La lunga marcia delle donne nello sport

Pubblicato il autore: Eleonora Belfiore Segui

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Il rapporto tra donne e sport è sempre stato complesso e ricco di interessanti sfumature che offrono più di una chiave di lettura. Ma lo sport ha iniziato a incontrare davvero il sesso femminile soltanto da pochi decenni. Ecco perché è stato necessario realizzare una Carta Europea dei diritti delle donne nello Sport, voluta e promossa dalle Donne Uisp (Unione Italiana Sport Per tutti), insieme ad atlete e giornaliste, nel lontano 1985. La Carta Europea dei Diritti delle Donne nello Sport è indirizzata alle organizzazioni e alle federazioni sportive, a tutti gli sportivi, ai gruppi di tifosi, alle autorità pubbliche, alle istituzioni europee per incentivare campagne a favore delle pari opportunità fra donne e uomini nello sport.
Un processo lungo, ma che sta dando finalmente i frutti sperati, in Italia e non solo. La marcia delle donne per conquistarsi “un posto al sole” nel mondo dello sport ha attraversato i secoli. I recenti successi di  Elisabet Spina ed il trend in costante crescita che vede le donne sempre più protagoniste consapevoli di questo mondo, ci inducono a sperare che sia in atto un cambiamento radicale nella società.  Perché oltre a essere giusto, il ritratto di una donna che pratica lo sport è quasi sempre positivo: è allegra, forte, ottimista, leale, decisa a vincere.
Un esempio è  fornito da Nadia Comaneci, una tra le più famose ginnaste rumene di tutti i tempi. A  quattordici anni, era già una campionessa. Ma troppo a lungo le donne sono state discriminate nello sport.
Esemplare, in tal senso, è l’ evoluzione stessa delle Olimpiadi. Noi tutti abbiamo ancora nel cuore le vittorie delle nostre campionesse, sia ai Giochi Olimpici che alle successive Paralimpiadi. Eppure, nell’antica Grecia, patria delle Olimpiadi, le donne non potevano partecipare ai Giochi e nemmeno assistere alle gare. Le sole donne  ammesse erano le sacerdotesse. Si narra che la prima donna a partecipare, nei tempi che furono, lo fece  con uno stratagemma…. travestendosi da uomo! Verità o leggenda,  dobbiamo fare un poderoso salto nel tempo per assistere alla svolta: la prima Olimpiade ad accettare le donne fu quella di Parigi nel 1900. Infatti, alla prima edizione, quattro anni prima, De Coubertin non aveva voluto cambiare la tradizione, impedendo così alle donne di gareggiare ed affidando alla figura femminile il ruolo di semplice portatrice della corona da offrire al vincitore.  A dispetto del divieto, tuttavia, una donna greca di nome Stamati Revithi partecipò alla maratona, pur non essendo tra gli atleti ufficiali, con lo pseudonimo (non a caso) di Melpomene. Apparentemente, fu estromessa dalla gara a causa dello scadere della richiesta per la partecipazione, ma era  palese che la vera causa del no derivasse proprio dal suo essere donna. Melpomene partecipò comunque, anche se la sua gara terminò ben prima dell’arrivo allo stadio Panathinaiko; alcuni ufficiali dell’esercito greco la fermarono a Parapigmata. La prima campionessa olimpica della storia sarà invece Charlotte Cooper, che si distinguerà per aver vinto ben cinque titoli individuali a Wimbledon. Nel 1921, la francese Alice Milliat fondò la Federazione sportiva femminile internazionale, per far sì che venissero riconosciute le donne campionesse di sport a livello agonistico.  Ma sarà solo con le Olimpiadi di Amsterdam, verrà dato il giusto spazio alle atlete, inaugurando un nuovo corso.
Una marcia, per l’appunto, che ci ha portato fino ad oggi.
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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