Attacco hacker al sito della WADA: “Anche gli atleti USA sono dopati”

Pubblicato il autore: Daniele Caroleo Segui

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Probabilmente sono hacker informatici russi quelli che sono riusciti a violare i server del sito della WADA  (Agenzia Mondiale Antidoping) per entrare nella cosiddetta area “confidential”. E una volta portata a termine questa operazione ed essere venuti in possesso di numerosi documenti riservati, in particolare riguardanti le esenzioni terapeutiche degli atleti, hanno lanciato pesanti accuse, rivolte sopratutto ad alcuni atleti statunitensi, indicandoli come dopati, e alla stessa agenzia antidoping, colpevole di aver coperto il tutto.

Le accuse di doping sono però, di fatto, indirette perché sostanzialmente gli atleti accusati avrebbero usato le sostanze proibite giustificandole con dei certificati medici. Molto spesso, infatti, i valori anomali rivelati dai test antidoping vengono giustificati con certificati medici e con prescrizioni di sostanze a uso terapeutico.

Alcuni degli atleti coinvolti, secondo gli hacker, sarebbero nomi illustri dello sport internazionale, come le sorelle Serena e Venus Williams, la ginnasta plurimedagliata Simon Biles, e la giocatrice di basket Elena Delle Donne.

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Uno dei casi sicuramente più eclatanti è proprio quello relativo alla Biles, vincitrice di ben quattro medaglie d’oro nella ginnastica, che, secondo la documentazione emersa in queste ore, avrebbe assunto metilfenidato, uno psicostimolante, e anfetamine sotto ricetta medica.  Più volte i controlli della Wada avrebbero rilevato la presenza di queste sostanze, anche durante le competizioni,  ma la positività non è mai stata confermata e sanzionata in quanto l’atleta ha sempre opposto il cosiddetto “Tue” (therapy use exemption), autorizzato regolarmente dalla federazione internazionale. Per altro una delle sostanze utilizzate dalla ginnasta statunitense è il Meldonium, che è diventato una sostanza proibita solo da gennaio 2016 e che è la stessa che utilizzava Maria Sharapova, squalificata alle ultime edizioni delle olimpiadi.

Le sorelle Williams, invece, non sarebbero sostanzialmente positive, ma farebbero parte della lista di esenzioni, che possono essere concesse dalle singole Agenzie Antidoping con l’avallo delle federazioni internazionali.

Ma gli episodi analoghi sono comunque numerosi, così come spiegato dagli stesse hacker in una nota a margine dei documenti resi noti in rete: “Dopo aver studiato analiticamente i database abbiamo capito che decine di atleti erano risultati positivi alla vigilia e durante i giochi. I medagliati olimpici di Rio hanno usato regolarmente sostanze illecite giustificate da certificati di approvazione per uso terapeutico. In altre parole, hanno ricevuto la licenza per il doping”.

La questione dei certificati medici concessi agli sportivi per giustificare alcuni valori alterati all’antidoping è piuttosto controversa. In alcuni casi i certificati vengono accettati, in altre occasioni invece vengono rigettati, con la conseguente condanna o sospensione dell’atleta in questione dall’attività agonistica. La realtà delle cose però è che molto spesso il certificato medico che spiega la necessità dell’uso di determinate sostanze, viene usato per omettere l’uso di sostanze dopanti.

Accuse forti, indirizzate sopratutto nei confronti della stessa WADA ed evidentemente in scia con la “guerra” scatenatasi dopo le polemiche e l’esclusione di alcuni atleti russi al’ultima edizione dei Giochi Olimpici di Rio de Janeiro con l’accusa di utilizzo di sostanze dopanti. Ma al centro dello scandalo ci sarebbe anche la federazione internazionale di ginnastica e in particolare il settore delle esenzioni terapeutiche.

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In tutti i casi qualcuno ora dovrà cominciare a fornire delle risposte in merito a questa determinata, ed annosa, questione, messa ancora una volta in evidenza grazie alla divulgazione di un certo tipo di documentazione, classificata come “confidential”, dagli hacker. Quegli stessi hacker che, secondo numerose fonti, sarebbero gli stessi che nei giorni scorsi avrebbero violato il sito della candidata democratica alla presidenza degli Stati Uniti d’America, Hillary Clinton.

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