Chamsulvara Chamsulvarayev, il campione di lotta ucciso tra le fila dell’Isis

Pubblicato il autore: Daniele Caroleo Segui

Chamsulvarayev
Chamsulvara Chamsulvarayev è un ex lottatore azero, già campione europeo della sua specialità grazie all’importante affermazione a Vilnius nel 2009.
La sua è una storia piuttosto particolare, sopratutto per quanto riguarda il recente epilogo.
Chamsulvarayev nasce il 6 settembre del 1984 in un villaggio del Daghestan, repubblica della Federazione Russa, chiamato Sergokala. Cresce a Makhachkala, capitale del Daghestan che si affaccia sul Mar Caspio, e all’età di quindici anni decide di intraprendere l’attività sportiva della lotta libera. Tale disciplina è una pratica molto diffusa e popolare nel Caucaso, e Chamsulvarayev dimostra immediatamente di possedere delle grandi doti e di poter diventare un ottimo atleta e un interprete ideale di questo sport.
All’età di 20 anni decide di rinunciare alla cittadinanza russa e opta per quella dell’Azerbiagian. Il Comitato Olimpico azero, quindi, lo invita ad unirsi alla squadra nazionale di lotta e Chamsulvarayev accetta volentieri. Siamo nel 2007 e in quello stesso anno cominciano ad arrivare le prime soddisfazioni dal punto di vista agonistico. Conquista infatti ben due medaglie di bronzo: la prima ai Campionati Europei di Sofia e la seconda ai Campionati Mondiali di Baku. Entrambi gli allori vengono conquistati nella categoria dei 74 chili. L’anno successivo, nel 2008, vince poi un altro bronzo, questa volta ai Mondiali di Tampere. In quello stesso anno partecipa anche ai Giochi Olimpici di Pechino, venendo però eliminato agli ottavi di finale della competizione da Murad Gaidarov. Nel 2009, come già detto in precedenza, vince la medaglia d’oro ai campionati europei di Vilnius, in Lituania, e conquista inoltre la medaglia d’argento ai successivi mondiali di Herning, in Danimarca. Nel 2010, infine, arriva la sua ultima medaglia: il bronzo ai campionati europei di Baku, proprio in Azerbaigian.
E’ all’apice della sua carriera sportiva, uno dei migliori atleti in circolazione, ma ad un certo punto decide di interrompere tutto questo e di abbandonare per sempre la lotta libera ed il mondo delle sport.
Una scelta radicale, per certi versi improvvisa. Una scelta che non lascia spazio a particolari ripensamenti, visto che la decisione viene presa per poter andare a combattere in Medio Oriente, come foreign figheter, arruolandosi tra le fila dell’Isis.
E’ l’anno 2014 e Chamsulvarayev si stabilisce a Mosul, in Iraq, sposando definitivamente la causa del califfato. Il suo compito principale è quello di reclutare le cosiddette “spose della jihad“, cioè delle giovani ragazze che dovranno immolarsi come kamikaze in azioni terroristiche. Tra le giovani donne arruolate forzatamente dallo stesso Chamsulvarayev pare ci sia anche Diana Ramazanova, ragazza proveniente dagli stessi territori d’orgine dell’ex campione di lotta, che nel gennaio del 2015, ad appena 18 anni e per giunta incinta, si è fatta esplodere nei pressi di una stazione di polizia ad Istanbul, uccidendo anche un agente.
La sua attività tra le fila dell’Isis dura, però, appena due anni. Lo scorso 28 settembre, infatti, Chamsulvara Chamsulvarayev viene ucciso da un drone statunitense durante un attacco aereo a Mosul. La notizia viene confermata, abbastanza tardivamente, dall’agenzia Infobae e da Joanna Paraszczuk, del Centro Analitico Britannico IHS Jane’s. L’ex campione di lotta, al momento dell’attacco, si trovava all’interno di un automobile insieme ad altre cinque persone. Tra queste c’era anche Mukhammad Akhmedov (conosciuto ai più come Abu Zeid), predicatore dello stato islamico e principale obiettivo dell’attacco.

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