Intervista con il Presidente del Comitato Olimpico del Kosovo Sig. Besim Hasani

Pubblicato il autore: klodeta gjini Segui

Sig. Presidente salutando e ringraziando per il tempo messo a disposizione le chiedo cortesemente se potete raccontare quando avete messo le basi per lo sviluppo dello sport in Kosovo?

Nella Costituzione della Ex Repubblica Federativa Socialista della Jugoslavia (RFSJ) del 1974, Il Kosovo amministrativamente era legato a doppio filo con la Repubblica Serba e nello stesso tempo con l’organo della Presidenza della RFSJ. Dopo la morte di Tito è andato al potere, Milosevic il quale ha tentato di togliere il collegamento diretto che il Kosovo aveva con la presidenza della RFSJ, cosi la rappresentanza doveva passare tramite la Repubblica Serba.Il 29 marzo 1989 con l’intervento delle forze di polizia a Pristina che esercitavano pressione sui deputati e sostituendo essi con persone provenienti da polizia stessa, con inaudita violenza hanno cambiato la Costituzione del Kosovo. La realtà dei fatti era che il 92% della popolazione di nazionalità albanese si sono trasformati in cittadini di serie B.Per un lasso di tempo sono stati allontanati dagli uffici pubblici 140.000 impiegati albanesi. L’Università nello stesso momento ha chiuso le porte per gli studenti albanesi. La stessa situazione si è verificata anche nelle scuole superiori. Secondo la logica serba per noi albanesi l’istruzione elementare era abbastanza. Le uniche che potevamo avere l’accesso. La conseguenza di questa politica significava per noi della nazionalità albanese di non poter esercitarsi nello sport o promuovere l’arte e la cultura, non c’era bisogno. Vigeva il divieto di avvicinarsi a queste strutture sociali. Trovandosi in una situazione del genere avevamo solo un alternativa: la formazione delle nostre istituzioni tramite auto organizzazione.L’elezione del Dr. Ibrahim Rrugova Presidente del Kosovo ha segnato per noi un punto di riferimento dalla quale potevamo avere delle indicazioni e ci aiutava a trovare le soluzioni più adatte. Si è deciso di continuare con l’educazione scolastica di grado superiore e con le Università in case trasformate in istituzioni scolastici. I cittadini albanesi mettevano a disposizione le loro case per continuare l’accesso alla cultura. La stessa metodologia è stata utilizzata anche per gli sport, l’arte e la cultura. I campi agricoli si sono trasformati in campi d’ allenamento o/e stadi e altri spazzi come cantine, sottotetti e giardini in ambienti dove praticare vari sport.E’ QUESTO IL MOMENTO DETERMINANTE PER LA CREAZIONE DELLE FEDERAZIONI SPORTIVE.  I LORO RAPPRESENTANTI HANNO FONDATO IL COMITATO OLIMPICO DEL KOSOVO PROPRIO IL 27 MAGGIO 1992.Tutti questi eventi succedevano in presenza delle forze serbe che ci intimorivano con la sospensione degli allenamenti, delle partite, con la confisca della base materiale, picchiandoci, incarcerandoci si arrivava perfino ad ucciderci.Noi in Kosovo organizzavamo tutti i Campionati nazionali dai quali uscivano i Campioni del Kosovo, come negli sport individuali anche in quelli collettivi.I Campioni nostrani non potevano gareggiare fuori dal Kosovo. Ogni anno con cadenza regolare abbiamo continuato ad organizzare i nostri Campionati e ad avere i nostri Campioni. Tutti eravamo felici che riuscivamo a realizzare questo.Con il passare del tempo però i nostri atleti sentivano il bisogno di misurarci con i loro concorrenti internazionali, ma questo non era è possibile, perché le Federazioni Internazionali non riconoscevano le Federazioni del Kosovo.Questa organizzazione parallela in istruzione, sport, culture e arte si è prolungato fino al 1999 quando la Nato ha bombardato l’arsenale militare serba non solo in Kosovo ma anche in Serbia. La conclusione come è finita la guerra lo sappiamo tutti. Gli serbi sono stati costretti a ritirarsi dal Kosovo.Dopo la guerra il nostro territorio era controllato dalla Missione delle Nazioni Unite per il Kosovo (UNMIK), che basandosi nella risoluzione del Consiglio di Sicurezza Nr. 1244, aveva il compito di creare le nuove istituzioni.In queste condizioni, noi albanesi, dopo 10 anni siamo riusciti di ritornare alle nostre Università, nelle nostre scuole medie di primo e secondo grado e per gli sportivi era arrivato il momento di rientrare nelle palestre e negli stadi. La riorganizzazione e la ripresa dei Campionati nazionali del Kosovo nelle strutture sportive poteva proclamare i nostri Campioni, che però di nuovo non potevano gareggiare o disputare i Campionati Europei o quelli Mondali, perché anche se non si era più sotto il controllo dei serbi noi non eravamo conosciuti come stato indipendente.In quel periodo il Comitato Olimpico del Kosovo ha cominciato di trattare in modo diretto con il CIO.

Quali sono state le strategie che avete utilizzato per la creazione di un network sportivo, ma anche alla creazione un dialogo a livello nazionale e internazionale, tenendo presente che eravate fuori dalle Istituzioni Internazionali?

Appoggiandosi nella Carta Olimpica siamo riusciti a costruire un strategia d’azione che aveva lo scopo principale il conoscimento del Comitato Olimpico del Kosovo dal CIO. Prima di avere l’adesione era d’obbligo una condizione tecnica che chiedeva il riconoscimento di cinque delle nostre Federazioni Nazionali dalle federazioni internazionali di appartenenza.Nel 2002, insieme con i rappresentanti della Federazione di Tennis da Tavolo del Kosovo (FTTK) abbiamo incontrato il Presidente del International Tennis Table Federation (ITTF) Il Sig. Sharara al quale abbiamo raccontato la nostra volontà di diventare membri con la nostra FTTK.La risposta ricevuta era: “Preparatevi per trovare altre quattro federazioni internazionali, che vi possono dare la possibilità di adesione, perché noi del ITTF riconosceremo la vostra Federazione (FTTK) al prossimo nostro  prossimo congresso, che avrà luogo a maggio del 2003. E’ cosi è stato.L’altro riconoscimento è stato nel 2004, quando International Handball Federation (IHF) ha permesso ai nostri club di handball di partecipare nel Campionato Europeo per le società, però non è stato lo stesso per la nostra nazionale.Il 17 febbraio 2008, il nostro parlamento ha fatto la dichiarazione dell’indipendenza. Gli stati democratici non solo dell’Europa, ma anche nel mondo hanno cominciato a riconoscere la Repubblica del Kosovo come stato indipendente.Dal 2008 al 2014 hanno avuto il riconoscimento dodici diverse federazioni dalle federazioni internazionali rispettive, sei delle quali con pieni diritti.Dopo molti incontri avuti in persona nelle veste del Presidente del Comitato Olimpico del Kosovo con i rappresentanti del CIO ad agosto del 2014, era il momento di incontrare i sig.ri Thomas Bach e Pere Miro. Durante l’incontro ho chiesto con fermezza una loro posizione rispetto il Kosovo, perché i nostri atleti potevano aspettare anche un po’, però esisteva il desiderio di partecipare ai Giochi Olimpici. Sorridendo il Presidente Bach ha risposto che troveremo una soluzione. Il primo settembre 2014 sono ritornato di nuovo a Losanna, dove mi hanno comunicato di preparare un materiale riferendosi all’applicazione per l’adesione. In uno delle due riunioni consecutive pianificate dal Board Esecutivo del CIO si doveva esaminare la possibilità di riconoscere il Comitato Olimpico del Kosovo ma ad una condizione: nessuno doveva sapere per le trattative. E’ cosi è accaduto. Il 22 ottobre 2014 ho ricevuto una telefonata. Dall’ altra parte del telefono era Il presidente del CIO dr. Thomas Bach in persona, il quale mi ha comunicato il riconoscimento temporale da parte del Board Esecutivo del CIO in modo unanime e che nella riunione successiva fissata   per il 8-10 novembre si doveva decidere il riconoscimento con pieni diritti. Sono scoppiato a piangere dalla felicità. Era la notizia che aspettavo dal 27 maggio del 1992. Un attesa di 22 anni. A malapena riuscii a ringraziare Thomas Bach.

Quali sono stati i fattori positivi sui quali vi siete appoggiati e come avete neutralizzato i fattori negativi?

Abbiamo lottato in modo continuo. Un lavoro che si è caratterizzato da una stretta collaborazione e coordinazione tra il Comitato Olimpico del Kosovo e le Federazioni internazionali. Abbiamo studiato in modo approfondito gli statuti delle federazioni internazionali. La comunicazione con loro è cominciato parlando dei pluricampioni del Kosovo ed il loro desiderio per gareggiare con i campioni degli altri stati. Una buona collaborazione ha distinto anche i nostri rapporti con il governo del Kosovo e soprattutto con i ministri dello sport.

Il Kosovo per la prima volta da stato indipendente a Rio 2016 ha mostrato un alto livello di rappresentazione. Il vostro pubblico segue molto lo sport. Come avete impostato il lavoro per il futuro?

La continuità nelle nostre organizzazioni sportive partendo dal 1991, anche se in condizioni improvvisate, ci ha dato la possibilità di avere la continuità lavorativa. Come conseguenza di questo eravamo preparati per gli incontri internazionali.Nei giochi olimpici di Rio 2016. il Kosovo ha sfilato con la sua bandiera davanti a cinque miliardi di persone. Questo ha aiutato a rafforzato la sua immagine. Il clou era la vincita della medaglia d’oro da parte di Majlinda Kelmendi nel judo femminile, categoria 52 kg. Con questa medaglia Il Kosovo è diventato il centesimo paese che vince una medaglia d’oro. La CNN ha commentato se una delle dieci cose che si ricorderanno di Rio 2016 sarà proprio la medaglia d’oro del Kosovo, vinto dalla Kelmendi.

Quali sono gli obiettivi a breve e a lungo termine?

Per i prossimi giochi olimpici pensiamo che ogni organizzazione sportiva (club, federazione e lo steso NOC) deve gestire la propria in modo strategico. Per arrivare questo obiettivo si deve lavorare attirando nuove leve ma anche aumentando le capacita del personale. Questo permetterà il secondo passaggio che è la stimolazione dei stakeholders nelle organizzazione sportive. Tutto questo chiede che ciascuno per se e tutti insieme dobbiamo lavorare per creare dei piani strategici.Personalmente credo, che la realizzazione di questo passaggio porterà ad un livello più alto tutto il sistema dello sport in Kosovo, favoreggiando la creazione della giusta atmosfera per l’identificazione e la scoperta dei talenti in tenera età, permettendo lo sviluppo della loro carriera eccellendo in gare internazionali e concluso essa dando loro la possibilità di eccellere nella vita.

Come pensate di riuscire ad intrecciare e cooperare tra gli sportivi dentro e fuori del Kosovo?

Gli atleti del Kosovo sono l’immagine del paese. Tramite loro il mondo ci valuta non solo come comportamento ma anche per la dimostrazione della nostra cultura, prima, durante e dopo le gare. Questo come quando vinciamo anche quando perdiamo. Penso, che il livello delle performance sportive deve essere affiancato dal loro comportamento che ha un importanza forse più grande. La loro educazione è compito da sempre degli allenatori, ma anche dei tutti dirigenti.Gli atleti del Kosovo per primo devono imparare a rispettare loro stessi e nello stesso tempo il loro rivale.

Un grazie di cuore al Presidente Hasani per il tempo dedicato, la pazienza e gli ottimi resultati ottenuti in questi anni.Approfittando da questa occasione ad Augurare personalmente per il lavoro eccellente, tutte le strutture sportive del Kosovo, organizzazioni o federazioni, per la buona volontà, la dedizione e la pazienza che hanno dimostrato verso lo sport cercando di rappresentando al meglio l’immagine del proprio paese.Oggi la nazionale del calcio, ha giocato la sua partita per il Mondiale 2018 in Polonia, territorio neutrale. L’Ucraina e uno dei paesi che non ha conosciuto ancora lo stato indipendente del Kosovo. La strada è ancora lunga, ma nessuno la può fermare ormai.

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