Rio2016: l’intervista a Teresa Almeida, portiere dell’Angola di pallamano. “Voglio essere la portabandiera dei grassi”

Pubblicato il autore: Luca Ludovici Segui

teresa almeida
E’ già un fenomeno social, Teresa Almeida, il portiere dell’Angola più pesante dei Giochi 98kg (alta solo 1,70). Questa giovane donna si erge in difesa del corpo femminile, andando contro ogni tipo di pregiudizio riguardo le donne. Grasso, magro, alto, basso, non ha importanza, ognuno deve accettare in maniera positiva ciò che ha avuto dal destino. Una dura critica ad un modello femminile sbagliato (vali solo se sei magra).
Lei si racconta così in una intervista che può diventare un faro di speranza:
Io mi sento felice come atleta e come donna, devo solo faticare un po’ di più. Ma sono di più anche le soddisfazioni.  Voglio essere la portabandiera dei grassi, tutti loro devono sentirsi fieri e orgogliosi quanto me. Non siamo gente inferiore, non partiamo battuti in niente. Beh, okay, forse è più difficile correre i cento metri ma un sacco di altre cose si possono fare ad alto livello, anche nello sport“. Per esempio vincere. L’Angola di Teresa Almeida, per tutti “Bà”, questo il suo soprannome, ha infatti già battuto Romania e Montenegro, squadre piene di gente in perfetto peso forma, e domani proverà a mettere sotto pure la Norvegia. “Lo so, riempio la porta, e per le avversarie è più difficile fare gol“.
Ci sono tanti modi diversi di essere atlete, di essere donne e anche di essere belle“, dice la psicologa Anna Oliverio Ferraris. Il messaggio di Teresa la intriga: “Il modello contemporaneo di bellezza in stile pubblicitario è alle corde e ha prodotto non pochi danni. Quello che conta è sentirsi bene dentro se stessi, e questo non lo stabilisce una bilancia. Lungi da me, ovviamente, l’elogio dell’obesità che può diventare una malattia sociale, però è altrettanto sbagliato demonizzare qualche chilo in più. Fino al 1997, nelle isole Fiji non esisteva la televisione e le ragazze credevano che la bellezza fosse essere più grasse che magre. Poi si sono confrontate con le immagini della tv americana e tutto è cambiato“, racconta la psicologa. “Certo, lo sport è un mondo strano: da un lato può rafforzare discriminazioni e pregiudizi, dall’altro può abbatterli con il suo messaggio globale. L’area di ambiguità resta notevole: i preconcetti fanno male, però fanno male anche troppe merendine
Ma Teresa vola più alto dei dibattiti, pensa alle sue partite e alla sua grande occasione. “Sono nata a Luanda nel 1988, gioco a pallamano a questi livelli da tre stagioni e mi considero già una veterana, con 34 presente in nazionale”. È una forza della natura, come sanno bene i tifosi della sua squadra, l’Atletico Petroleos, e come si sono accorte montenegrine e romene, compresa la campionessa Cristina Neagu che proprio non sapeva dove infilare quella palla, non c’era un solo millimetro libero, ogni parte di Teresa faceva diga e lei ci scherza: “Posso parare anche restando immobile“. È spiritosa, questa eroina del “phisically incorrect” che dalle Olimpiadi lancia un’idea a suo modo rivoluzionaria: si può essere campioni in tanti modi, e con tanti diversi tipi di corpo. “Ma dopo Rio mi metto a dieta, altrimenti a dicembre come entro nel vestito da sposa?”. 

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