Zanardi, un sogno chiamato auto da corsa. Roma 2024, perchè no?

Pubblicato il autore: Francesco Sbordone Segui

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Alex Zanardi all’età di 50 anni e dopo svariate medaglie olimpiche vinte, ha ancora un sogno nel cassetto, ritornare a guidare una monoposto da corsa. Zanardi ospite all’autodromo di Monza nel corso delle celebrazioni per il centenario del gruppo Bmw, ha parlato di se stesso, dei suoi sogni e della mancata candidatura di Roma alle Olimpiadi del 2024.
IL SOGNO – Era il 15 settembre del 2001 quando la vita di Zanardi cambiò. Dopo l’incidente del Lausitzring in cui perse le gambe, la sua passione si spostò dalle auto da corsa all’handbike. Determinazione e tenacia sono elementi che l’hanno sempre contraddistinto: “Sarebbe bello tornare a guidare una bella auto da corsa. La scorsa stagione la Bmw Italia mi offrì di partecipare alla 24 ore di Spa. Tutto nacque per scherzo quando Scotty Mayer  mi disse che sarebbe stato bello vedermi alla guida di una Z4. Da lì ad andare a Monaco per parlare di aspetti tecnici, il passo fu breve. Poi l’avventura a Spa con Bruno Spangler e Timo Glock. Il fatto di essere senza gambe sembrava potesse essere pericoloso sia per me che per gli altri. La Bmw Italia ha poi deciso che tecnicamente la cosa era possibile. E a un anno e mezzo di distanza sono diventato il primo atleta disabile nello sport a vincere una gara contro normodotati”. Non avere le gambe per Zanardi non è mai stato un limite o un alibi:“Ogni qualvolta che io andavo in macchina, che andassi bene o andassi male, tutti mi facevano i complimenti. E a me questa cosa dava fastidio, perché il fatto di non avere le gambe non doveva essere un alibi per andare più piano. Per me è sempre stata una sfida quella di cercare di capire se il problema era il mio fisico o la macchina. Una sfida che ho vinto. Se c’è una differenza tra il vento che ti arriva in faccia andando in bici e quello che ti arriva andando in auto? In realtà le sensazioni sono simili. Non cambia nulla, le emozioni che vivi le vivi in base a come prepari la gara”.
LA DISABILITA’ COME ESEMPIO – “Trovo profondamente ingiusto – aggiunge e sottolinea Zanardi – che un ragazzo che ha talento e da calci a un pallone diventi da un giorno all’altro un idolo del mondo dello sport, mentre uno che vive anni di sacrifici per una gara olimpica venga ricordato una volta ogni quattro anni. Da questo punto di vista la stampa deve crescere molto. Comprendere che ci sono persone che hanno bisogno di altre per sviluppare le proprie doti atletiche e non solo, deve essere alla base del vivere civile. Il mio passaggio alla disabilità ha dato luce a molti atleti che prima per la stampa non esistevano e che si sacrificano per realizzare un sogno. Mi ha fatto piacere leggere in questi giorni sulle pagine dei giornali tante storie diverse dalla mia. Questo è l’inizio di una svolta.”
ROMA 2024 – Per ogni sportivo italiano, il sogno è ospitare un Olimpiadi nel proprio paese e Zanardi ci aveva creduto molto alla possibilità di vedere i 5 cerchi e la fiamma olimpica nella capitale italiana:“Nella vita tante volte ho provato, mi sono detto: si può fare. Credo che ogni italiano avrebbe sognato che il proprio Paese potesse organizzare un’Olimpiade. Anche io ero fra questi, pur se avevo dubbi. Dire di no perché qualcuno potrebbe rubare è alzare bianca. Si doveva pensare che questa sarebbe stata una grande opportunità. Poteva essere l’occasione per trovare misure eccezionali per risolvere problemi che certamente a Roma sono grandi. Mi dispiace molto”.
Dopo aver vinto due ori e un argento alle Paralimpiadi di Rio alla veneranda età di 50 anni, la forza di Zanardi la si può racchiudere con una sua affermazione:“Io corro per soddisfare me stesso. Mi sono allenato perché mi piaceva, scalo montagne in bici perché lo adoro, la logica conseguenza è continuare”.

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