 stile libero chiusi appena sotto il terzo gradino del podio. Altro esempio è il quarto posto ottenuto da Petra Zublasing nella carabina 3 posizioni, causato dall’ultimo tiro errato; oppure quello del tiro con l’arco femminile, dove però le aspettative non erano molto alte alla vigilia.

Rientra nella categoria “maledizioni” la medaglia di legno di Vanessa Ferrari – come lo è quella d’argento per l’Italvolley. La ginnasta ha chiuso al quarto posto nel corpo libero a Londra e a Rio, in quella che verosimilmente è stata l’ultima gara della sua carriera. Questa volta nessuna accusa verso i giudici, ma qualche sbaglio di troppo che non le ha permesso di ottenere quella vittoria a cinque cerchi che rimarrà per lei un sogno accarezzato. Ai piedi del podio è rimasta anche la squadra di ritmica, così come Antonella Palmisano nella 20 km di marcia, il due di coppia del canottaggio di Francesco Fossi e Romano Battisti e sorprendentemente la scherma, che ha lasciato rimpianti nel fioretto maschile e nella sciabola femminile.

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