Arti marziali, alla scoperta di una disciplina millenaria: il Kendo

Pubblicato il autore: Eleonora Belfiore Segui

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Si è recentemente conclusa la tredicesima edizione del Trofeo Internazionale “Città di Alessandria”, competizione di altissimo livello dedicata al Kendo. Organizzata dal gruppo del “Kendo Kodokan” di Alessandria e dal Maestro Ferdinando Magarotto, la kermesse ha visto oltre duecento atleti in pedana e ben dodici nazioni rappresentate.
Questo importante evento ha contribuito a portare alla ribalta una realtà spesso sommersa, come quella degli sport “minori”.
La storia del Kendo discende da quella delle antiche scuole di spada create dai samurai per addestrare l’esercito, composto quasi esclusivamente dal popolo, che non possedeva nozioni di combattimento con la spada. Il Kendo indica proprio la leggendaria scherma tradizionale praticata dai samurai e letteralmente significa la  “Via della spada”. È la più antica arte marziale giapponese e si pratica utilizzando lo “shinai”, un bastone flessibile, formato da quattro canne di bambù, in sostituzione della vera e propria spada, la più nota “katana”. E’ l’introduzione dello “shinai”, insieme alla bardatura leggera introdotta nel Settecento, a rendere il Kendo un’arte pratica. E’ infatti possibile inscenare combattimenti con colpi affondati senza farsi troppo male. Durante l’allenamento, il corpo viene protetto da un’ armatura, “bogu”, formata da maschera, corpetto, guanti e un paraventre. Lo “shinai” viene usato con entrambe le mani ma non si deve colpire l’avversario  come se si utilizzasse  un comune bastone, ma occorre immaginare di combattere con una spada a tutti gli effetti e di “tagliare” sui punti prestabiliti del corpo in modo da mettere fuori combattimento l’avversario.
Per trasmettere le tecniche di combattimento sviluppate per questa tipologia di spade da una generazione all’altra, vennero ideate delle sequenze predeterminate  di movimenti conosciute con il termine “kata” e che divennero la parte centrale dell’addestramento tecnico del guerriero. Ma praticare solo sequenze predeterminate comportava delle gravi limitazioni. Per colmare questo difetto venne concepita l’idea di un combattimento full contact con le spade di bambù (shinai). Con l’introduzione della bardatura leggera si arriva così al Kendo moderno.
Molti praticanti non considerano il Kendo semplicemente come una disciplina da competizione, ma credono fermamente che contenga qualcosa di molto più profondo. Poco reclamizzata qui in Italia, malgrado gli sforzi di numerosi atleti impegnati in questa disciplina, il Kendo insegna il valore del sacrificio, la correttezza, la fedeltà alla parola data, il superamento della paura della morte. Tuttavia ci sono una serie di problemi che impediscono ai “profani” la comprensione più autentica di questa disciplina.  Ad esempio, ci sono pochissime informazioni disponibili in lingue che non siano il giapponese e quel poco che esiste di accessibile spesso è errato. I corsi di Kendo sono inoltre ancora poco diffusi qui da noi.
Come tutte le arti marziali, anche il Kendo è principalmente uno stile di vita che si caratterizza per l’accettazione serena di una vittoria o di una sconfitta e la rilevanza che viene data agli insegnamenti filosofici che possono essere sintetizzati nella volontà di usare una spada, non per un fine aggressivo bensì come mezzo per difendersi, conoscere meglio il proprio corpo, educare la mente e lo spirito. Infatti  il Kendo viene ancora utilizzato in Giappone per educare la classe dirigente.

 

 

 

 

 

 

 

 

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