Paralimpiadi, il gesto estremo di Marieke Vervoort: “Dopo Rio penserò all’eutanasia”

Pubblicato il autore: Damir Cesarec Segui

marieke vervvort
Il suo ultimo desiderio è quello di partecipare alle Paralimpiadi di Rio de Janeiro. In Brasile chiuderà la sua carriera per poi pensare di porre fine alla sua esistenza ricorrendo all’eutanasiaMarieke Vervoort, medaglia d’oro a Londra nei 200 m su sedia a rotelle, è pronta al gesto estremo per porre fine alle sofferenze che la stanno affliggendo ormai da tempo: affetta da 20 anni da una grave malattia neurodegenerativa che l’ha costretta su una sedia a rotelle dal 2008, la 37enne atleta belga ha raccontato la sua storia al quotidiano “L’Avenir”.

Marieke ha spiegato come la sua malattia abbia subito un forte peggioramento che la costringe a una vita di grande dolore e sofferenza. Il male incurabile le provoca tra l’altro dolori insopportabili, tanto da tenerla spesso sveglia per tutta la notte. A causa del pochissimo riposo, Marieke soffre di svenimenti frequenti e perciò deve essere continuamente monitorata e soccorsa.
“La mia carriera finirà con Rio – ha annunciato –. Dopo le Paralimpiadi vedrò quello che la vita avrà ancora in serbo per me e cercherò di godermela a pieno, ma in tutta onestà sto cominciando a pensare all’eutanasia. Nonostante la mia malattia, sono stata in grado di fare esperienze che altre persone possono solamente sognare”.

Eppure, vedendola gareggiare sembra un’altra persona. Purtroppo però l’impegno e la grinta nascondono una realtà maledettamente crudele.
“Tutti mi vedono felice e sorridente con le mie medaglie, ma non conoscono l’altro mio lato. Ci sono giorni in cui provo dolori lancinanti e riesco a dormire soltanto per dieci minuti. Ma alla fine riesco comunque a vincere la medaglia d’oro. Il segreto è tutto qui, nella testa: quando salgo sulla carrozzina e mi preparo a gareggiare tutte le mie ansie, timori, paure e dolori sembrano scomparire”.

In Belgio l’eutanasia è legale, a patto però che sia approvata da almeno tre medici. Ma anche in caso del gesto estremo, Marieke vuole che quello venga ricordato come un giorno speciale.
“Non voglio che il mio funerale sia tenuto in chiesa – ha concluso –. Voglio che tutti i presenti abbiano un bicchiere di champagne e facciano un brindisi per me: “Auguri, Marieke! Hai vissuto una bella vita. Ma ora sei in un posto migliore.'”

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