Biliardo: la piccola grande storia di Matteo Gualemi

Pubblicato il autore: massimiliano granato

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Nel magico mondo dello sport esistono tante storie, avvincenti e commoventi. Si pensa però che esistano solo negli sport più noti come il calcio, il basket, tutt’al più il rugby, che sta prendendo molto piede in questi ultimi anni. Invece le belle favole vengono anche da mondi apparentemente lontani, come quello del biliardo. Lui è Matteo Gualemi, è un grande tifoso fiorentino fin da piccolo: viene dal Galluzzo ed è considerato un fuoriclasse dei cinque birilli. L’anno scorso ha vinto il Mondiale e lo scorso fine settimana si è aggiudicato la seconda prova del primo storico «Trofeo Fox – I principi del biliardo», organizzato da Sky Sport.
Ad appena 28 anni (Matteo è nato il 15 maggio 1988,ndr) è già un campione con una bellissima storia da raccontare. Basti pensare che proprio nel giorno del suo trionfo mondiale (era il 27 settembre 2015), la sua Fiorentina visse la pagina più bella dell’ultimo periodo: Due sorrisi grandi così insomma per lui, felicissimo per la propria vittoria, ma in ansia per il risultato della sua beneamata Fiorentina. Appena salito sul podio per la premiazione egli guardò un suo amico interista che gli fece capire che la squadra viola aveva vinto 4-1 a San Siro. La sua passione viola ha radici antiche, tanto da impedirgli di ricordare per quanti anni abbia avuto l’abbonamento in curva Fiesole.  La sua vita adesso è il biliardo: un amore che dura dalla tenera età di 13 anni, con gli amici al circolo di San Felice a Ema. Lì ci sono quattro tavoli internazionali: mi fermavo a guardar giocare i più bravi, incuriosito. Egli cominciò a giocare a “pool”, il gioco che tutti conoscono come “125”, passando poi ai cinque birilli, iniziando quindi a giocare sul serio. Tutto questo, ad appassionati e no, non può non far venire in mente il giocatore di biliardo Marcello Lotti (1929-2008), che recitò al fianco di Francesco Nuti nel film Io, Chiara e lo Scuro. Gualemi incontra leggende del biliardo, considerando Carlo Cifalà il suo mentore. “Da lui”- dice- “ho imparato tantissimo, quasi tutto: mi ha insegnato segreti e comportamenti. Da ragazzo per esempio ero un istintivo, ora prima di ogni colpo mi prendo il tempo per riflettere e concentrarmi. Insieme a lui e Sandro Giachetti abbiamo pure vinto cinque campionati a squadre: se sono campione del mondo, lo devo anche a lui”. Matteo è molto concentrato, e, pensando al Mondiale, medita di  difendere il titolo: e non sarà facile. A settembre prossimo in Argentina sarà veramente dura, ma prima ci sarà da pensare alle finali del campionato italiano e l’Europeo: sarà quindi un 2017 massacrante ma Matteo si sente uno dei 5 giocatori più forti al mondo,. Riuscirà a ripetersi? Impresa difficile ma non impossibile: sarà necessario però, per ripetersi, lavorare anche fisicamente. Bisogna considerare innanzitutto che il biliardo ormai è cambiato, i tornei durano ore e bisogna essere concentratissimi ed in forma, pena qualche errore fortemente penalizzante. Chissà che a Matteo non capiti di festeggiare ancora, magari con la sciarpa viola nascosta da qualche parte. Si, le favole esistono anche nel biliardo, aspettando qualche altro capitolo.

Fonte: www.corrierefiorentino.corriere.it

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