Roma 2024: lettera aperta a Virgina Raggi

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui
Oggi l'ufficialità: il Comune di Roma dice no alla candidatura di Roma 2024

Oggi l’ufficialità: il Comune di Roma dice no alla candidatura di Roma 2024

Egregia Sindachessa Raggi,
mi permetta anzitutto di chiamarla così perché sinceramente “sindaca” è alquanto cacofonico, ma non ci soffermiamo sulle formalità e andiamo al punto. Non sono nessuno per permettermi di scrivere queste righe, né tantomeno per fornirle consigli sulla sua attività amministrativa che si sa, fare il sindaco a Roma è più difficile che fare il Presidente del Consiglio, e non la invidio per niente. Premetto che qui non mi interessa parlare di politica nonostante il valore della scelta che ha compiuto oggi né dibattere su questo tipo di argomento, non essendo il mio campo.
Mi permetta tuttavia di muoverle qualche appunto su Roma 2024: immagino che siano stati e saranno in molti a tirarla per la giacchetta sulla candidatura olimpica, e non oso pensare alle pressioni che lei avrà subito da quando si è insediata al Campidoglio: avrà alzato gli occhi al cielo non so quanto volte a sentir parlare di Olimpiadi romane, considerando che i cahiers de doléances della città siano pieni di ogni genere di problema da tempo immemore. C’è stata poi – tra tutti – la lettera aperta dell’olimpionico di tiro al segno Campriani, che meglio di me le ha espresso la necessità della candidatura.

Mi prendo però la libertà di esprimere il pensiero di tutti coloro che amano lo sport sino a farne una ragione di vita, sia una pratica agonistica piuttosto che una gestione manageriale. Non si può crocifiggere chi dice che, vista la quantità dei problemi dell’urbe, un evento mondiale potrebbe non essere la priorità: capisco chi, costruttivamente, alza un sopracciglio quando si parla di ospitare un Olimpiade con i suoi costi per la popolazione. Però è anche vero che su questo argomento gli argini dei dubbi nel merito della candidatura non hanno retto e il populismo e la demagogia hanno esondato avvelenando il dibattito. Abbia pazienza, so che contro il suo partito sono sempre stati usati i termini populismo e demagogia come una clava per colpire ogni vostra proposta e idea, ma ritengo che sono stati l’ago della bilancia che hanno determinato la sua scelta di non candidare Roma per il 2024, assieme a calcoli politici di breve respiro.
E’ giusto, in una città come quella che amministra, dare priorità all’ordinario: le strade traforate, l’insicurezza e il degrado che si respirano da Termini sino a Centocelle, i trasporti disumani, un patrimonio culturale ed ambientale unico in tutto il pianeta a rischio, un debito da cui bisogna rientrare e che lega mani e piedi a qualsiasi tipo di investimento. Roma non richiede più opere da delirio di onnipotenza come autodromi da F1, megauditorium, monumenti equestri e via giganteggiando.

Ma le Olimpiadi sono, e devono essere un discorso a parte. In città brucia ancora il ricordo dei Mondiali di Nuoto con le strutture mai ultimate e gli spogliatoi degli atleti incompleti, ma pensavo sinceramente che tra quello, appalti truccati e mettiamoci pure Mafia Capitale le lezione fosse servita, e la sua elezione a sindachessa doveva dimostrarlo, perché il vostro programma di rottura esprimeva la volontà di non ripetere gli errori del passato, di introdurre nell’amministrazione della cosa pubblica ordine, trasparenza, merito contro corruzione e avidità degli amici degli amici.

L’occasione perduta di Roma 2024

Il suo staff ha citato, a volte non in maniera precisissima, esperienze negative di Giochi costati uno sproposito e che pesano anche sulle casse comunali: non entro nel merito, perché sarebbe facile poi contrapporre la rivoluzione urbanistica di Barcellona 1992, i cui effetti benefici si vedono ancora oggi. Ma non fare le Olimpiadi 2024 per paura di appalti gonfiati e appetiti di parte non è un modo per affermare implicitamente l’incapacità di fare piazza pulita, di sottrarsi ad un banco di prova importantissimo anche in vista di una possibile presenza futura del suo partito a Palazzo Chigi, per dimostrare che siete capaci non solo di gestire l’ordinario ma anche lo straordinario? Avreste potuto farci vedere come si affronta l’organizzazione di un grande evento in maniera trasparente, senza sprechi e valorizzando gli impianti esistenti: bastava parlarne in maniera chiara e diretta con il Coni, al di là del mandare in avanscoperta il vice sindaco. Il suo partito ha fatto della democrazia partecipata una bandiera: non si poteva fare allora un referendum per chiedere il parere ai romani, come ha fatto Amburgo, e avere così il sostengo della sua cittadinanza in caso del No?

Inoltre, come ha spiegato oggi Malagò, quelle del 2024 sarebbero stati i primi Giochi ad implementare l’Agenda 2020 voluta dal Cio per limitare le spese eccessive che erano giunte a livelli parossistici con Pechino 2008. La sua Giunta poteva lavorare con il Coni per individuare quanti più possibili impianti periferici da valorizzare, ma non solo: l’idea del Comitato promotore era quella di fare delle Olimpiadi diffuse che si sarebbero spinte sino a Cagliari (per gli sport velici) in modo da risultare meno impattanti per il territorio e valorizzare il resto del Paese.
Mi permetta inoltre di farle un esempio pratico sulla necessità di dare una spinta all’impiantistica sportiva in Italia: ha presente Elia Viviani? Ha vinto un oro nel ciclismo su pista a Rio 2016 ed è la punta di diamante di un movimento che sta crescendo ma lentamente per via della carenza di velodromi in Italia, la maggior parte concentrati al Nord. L’Inghilterra, dopo le batoste nelle Olimpiadi precedenti, ha sfruttato l’occasione di Londra 2012 per avviare un progetto di valorizzazione ed investimenti sullo sport e sugli impianti, con il risultato di occupare il secondo posto del medagliere di Rio. Evito di citarle i dati sull’attività sportiva in Italia: basterebbe farsi un giro tra le strutture e le scuole (l’educazione fisica viene trattata come una appestata nel nostro sistema educativo) della sua città.
Questo Paese non cresce perché non rischia, perché siamo talmente abituati al peggio, al malaffare, al tanto fanno tutti così e ultimamente al populismo spinto così che preferiamo coltivare il nostro orticello di mediocrità. Lei esprime una forza politica che invece si presentava come il punto di rottura dell’esistente come lo è stata la sua elezione al Campidoglio; aveva l’occasione, anche per orgoglio personale, di dimostrare all’Italia e agli altri partiti come si può e si deve gestire la cosa pubblica e portare a casa delle Olimpiadi ammirate da tutti non solo per il prestigio della città eterna ma per la sostenibilità che avrebbero espresso: e su questo lei avrebbe avuto voce in capitolo, ma ha deciso di passare alla Storia come colei che ha negato non solo a Roma ma all’Italia un modello di sviluppo economico e culturale diverso. Il futuro ci darà se si sia trattato di una scelta tutto sommato rispettabile.

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