Doping, Simone Biles e le sorelle Williams accusate

Pubblicato il autore: Francesco Sbordone Segui
Simone Biles a Rio 2016 (Fernando Frazão/Agência Brasil)

Simone Biles a Rio 2016 (Fernando Frazão/Agência Brasil)

Dopo 4 ori e un bronzo a Rio 2016, Simon Biles non ci sta alle accuse di doping e attacca tutti: “Credo nello sport pulito, ho sempre seguito le regole e continuerò a fare così“.
Nei giorni scorsi, degli hacker russi hanno attaccato il sito Wada, l’agenzia mondiale antidoping e si era parlata di una presunta positività della ginnasta statunitense. La giovane ha subito difesa la sua posizione: “Il fair play è fondamentale nello sport ed è molto importante per me», ha dichiarato attraverso Twitter, che ha motivato l’assunzione di sostanze illecite giustificate da certificati medici a causa della sindrome da deficit di attenzione/iperattività di cui soffre “fin da quando ero una ragazzina – ha concluso Biles -. Prendere medicine non è un qualcosa di cui vergognarsi o che abbia paura a rivelare alla gente”.
Accusata di doping anche Venus Williams, la sorella maggiore del duo Serena-Venus. “Mi dispiace apprendere che i miei dati medici privati siano stati compromessi da hacker e pubblicati senza il mio permesso. Ho seguito le regole stabilite nel programma antidoping del tennis per ottenere l’esenzione a uso terapeutico la cui approvazione avviene dopo un procedimento rigoroso, al quale ho aderito, in presenza di condizioni mediche serie. Sono una delle più convinte sostenitrici dell’integrità nelle competizioni sportive e ho seguito alla lettera le linee guida della Wada, dell’Usada, della Itf e del programma antidoping del tennis“.
Le sostanze a cui fanno riferimento le due atlete, non sono illegali. Infatti, per le leggi dello sport non si tratta di vero e proprio doping, perché i quattro verdetti di positività della Biles sono annullati dalla cosiddetta “esenzione terapeutica” concessa dalla federazione internazionale, ovvero medicinali presi per i problemi di attenzione e di iperattività di cui soffre proprio la ginnasta a stelle e strisce. Ma per gli hacker i documenti nascondono “licenze di doping” autorizzate dalla Wada.
Anche la WADA (World AntiDoping Agency), l’agenzia mondiale anti-doping ha confermato “l’attacco di un gruppo di spionaggio cibernetico russo che risponde al nome di Tsar Team conosciuto come Fancy Bear“.
Proprio il gruppo Fancy Bear aveva palesato irregolarità da parte della Biles e della Williams: “Vi stiamo per dire come sono state vinte le medaglie olimpiche, siamo sconvolti nel vedere cosa abbiamo trovato nei database – scrivono in un comunicato – partiremo dal team americano e dai loro metodi sporchi”. Per gli hacker russi ci sono dozzine di atleti a stelle e strisce che avrebbero fatto uso di doping, ma alcuni di loro avrebbero fatto ricorso a certificati medici per giustificare valori anomali e vietati dalla Wada. Tra i tanti nomi spicca quello della Biles, che nell’agosto scorso sarebbe risultata positiva al metilfenidato, uno psicostimolante, rinvenuto nel suo campione; la Biles avrebbe assunto anche anfetamine per un certo periodo. Nella rete dei sospetti anche la cestista Elena Delle Donne e le sorelle del tennis, Serena e Venus Williams. Serena, che ha appena ceduto lo scettro di numero 1 del ranking, «sta assumendo ossicodone e idromorfone, prednisone, prednisolone e metilprednisolone».
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