Tokyo 2020, il baseball a Fukushima è possibile

Pubblicato il autore: Valerio Nisi Segui

fukushima
La rinascita può avvenire solo dalla polvere. Alle volte questa polvere significa dolore, disperazione, vite distrutte, morte. L’11 marzo 2011 è una data che il mondo non potrà dimenticare. Quel giorno infatti ha avuto vita uno dei disastri nucleari più importanti della storia contemporanea mondiale. Più di 18.500 persone morirono a causa di un terremoto e uno tsunami che misero in ginocchio il Giappone. La centrale nucleare di Fukushima, a causa di una serie incredibile di incidenti naturali, subì quattro esplosioni. Ciò che ne derivò fu l’ovvia chiusura della centrale, e radiazioni che colpirono (e tutt’oggi sono presenti) tutta l’area circostante. Decine di migliaia di persone sfollate.

Oggi però Fukushima vuole rinascere, vuole iniziare a mettere le basi per la ripartenza. Anche dal punto di vista sportivo, spesso ago della bilancia della società. Quella società che prova, a volte senza riuscirci, a mettersi dietro le angosce e le paure. Lo sport, come sempre, può solo far bene.

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È con questa consapevolezza che Fukushima vuole ripresentarsi al mondo, e vuole farlo in grande. Già dalle prossime Olimpiadi che si disputeranno, appunto, a Tokyo nel 2020. La zona di Fukushima ha infatti due stadi di baseball, con una capienza di oltre 30.000 posti ciascuno, ed è proprio dal baseball che Fukushima vuole ripartire.

L’idea di giocare alcuni incontri di baseball e di softball nei due stadi era stata già proposta il mese scorso dal presidente del Comitato Olimpico Internazionale Thomas Bach. In una riunione tenuta in questi giorni invece, la proposta è stata esaminata attentamente da Masao Uchibori, governatore della regione, e da Yoshiro Mori, presidente del comitato organizzatore dei prossimi Giochi estivi. La sede principale delle partite di baseball e softball sarà Yokohama, e questo è stato già deciso. Ma diverse città che si trovano proprio nell’area di Fukushima sono le principali candidate ad ospitare le gare della fase a gironi.

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Si attende adesso il viaggio che il presidente della federazione internazionale Riccardo Fraccari terrà in Giappone la settimana prossima, anche se la decisione definitiva sul baseball a Fukushima sarà presa tra il 6 e l’8 dicembre, in occasione della riunione del comitato organizzatore.

Il baseball a Fukushima non sarebbe solo un motivo di vanto dal punto di vista sportivo, vorrebbe dire che la macchina dei lavori sociali sta correndo a più non posso per cercare di ristabilire le condizioni di vita necessarie alla popolazione giapponese. Radiazioni a parte, ovviamente. La sensazione è che il quadro della situazione dovrà essere delineato proprio su questo delicato tema.

Il baseball olimpico nella zona dello tsunami sarebbe un contributo alla rigenerazione dell’area”, la frase del presidente del Comitato Olimpico Internazionale Bach, ovvio che questa deve anche essere una soluzione fattibile, che tutti ci auguriamo. Sempre nella totale sicurezza di cittadini, spettatori, staff e atleti.

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Di sicuro anche solo la possibilità di rivedere il baseball a Fukushima è un motivo per dare speranza.

Nel frattempo una buona notizia di sostenibilità ambientale è arrivata dalla portavoce del Comitato, Hikariko Ono. Le medaglie dei Giochi Olimpici di Tokyo 2020 infatti saranno prodotte con i materiali di vecchi telefonini e altre apparecchiature elettroniche riciclate. Adesso speriamo per il baseball a Fukushima.

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