Roma 2024: il pasticciaccio olimpico e le buone maniere di Malagò

Pubblicato il autore: Mario Tommasini Segui

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Virginia Raggi dice no a Roma 2024 non riuscendo ad evitare una sgradevole figuraccia

Il parere negativo del comune di Roma in merito alle olimpiadi 2024 era largamente annunciato e quantomeno legittimo, in virtù della carica istituzionale e del parere del movimento 5 stelle e dei suoi sostenitori. Quello che invece è sgradevole e quantomeno inatteso è la posizione assunta contro le istituzioni stesse, in questo caso sportive.

Il pasticciaccio brutto

Ieri si sarebbe dovuto tenere l’incontro finale tra le parti, il comune e il comitato promotore di Roma 2024, prima della conferenza stampa nella quale il sindaco Virginia Raggi avrebbe espresso il suo parere di merito. L’incontro fissato per le 15, la conferenza per le 15 e30.
Con tempi così stretti anche un semplice giro di tavolo e presentazioni nelle discussioni spesso finisce in un nulla di fatto. Era quindi palese che non sarebbe stato un colloquio ma un diktat, o qualcosa del genere, da diffondere urbi et orbi in diretta video.
Ebbene il sindaco ha tardato e non poco. La delegazione presieduta dal presidente del CONI, Giovanni Malagò, ha atteso quasi 40 minuti prima di andare via.
Successivamente è arrivato il no alle olimpiadi e le motivazioni addotte.

Quando la forma fa rima con educazione

“E allora?” qualcuno potrebbe dire “Aveva già deciso e non aveva nessun obbligo di comunicarlo prima in separata sede”.
In verità la carica di sindaco, e in generale di tutte le istituzioni degne di questo nome, ha spesso degli oneri da rispettare e se anche questi non si ritengano da rispettare la normale educazione imponeva un comportamento diverso.
La convocazione di una riunione è un invito in casa e ritardare, senza peraltro avvertire, equivale a denigrare gli invitati.
Nel caso specifico si è offeso il CONI, il CIP (comitato parolimpico italiano) nella figura del presidente Pancallli e due ex atlete, Bianchedi e May.
Una figuraccia epocale e planetaria perché riportata dai mezzi di comunicazione internazionale.

Oltre al danno la beffa

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Non che non ci fossero dei dubbi sulla candidatura di Roma, con un dossier presentato a febbraio sul quale si avevano forti dubbi e sostenuto da due figure, Malagò e soprattutto Montezemolo, tristemente noti per le onerose e non proprio cristalline organizzazioni di eventi sportivi, Italia ’90 e mondiali di nuoto 1994 e 2009.
Nella spiegazione della Sindaco Raggi sono stati presi come esempio tali eventi per giustificare il no incondizionato all’evento olimpico senza in verità citare alcun punto del dossier e parlare astrattamente di incremento esponenziale dei costi e di affari per pochi padroni del mattone.
Comprensibili dubbi ma sarebbe come dire che l’Italia non riuscirà mai a superare lo stereotipo internazionale del mandolino, pizza e mafia.
Inoltre la fuga da liceale e le bugie, peraltro dalle gambe fortissime perché già scoperte oggi, a giustificare il ritardo hanno umiliato la figura ricoperta e palesato una mancanza di stile ed educazione insospettabili.
La cosa ironica è che i “rifiutati” hanno in questi mesi incontrato più volte il sindaco che ha “scajato” più volte in termini di visibilità e piccoli regali.
La Raggi contraria alle Olimpiadi ha accolto con gioia la delegazione olimpica di Rio 2016 (Malagò) e la paraolimpica successivamente (Pancalli) per sorridere in favore di camera, indossare la tuta della nazionale ed esaltare lo spirito che anima le imprese dei nostri atleti.
Oggi la Raggi, a margine della presentazione di euro 2020 di calcio (ndr Roma ospiterà 4 partite), ha incontrato Malagò, nel frattempo definito un coatto dal movimento 5 stelle, che ha dimostrato maturità ed ironia con un plateale baciamano.
La beffa è nel discorso della “signora” del Campidoglio nella quale si rimarca l’importanza e la bellezza di eventi sportivi per Roma e i romani. Lo sport e il calcio quali leve per l’integrazione e strumento per diffondere il rispetto.
Della serie, quando le promesse elettorali vanno oltre il personale pensiero, o no?

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