Beatrice Vio, la rinascita della “fenice italiana”

Pubblicato il autore: Masi Vittorio Segui

bebe-vio-2-900x600                                                                              Beatrice Vio, fiorettista di 19 anni

IL TRIONFO A RIO DE JANERO
Più forte di qualsiasi malattia, capace di qualsiasi impresa. E’ questo il ritratto della giovane Beatrice Vio
, salita alla ribalta dopo l’oro alle Paralimpiadi nel fioretto. La giovane atleta azzurra, dopo un cammino costellato da una vittoria dietro l’altra, è riuscita in finale a battere per 15 a 7 la cinese Jingjing Zhou, atleta di ben 10 anni più grande di lei, ma soprattutto fra le favorite della manifestazione. A conti fatti, però, non si tratta di una sorpresa in assoluto, visto che la giovane “Bebe”, come la chiamano oramai tutti, dal 2011 è riuscita ad aggiudicarsi tutti i tornei più di prestigio nell’ambito schermistico, Europei e Mondiali inclusi.

LA VITTORIA SULLA MALATTIA
La vittoria più grande, che la giovane atleta azzurra è riuscita a portarsi a casa, però, è stata senza dubbio quella sulla malattia che nel 2008 le ha cambiato la vita. Proprio nel 2008, difatti, Beatrice, all’età di 11 anni, fu colpita da una grave forma di meningite, talmente aggressiva che costrinse i medici dell’ospedale di Padova ad amputarle sia gli avambracci sia le gambe sotto le ginocchia. Ardua scelta che ha permise fortunatamente alla ragazza di sopravvivere.
La meningite è un’infiammazione delle membrane protettive che coprono il cervello e il midollo spinale. Le cause possono avere origine batterica o virale, ma la malattia può essere causata anche da funghi e parassiti. Nelle sue forme più gravi la meningite può provocare la morte. I primi sintomi sono molto simili a quelli dell’influenza: mal di testa, febbre, nausea e inappetenza, a cui poi si aggiungono confusione mentale e ipersensibilità alla luce e ai rumori. Il meningococco di tipo C è uno dei cinque tipi che provocano meningite e altre malattie, e insieme al tipo B è il più diffuso in Italia e in Europa. Quella che colpì Vio fu inoltre una forma rapida e acuta: dopo pochi giorni dalla manifestazione dei sintomi si trovò già in serio pericolo di vita. Beatrice, quindi, rimase in ospedale per più di 100 giorni, passati fra il reparto di terapia intensiva e quello di chirurgia plastica. Infatti, la meningite causò alla giovane atleta azzurra diverse cicatrici, ancora presenti su varie parti del corpo. Ma Beatrice era oramai fuori pericolo di vita.

LA RINASCITA DELLA “FENICE ITALIANA”
Dopo essere stata dimessa, Vio tornò a frequentare la scuola, ed iniziò la riabilitazione presso il Centro Protesi dell’Inail di Budrio. Il suo sogno era quello di poter tornare a praticare la scherma, sport a cui si era avvicinata già dall’età di 5 anni. E Beatrice, come ben sappiamo tutti, ci è riuscita e alla grande, diventando la prima schermitrice disabile al mondo a disputare gare ufficiali con quattro protesi, due alle braccia e due alle gambe. Proprio queste protesi vennero sviluppate e realizzate dal Centro Protesi sempre i Budrio, sotto la supervisione del Comitato Italiano Paralimpico. Con il loro utilizzo “Bebe”, divenne anche la prima atleta in tutta Europa ad avere un braccio armato mediante protesi. Ma a fare di Vio l’atleta che è oggi è stata senz’altro la forza di volontà, che le ha dato la forza di allenarsi giorno dopo giorno, anche con alcuni dei più noti allenatori di scherma mondiali, come il polacco Ryszard Zub e l’italiano Fabio Giovannini. Del resto lei stessa, nel 2013, dichiarò che era convinta che sarebbe riuscita a tornare a praticare la scherma: “Ho sempre saputo che avrei potuto ricominciare a fare scherma. Quando l’ho chiesto ai medici mi hanno, diciamo, sputato in un occhio. Quando l’ho chiesto a quelli delle protesi, si sono messi a ridere. Però io fin da subito ho capito che sarei riuscita a ritornare“. Come già detto, tutti noi ben sappiamo come sia andata a finire oggi.

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