Biles e il doping: “Ho assunto sostanze per curare l’ADHD”

Pubblicato il autore: Matteo Rosagni Segui

In un clima che ricorda la guerra fredda, hacker russi saccheggiano i database della WADA e gli atleti americani si difendono dalla accuse. Simone Biles rivela di essere affetta da ADHD e di aver assunto sostanze vietate per curarsi da tale sindrome

Simone Biles, 4 volte oro nella Ginnastica Artistica a Rio 2016

Simone Biles, 4 volte oro nella ginnastica artistica a Rio 2016

E’ notizia assai recente l’intrusione di alcuni hacker nei server della WADA (Word Anti-Doping Agency, l’agenzia anti-doping mondiale), attraverso la quale sarebbero venuti in possesso di documenti riservati che attesterebbero l’utilizzo di sostanze illecite da parte di decine di atleti americani, durante le appena concluse Olimpiadi di Rio de Janeiro. Gli atleti a stelle e strisce, stando a quanto dichiarato dagli hacker probabilmente di nazionalità russa, sarebbero risultati positivi ai controlli anti-doping, sia prima che durante i giochi olimpici, ma nessuna di queste positività era stata denunciata perché ciascun illecito era giustificato da vari certificati medici. In sostanza, secondo il gruppo di cyber pirati, gli atleti americani avrebbero ricevuto licenze ufficiali per doparsi. La reazione dell’USADA (United States Anti-Doping Agency), l’agenzia contro il doping degli stati uniti, non si è fatta attendere e gli hacker che hanno agito all’ombra degli Urali sono stati subito definiti “spregevoli e codardi“. Questa la cronaca di quanto successo in linea generale, con tragicomici echi di guerra fredda, mai davvero sopiti nonostante i molti anni trascorsi dal termine del conflitto che contrappose blocco atlantico e blocco sovietico.

Una delle atlete che secondo gli hacker avrebbe assunto le sostanze dopanti è Simone Biles, la diciannovenne di Columbus, che in Brasile ha collezionato la bellezza di 4 medaglie d’oro nella ginnastica artistica.

Simone Biles a Rio 2016 (Fernando Frazão/Agência Brasil)

Simone Biles a Rio 2016 (Fernando Frazão/Agência Brasil)

Ieri un colpo di scena: attraverso un post pubblicato sul suo profilo Twitter ufficiale, la Biles ha dichiarato di aver assunto tali molecole in quanto affetta fin da bambina da ADHD:

Sono affetta da ADHD ed assumo medicine per questa patologia fin da quando sono bambina. Vi prego di sapere che io credo nello sport pulito, ho sempre seguito le regole e continuerò a fare così perché il fair play è fondamentale per lo sport e molto importante per me.

Una sorta di ammissione, da parte di Simone, dell’utilizzo di sostanze illecite nello sport, ma con tutte le, lecite, motivazioni del caso.

Ma cos’è l’ADHD? E’ la sigla inglese per Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder, sindrome da deficit di attenzione e iperattività, ossia, da Wikipedia, “un disturbo dello sviluppo neurologico caratterizzato da alterazioni della crescita e dello sviluppo del cervello o del sistema nervoso. Tale disturbo è caratterizzato da inattenzione, impulsività e iperattività motoria che rende difficoltoso e in alcuni casi impedisce il normale sviluppo, l’integrazione e l’adattamento sociale di bambini, adolescenti ed adulti”. In effetti, la sostanza per la quale Simone Biles è stata incriminata dagli hacker, come riporta anche la Repubblica, è il metilfenidato, molecola utilizzata proprio nella cura dell’ADHD.

La struttura chimica del metilfenidato, la sostanza assunta da Simone Biles

La struttura chimica del metilfenidato, la sostanza assunta da Simone Biles

Il metilfenidato, in vendita come tale generico o sotto numerosi nomi commerciali, è uno psicostimolante simile alle amfetamine, ma con una potenza assai inferiore rispetto a quella di quest’ultime. Come detto, trova larga applicazione nella cura dell’ADHD, in bambini di età superiore ai 6 anni e negli adulti. Tra i suoi numerosi effetti, quello grazie al quale viene impiegato nel controllo di tale sindrome è l’essere un calmante che aiuta a ridurre i comportamenti impulsivi caratterizzanti i soggetti affetti. Altri impieghi sono noti in medicina, ma non solo: il metilfenidato è diventato negli ultimi anni una vera e propria droga d’abuso a causa della sua capacità di migliorare esponenzialmente le capacità di concentrazione di chi lo assume. Sono ormai da tempo noti alla cronaca, i numerosi rinvenimenti di confezioni di tale farmaco nei campus universitari e l’ammissione di molti studenti e studentesse di avere usato questa molecola con lo scopo di migliorare le proprie performance accademiche. Tanto che alcuni studiosi di bioetica hanno anche ipotizzato l’introduzione del reato di “doping cerebrale“, per contrastare questo fenomeno sempre più in crescita.

Nel frattempo comunque, il metilfenidato è inserito nella lista delle sostanze dopanti vietate agli atleti agonisti di tutto il mondo e per questo Simone Biles è ora finita sotto le luci dei riflettori accesi dagli hacker che si sono introdotti nel database dell’agenzia mondiale anti-doping. Certo è però che il metilfenidato non è scevro, come qualsiasi altro farmaco, di effetti collaterali, anche gravi e non esattamente “dopanti”, come la depressione. Questo riaprirebbe anche un’altra, spinosa, questione, ossia quali sostanze siano da considerarsi doping sportivo a tutti gli effetti, come, ad esempio, può essere l’EPO (che scandali su scandali creò negli anni ’90 sopratutto nel ciclismo) e quali invece andrebbero regolamentate in maniera differente. Comunque, l’ammissione di Simone Biles di fare uso di medicine per curare l’ADHD, conferma che quanto gli hacker sostengono di aver saccheggiato sia vero, ma allo stesso tempo pone in una posizione di assoluta tranquillità gli atleti americani, liberissimi – e ci mancherebbe – di assumere sostanze formalmente vietate per curare patologie di cui sono affetti. La bolla di copertura mediatica di tali utilizzi è ormai comunque scoppiata e quindi attendiamoci ulteriori, magari clamorosi, sviluppi.

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