Sport “minori” alla riscossa!

Pubblicato il autore: Eleonora Belfiore Segui

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Le Olimpiadi ci hanno regalato emozioni intense ed hanno portato alla ribalta discipline sportive nobili ma troppo spesso dimenticate dai più, come la scherma o l’atletica leggera.
Molti di noi si sono appassionati alle eroiche imprese di atleti sconosciuti, in grado di incantarci al primo sguardo. E’ quel genere di miracolo che avviene in occasione di eventi così importanti. Li chiamano “sport minori”, eppure essi vengono praticati con onore da uomini e donne che si allenano anni e anni con grande spirito di sacrificio e dedizione, ed i cui compensi sono lontani dalle paghe sproporzionate dei più famosi  e viziati colleghi calciatori.
Lontane dal clamore mediatico, queste discipline non godono della giusta considerazione e dei necessari investimenti, rischiando così di restare sport di nicchia. In Italia, prevedibilmente,  quando parliamo di discipline sportive, la classifica vede il calcio al primo posto; al secondo si piazza la pallavolo ed al terzo la pallacanestro. Eppure, negli ultimi anni, sono proprio gli sport “minori” ad aver dato le maggiori soddisfazioni. Come la scherma, che ha fatto conoscere al mondo la grinta di Valentina Vezzali  la portabandiera di Londra 2012.
Fare una lista degli “sport minori” è pressoché impossibile. Sarebbe sterminata e  mai completa. Andando oltre il calcio, che fagocita la maggior parte delle risorse e dell’attenzione dei media, troviamo un mondo talmente variegato da essere quasi impossibile da catalogare. Alcune discipline hanno una tradizione gloriosa e millenaria. La lotta, ad esempio, era già praticata nell’antichità e costituiva, non a caso, una delle discipline cardine delle Olimpiadi in Grecia. Altre nascono nelle misteriose terre d’Oriente come il Kendo, un’antica disciplina di arti marziali, in cui spirito, tecnica e corpo sono ugualmente importanti, ma dove l’elemento dominante è la capacità dello spirito di guidare corpo e mente tramite una tecnica rigorosa.
Le nostre squadre di calcio, ormai risucchiate dal vortice dello show-business, continuano a collezionare figuracce. Le discipline sportive “minori”, invece, mantengono alto l’orgoglio italiano grazie agli sforzi di atleti ed atlete che lottano e combattono soprattutto per portare il nome dell’Italia nel mondo e per dare un senso ai propri sacrifici. Siamo circondati da ragazzi che eccellono a livello internazionale nelle più svariate discipline ma non ne siamo consapevoli, prigionieri del pregiudizio e di definizioni inique che fanno distinzione tra lo sport che conta e quello  “minore”. Per quanto tale definizione possa sminuire le discipline sportive meno note, in realtà gli sport “minori” non sono meno belli o importanti. Anzi, recenti studi dimostrano che l’atleta di una disciplina minore possiede, messo a confronto con un collega dedito ad uno sport più famoso, una resilienza maggiore, cioè una maggiore capacità di gestire la sconfitta e i momenti difficili. Lì fuori c’è un un mondo silente di campioni che hanno raggiunto traguardi importanti e medaglie storiche spesso sottovalutate.
Oggi, questi atleti ci ricordano l’autentico significato dello sport, quello vero, dove i successi si ottengono solo attraverso i sacrifici quotidiani.  Sono campioni invidiabili che guadagnano poco o niente, ma che sono pronti a regalarci il sapore di una fiaba sportiva d’altri tempi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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