Giochi Paralimpici: alcuni cenni storici

Pubblicato il autore: Daniele Caroleo Segui

giochi paralimpici

Quella che ha preso il via ieri, a Rio de Janeiro, è la quindicesima edizione dei Giochi Paralimpici. Essi sono stati abbinati sistematicamente alle Olimpiadi dal 2001, precisamente il 19 giugno di quell’anno, giorno in cui il Comitato Olimpico Internazionale ed il Comitato Paralimpico Internazionale siglarono un accordo con il quale veniva sancito e garantito che la città candidata, e successivamente designata, ad ospitare le Olimpiadi dovesse organizzare anche i Giochi Paralimpici.

I Giochi Paralimpici, in Italia chiamati anche Paraolimpiadi, che poi è stato il termine utilizzato nel nostro paese fino al 2004, si tennero per la prima volta proprio a Roma nel 1960.

L’idea originale, però, appartiene al medico tedesco Ludwig Guttman, un neurologo trasferitosi in Gran Bretagna che, nel 1948, decise di organizzare una competizione sportiva per i veterani e i reduci della seconda guerra mondiale con danni alla colonna vertebrale. Guttman si occupava, allo Stoke Mandeville Hospital, in Inghilterra, proprio di lesioni spinali e, in occasione dei Giochi Olimpici di Londra, tenutesi per l’appunto nel 1948, organizzò una gara sportiva per atleti in carrozzina. Precisamente la competizione fu quella del tiro con l’arco.

Quella del 1948 è, quindi, la prima edizione degli “Stoke Mandeville Games”, ai quali partecipano ben 16 atleti. Un’iniziativa che solo quattro anni più tardi, nel 1952, assume anche un carattere internazionale, grazie alla partecipazione di alcuni atleti provenienti dall’Olanda.

Per Guttman lo sport era la medicina migliore per poter alleviare le ferite ed il dolore di quei reduci. Un elemento indispensabile ed importantissimo per la riabilitazione dei suoi pazienti. “Lo scopo dello sport per disabili, esattamente come accadde per i normodotati, è lo sviluppo delle facoltà mentali, della disciplina e della fiducia in se stessi. Sogno il giorno in cui i Giochi di Stoke Mandeville diventeranno un evento davvero internazionale e la fama mondiale delle donne e degli uomini con disabilità sarà pari a quella degli atleti olimpici” dichiarò qualche anno più tardi lo stesso Guttman in merito alla sua idea lungimirante.

Dieci anni dopo quella prima competizione sportiva, nel 1958, il medico italiano Antonio Maglio, direttore del centro paraplegici dell’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, contattò  Guttmann e gli propose di far disputare l’edizione del 1960 di questi giochi a Roma, per altro sede, nello stesso anno, dell’edizione numero diciassette dei Giochi Olimpici. Quella fu, dunque, la decima edizione dei “Giochi internazionali per paraplegici”, ovvero la nona edizione internazionale dei “Giochi di Stoke Mandeville”,  che, successivamente, nel 1984, vennero ufficialmente riconosciuti come la prima edizione dei “Giochi Paralimpiadi Estivi”, quando il CIO approvò definitivamente la denominazione “Giochi Paralimpiadi“.

Quella prima edizione venne organizzata dall’INAIL e dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano e si svolse una settimana dopo la conclusione dei Giochi Olimpici di Roma. La cerimonia di apertura del 18 settembre venne organizzata presso lo Stadio dell’Acqua Acetosa alla presenza dall’allora Ministro della Sanità italiano Camillo Giardina. Le gare sportive, alle quali parteciparono ben 23 nazioni, si disputarono dal 19 al 24 settembre. La cerimonia di chiusura si tenne il 25 settembre presso il Palazzetto dello Sport del Villaggio Olimpico, alla presenza di Ludwig Guttmann, che in quei giorni colse l’occasione per prendere contatto con la delegazione olimpica giapponese affinché anche l’edizione dei Giochi Olimpici del 1964, che si sarebbero dovuti tenere a Tokio, venisse affiancata dai “Giochi internazionali per paraplegici”. Grazie a quelli che poi sarebbero stati riconosciuti come i secondi “Giochi Paralimpiadi Estivi”, organizzati, anche in questo caso, una settimana dopo la chiusura dei Giochi Olimpici di Tokio, Guttman ebbe anche la possibilità di dare il via ad una collaborazione con alcuni importanti specialisti giapponesi nel campo della riabilitazione.

Dopo queste due prime edizioni ci si sarebbe aspettato che anche i Giochi Olimpici del 1968, a Città del Messico, sarebbero stati affiancati da questa manifestazione sportiva. Ma ciò non avvenne a causa del mancato sostegno da parte del governo messicano. Subentrò quindi Israele che si offrì di organizzare l’edizione del 1968 inserendo l’evento nelle celebrazioni per il ventesimo anno dalla nascita del proprio stato.

Successivamente i giochi di Stoke Mandeville vennero ospitati nuovamente dalla nazione organizzatrice dei Giochi Olimpici anche nel 1972 in Germania e nel 1976 in Canada. Sempre nel 1976 vennero anche organizzate le prime Paralimpiadi Invernali, in Svezia.

Nell’edizione dei Giochi Olimpici in Unione Sovietica, nel 1980, i Giochi Paralimpici si tennero in Olanda, mentre nell’edizione successiva, quella di Los Angeles del 1984, le Paralimpiadi vennero organizzate in due sedi diverse: a New York, negli Stati Uniti, e a Stoke Mandville.

Dall’edizione del 1988, quella di Seul, i Giochi Paralimpici estivi riprendono il loro naturale affiancamento con i Giochi Olimpici veri e propri e vengono quindi organizzati nel paese che ospita le Olimpiadi.

Il logo dell’IPC (Comitato Paralimpico Internazionale), dal 1994 al 2004 era costituito da tre “taegeuk“, parola coreana relativa, sostanzialmente, alla realtà fondamentale dalla quale tutti gli esseri e gli oggetti vengono generati, coi tre colori più utilizzati nelle bandiere delle varie nazioni nel mondo, cioè il rosso, il blu ed il verde, per simboleggiare i tre aspetti più significativi dell’essere umano: mente, corpo e spirito. Nel corso del meeting del Comitato Esecutivo dell’aprile 2003, tenutosi ad Atene, è stato scelto un nuovo logo paralimpico, costituito da tre “agitos” (dal latino agito ovvero “io mi muovo“), anche questi in blu, rosso e verde come nel precedente, per enfatizzare il ruolo del Comitato Paralimpico Internazionale e degli stessi Giochi Paralimpici come dei veri e propri fulcri e raggruppatori degli atleti di tutto il mondo.

Ora i Giochi paralimpici, dopo le numerose e notevoli evoluzioni nel corso degli anni, che gli hanno permesso di aggiungere tantissime attività agonistiche e di far partecipare migliaia di atleti provenienti da ogni parte del globo terrestre, sono il secondo evento sportivo più grande di tutto il mondo, realizzando, di fatto, il sogno del dottor Guttman.

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