Il documentario di Al Jazeera del 2013, inizio paraolimpiadi

Pubblicato il autore: fabia Segui

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Verso la fine del mese di agosto 2016 è tornata a girare online una scena di un documentario di Al Jazeera del 2013. Il documentario mostra la preparazione di tre giovani atleti iraniani di lotta libera in vista dei Mondiali di Lotta tenuti a Budapest, in Ungheria, nel settembre di quell’anno. Nella scena che sta girando online, pubblicata dall’account Facebook Al Jazeera Witness, si vede un allenatore spiegare a un giovane lottatore – Peyman Yarahmadi – che dovrà fingere un infortunio per non combattere contro un avversario israeliano nella fase finale del torneo. Questo dato è sicuramente sconcertante, ma ciò che lo rende tale è che per tutta la scena l’allenatore tiene una busta del ghiaccio sul polso destro del ragazzo, così da rendere più credibile la bugia dell’infortunio.

Fra le altre cose, l’allenatore spiega, terrorizzando un po’ il ragazzo (Yarahmadi) che nel caso decida di lottare il suo nome sarà “cancellato per sempre” da quello della squadra. Ovviamente il ragazzo piange ma apparentemente accetta la decisione dell’allenatore. Probabilmente non dovremmo stupirci dato che sin dalla Rivoluzione khomeinista del 1979, l’Iran non riconosce l’esistenza di Israele: non è raro che i suoi atleti rifiutino di combattere contro avversari israeliani in competizioni internazionali.

Detto questo, risulta poco chiaro il perché e come mai il video sia tornato a circolare a tre anni di distanza dalla sua pubblicazione. Forse c’entra uno degli episodi extra-sportivi di cui più si è parlato durante le Olimpiadi appena concluse? Sarà forse la decisione del judoka egiziano Islam el Shehaby di non stringere la mano al suo avversario israeliano Or Sasson dopo aver perso l’incontro degli ottavi di finale della categoria sopra i 100 chili?

Sembra che  Il Comitato Olimpico Internazionale ha condannato l’atteggiamento di El Shehaby, ma la federazione egiziana di judo non sembra averlo squalificato o multato.

Yarahmadi, che oggi ha 22 anni, ha proseguito poi con successo la sua carriera: come ha ricostruito il sito israeliano Israellycool, infatti nel 2015 ha vinto i Campionati Asiatici nella categoria sotto ai 74 chili, anche se quest’anno non ha partecipato alle Olimpiadi, non è chiaro per quale motivo.

Ricordiamo Or Sasson, il judoka israeliano che dopo aver neutralizzato e vinto l’incontro, si avvicina con la mano tesa, dopo aver fatto il tradizionale inchino, al suo avversario egiziano Islam El-Shehaby, per salutarlo. Tuttavia questo gesto non è apprezzato, anzi, l’atleta è pesantemente fischiato dal pubblico. Allo stesso tempo l’egiziano arretra in una sorta di balletto e scuotendo la testa, rifiuta di stringergli la mano.

I due se ne vanno, impassibili, ognuno nel suo angolo. Pochi secondi prima Sasson, 25 anni, aveva appena eliminato el-Shehaby

Ci auguriamo che durante le Olimpiadi paraolimpiche che hanno  inizio oggi, non si verifichino nessuno degli atteggiamenti di rivalità e razzismo che ci sono stati in precedenza, lo sport è al di fuori dalle questioni politiche o raziali ed è un peccato che siano sempre gli atleti a risentirne.

Voglio ricordare che oggi L’Italia, dopo le due medaglie d’argento di Federico Morlacchi e Francesco Bettella, punta a scalare ulteriori posizioni nel medagliere paralimpico puntando le sue fiches su Martina Caironi, nel salto in lungo, vice campionessa europea e mondiale in carica, Michele Ferrarin, campione del mondo del pentathlon che si cimenterà anche nel triathlon e sulla voglia di riscatto di Cecilia Camellin che tornerà in vasca nei  400 metri stile libero della classe S11.

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