Rio 2016, inchiesta hacker russi sugli atleti americani: è doping?

Pubblicato il autore: Ilaria Forte Segui

La ginnasta Olimpica Simone Biles
Il fantasma del doping riecheggia sulle olimpiadi di Rio 2016. La notizia si scaglia come un urgano sugli atleti americani che avrebbero impropriamente utilizzato dei farmaci in sede Olimpica (con regolare certificato medico) che avrebbero sballato i valori degli atleti e li avrebbero fatti risultare positivi ai test antidoping. L’azione portata avanti da un gruppo di hacker russi che avrebbero violato la WADA (Agenzia mondiale antidoping) ha fornito una folta documentazione con tutti i nomi degli atleti che avrebbero utilizzato i farmaci durante i giochi della XXXI edizione.
“Vi riveleremo come vengono vinte le medaglie olimpiche. Abbiamo hackerato i database della Wada e siamo rimasti scioccati da quello che abbiamo trovato” scrivono gli hacker.
I documenti riservati ed estremamente personali riporterebbero come gli Atleti made in Usa fossero risultati positivi nel corso dei controlli ma mai divulgati in quanto giustificati dall’utilizzo terapeutico di medicinali considerati proibiti.
Gli atleti accusati di far uso di questi particolari farmaci sono di altissimo livello, ma su tutti spicca il nome di Simone Biles, pluripremiata ginnasta che nell’ultima edizione dei giochi ha vinto ben 4 medaglie d’oro.
L’atleta sarebbe accusata di far uso di metilfenidato, sostanza psicostimolante insieme ad un cospicuo uso di anfetamine.
La Biles sarebbe stata autorizzata all’uso di tali sostanze perchè affetta da  ADHD (sindrome da deficit di attenzione e iperattività).
La stessa Biles è inoltre intervenuta a tal proposito sul suo profilo Twitter
professandosi innocente in quanto affetta da un deficit di attenzione e soffermandosi anche su quanto creda fermamente in uno sport pulito e nell’importanza del fair-play.
La positività nei controlli è quindi regolare e l’atleta non sarà sottoposta a squalifiche.
Altri atleti finiti nel mirino degli hacker sono le sorelle Williams che però pur essendo in possesso di farmaci non sarebbe risultate neppure positive all’atidoping e la cestista Elena Delle Donne. Le stelle statunitensi però possono dormire sonni tranquilli in quanto secondo il regolamento non ci troviamo davanti a nessun comportamento illecito in quanto tutti gli atleti erano in possesso del Therapy Use Exemption (che giustifica i fermaci in campo di gara) e che la WADA ne era a conoscenza.
Più che una guerra per portar in alto i sani principi dello sport questa sembrerebbe più essere una lotta tra gli Stati Uniti e Russia.
La Russia infatti alla vigilia dei giochi, ricordiamo che fu al centro di un grosso scandalo che quasi precluse la partecipazione della stessa alle Olimpiadi a causa proprio del doping.
A pagarne le conseguenze fu sopratutto l’Atletica Leggera Russa che fu esclusa da Rio 2016.
Altro illustre precedente di certificazioni per i farmaci fu proprio il caso di una Russa Maria Sharapova che per l’assunzione del farmaco Meldonium gli costò una lunga squalifica in quanto considerato non a scopo terapeutico ma per nascondere sostanze dopanti e non farla risultare positiva davanti ai controlli.
Il team di hacker che ha scovato i dossier inerenti alle Olimpiadi di Rio 2016 è lo stesso che ha manomesso il sistema informatico di Hilary Clinton pubblicando mail e file inerenti alla sua campagna per sua la candidatura alla casa bianca.
Ci troviamo dunque di fronte al preludio di una nuova (metaforica) guerra fredda? Forse l’astio tra gli Stati Uniti e la Russia infondo non si è mai consumato.

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