Sarajevo: ex atleti e volontari per ripristinare le piste dei giochi olimpici invernali

Pubblicato il autore: Daniele Caroleo Segui

sarajevo
A Sarajevo, nel febbraio del 1984, in quella che un tempo veniva chiamata Jugoslavia, vennero organizzate le Olimpiadi invernali. Un’edizione dei giochi per altro storica sotto vari punti di vista. Nel corso di quell’Olimpiade, ad esempio, per la prima volta, seppur solo a scopo dimostrativo, gli atleti diversamente abili gareggiarono nello slalom gigante. Senza dimenticare che, proprio alle Olimpiadi di Sarajevo, Juan Antonio Samaranch intervenne per la prima volta in qualità di presidente del Comitato Olimpico Internazionale, dichiarando, tra l’altro, in occasione della cerimonia di chiusura di quegli stessi giochi che “il movimento olimpico si è arricchito. Per la prima volta i giochi olimpici sono stati organizzati da un popolo.”

Il paese che ospitò quei giochi era ovviamente, e sostanzialmente, diverso da quello che oggi appare ai nostri occhi. Qualche anno dopo la XIV edizione dei Giochi Olimpici invernali, come tutti ben sanno infatti, quel territorio venne attraversato da un lungo e sanguinoso conflitto. Una guerra atroce, la più violenta sul suolo europeo dopo il secondo conflitto mondiale, con oltre centomila vittime e migliaia di rifugiati, in fuga da un territorio devastato.

E oggi, nella città di Sarajevo, sono ancora ben visibili le ferite e le cicatrici riportate dopo quegli anni dolorosi.

Durante la guerra, scoppiata nel 1992 e protrattasi fino al 1995, molti edifici e strutture eretti proprio in occasione delle Olimpiadi andarono irrimediabilmente distrutti a causa dei bombardamenti e degli ordigni bellici.

Leggi anche:  Doping Ciclismo, il Covid ha comportato meno controlli

Tra questi c’era il centro sportivo “Zetra”, con la magnifica sala del ghiaccio, incantevole palcoscenico della cerimonia di chiusura delle Olimpiadi, che venne bombardato e incendiato. E con esso il Museo Olimpico o gli alberghi e le strutture ricettive costruiti sulle montagne per accogliere i turisti e gli appassionati in occasione dei giochi.

Alcuni dei villaggi olimpici erano stati addirittura progettati, originariamente, per divenire, al termine delle Olimpiadi, dei veri e propri quartieri, nuovi di zecca, della città. Come Mojmilo e Dobrinja, dove vennero distribuiti quasi 3000 appartamenti moderni ai cittadini di Sarajevo che non potevano permetterseli, e che, durante la guerra, furono pesantemente bombardati, oltre a restare sotto assedio per tutta la durata del conflitto.

La pista di bob e slittino, sita sul Monte Trebevic, che si affaccia su Sarajevo, è stata ridotta, di fatto, ad uno scheletro di cemento, successivamente ricoperta da graffiti e rifiuti. E’ rimasto davvero ben poco, invece, delle strutture destinate al trampolino e installate sul monte Igman. Situazione leggermente diversa per qunto riguarda le zone destinate alla discesa libera maschile, sulla Bjelasnica, che sono state sostanzialmente ripristinate, ma solo dopo essere riusciti ad eliminare tutte le mine che erano state posizionate in quel determinato territorio.

Nei mesi scorsi alcuni ex atleti, coadiuvati da alcun volontari, hanno iniziato a lavorare alacremente a Sarajevo per cercare di recuperare alcuni di questi luoghi. Dal momento che il paese non ha, ovviamente, le risorse necessarie per ricostruire gli impianti olimpici che sono andati distrutti nel corso del conflitto che ha sancito la disgregazione della Jugoslavia, i volontari hanno acquistato, di tasca loro, gli strumenti atti a tale scopo e si sono rimboccati le maniche.

In un primo momento, si era deciso, ad esempio, di ripristinare la pista di bob e slittino sul Monte Trebevic affichè venisse utilizzata dalla nazionale bosniaca per l’allenamento estivo. Ma l’impianto, che era totalmente abbandonato, è diventato, dopo il lavoro di questi volontari, un vero e proprio punto di riferimento per gli atleti provenienti da tutta Europa.

“Abbiamo comprato alcuni strumenti con i nostri soldi e ha iniziato la pulizia della pista da vegetazione, detriti e fango”, racconta il presidente della Federazione di bob della Bosnia, Senad Omanovic.

Una volta che i lavori di ripristino sono giunti a termine, la voce si è immediatamente sparsa attraverso tutta l’Europa orientale e le squadre che hanno chiesto ad Omanovic di poter usufruire della stessa pista, per allenarsi, sono state numerosissime. Prima tra queste è stata la nazionale della Slovacchia. Successivamente hanno fatto seguito squadre provenienti dalla Polonia, dalla Turchia, dalla Slovenia, dalla Croazia e dalla Serbia.

Leggi anche:  L'agente di Nibali smentisce i contatti con l'Ineos

Omanovic racconta, una volta giunte queste richieste, di aver inteso sottolineare, in tutta che franchezza, che l’impianto, seppur ripristinato, non aveva alcun tipo di spogliatoi, sensori di temporizzazione e servizi igienici, ma le squadre interessate hanno comunque insistito fortemente per poter usufruire della pista di Sarajevo, considerata come una delle migliori in tutto il mondo. Su questa pista, infatti, gli atleti possono raggiungere una velocità di ben 130 chilometri all’ora. Jacob Simonek, appartenente alla squadra slovacca, ha avuto modo di dire che la pista è “un po’ sconnessa, ma è comunque ottima per l’allenamento”.
“L’impianto di Sarajevo è quindi diventato una sorta di centro di addestramento regionale”, ha continuato Omanovic, che ora spera, ovviamente, che la struttura possa tornare ai fasti di un tempo.

Sull’esempio di Omanovic e dei suoi volontari, intanto, ci si è cominciati a muovere anche dall’altra parte della città di Sarajevo, precisamente sul monte Igman, dove erano istallate le strutture per il trampolino. Qui, Selver Merdanovic, un ex saltatore con gli sci bosniaco, ha iniziato a lavorare per ripristinare, per lo meno, le due piste più piccole, da destinare alle squadre giovanili e, soprattutto, affinchè i quindici bambini appartenenti al suo club possano praticare lo sport in quei luoghi. Per quanto riguarda le piste più grandi, sopratutto a causa dei costi esorbitanti, il loro ripristino resta al momento un sogno piuttosto lontano. Sto cercando di far tornare questo sport in Bosnia.”, ha detto Merdanovic. Vorrei che questa fosse la mia eredità per questa città e per i giovani che vorrebbero praticare questo sport.”.

Leggi anche:  Doping Ciclismo, il Covid ha comportato meno controlli
  •   
  •  
  •  
  •  
Tags: