Hacker violano sito Wada e denunciano: “Atleti Usa dopati alle Olimpiadi di Rio”

Pubblicato il autore: Gioacchino Moncado Segui
Simone-BilesL’accusa è di quelle pesantissime che rischia di sollevare un grosso polverone nel mondo dello sport internazionale. Diversi campioni americani, tra i quali alcuni medagliati alle ultime Olimpiadi di Rio de Janiero, avrebbero giustificato con certificati medici valori anomali di esami antidoping alla vigilia e durante i Giochi Olimpici.
A “scoprire” i documenti incriminati sono stati alcuni hacker informatici, probabilmente russi, che sono riusciti a violare i server del sito dell’Agenzia Antidoping mondiale, la Wada. A sostegno della loro tesi gli hacker hanno postato anche diversi documenti prelevati nell’area “Confidential” della Wada dove si fa riferimento all’assunzione di sostanze proibite da parte di diversi atleti americani “giustificati” dagli atleti stessi con certificati medici. In pratica si potrebbe trattare di casi di utilizzo di sostanze vietate “mascherato” per fini terapeutici.

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I nomi

Quelli fatti dagli hacker sono nomi pesanti, pensatissimi. A finire al centro delle accuse dei pirati informatici vi è la campionessa di ginnastica artistica Simon Biles, quattro medaglie d’oro a Rio, le sorelle Venus e Serena Williams, e la star del basket americano Elena Delle Donne.
Secondo quanto sostenuto dagli hacker ( che hanno anche postato dei documenti “ufficiali” prelevati proprio dal sito della Wada) la Biles nel mese di agosto sarebbe risultata positiva al Metilfenidato, uno psicostimolante. La stessa avrebbe assunto dal 2013 anfentamine.
Elena Delle Donne invece avrebbe assunto anfetamine e dal 2014 anche idrocortisone, che rientra tra le sostanze dopanti. Per quanto riguarda le sorelle Williams, invece, le sostanze utilizzate sono ben più numerose. Serena avrebbe assunto ossicodone e idromorfone ( oppioidi), prednisone, prednisolone, e metilprednisolone. Sua sorella Venus  invece avrebbe assunto prednisone, prednisolone, triamcinolone e formoterolo.

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La questione dei certificati medici prodotti dagli sportivi per “spiegare”alcuni valori all’antidoping è controversa e poco chiara . A volte i certificati sono stati accettati, altre volte no portando in questo secondo caso a condanne e sospensioni dall’attività agonistica. La verità è che spesso un certificato medico che spiega la necessità dell’uso di determinate sostanze è stato usato per nascondere l’uso di sostanze dopanti. Il caso più eclatante in questo senso si è verificato qualche mese fa ed ha avuto come protagonista la russa Maria Sharapova, fermata per uso di Meldonium.

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