Dallo sport alla scrittura, quando l’arte di correre diventa un libro

Pubblicato il autore: Eleonora Belfiore Segui

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Per molte persone arrivare alla fine di una singola maratona è un successo notevole. Per il trentatreenne britannico Rob Young, invece, è un’impresa ordinaria. La vita di questo suddito di Sua Maestà non è più la stessa da quando ha scoperto la nobile arte della corsa. Nel giro di un anno, ha percorso una distanza di oltre quattrocentoventi maratone, in trecentosettanta sessioni separate. E l’inglese non intende fermarsi a questo record…
Tutto è iniziato, per gioco, da una piccola provocazione domestica. Era il 2014 quando Rob e Joanna Hanasz, la sua compagna, stavano guardando una maratona trasmessa in tv. Annoiato dalla visione, l’uomo aveva chiesto alla compagna di cambiare canale e lei, indispettita, gli aveva risposto che aveva chiesto questo perché non sopportava vedere persone più allenate di lui e che non sarebbe stato mai capace di correre una maratona. Detto fatto, Rob decide di dimostrare alla compagna che aveva torto. Venti pence, il prezzo della scommessa.  Dopo aver stampato il percorso della maratona di Richmond, alle 3:30 di notte si è messo in marcia, completando il percorso prima di andare al lavoro. Soddisfatto dalla corsa, Rob decide di ripeterla anche i giorni successivi, tanto  da arrivare a percorrere l’equivalente di dieci maratone in sette giorni. Da allora, non si è più fermato. Una vicenda che ricorda molto quella del film “Forrest Gump”.
Rob Young ha anche conquistato numerosi record, come la corsa più lunga senza sonno (precedentemente detenuto da Dean Kamazes), correndo seicento chilometri in ottantotto ore e diciassette minuti senza chiudere occhio. Ora Young ha anche scritto un libro, intitolato “Marathon Man”. Mai titolo fu più emblematico.
Il segreto del britannico sarebbe una capacità straordinaria di “spegnere” le sensazioni di sofferenza, avendo una soglia di resistenza al dolore è estremamente alta. Come ha ricordato più volte, questa capacità è dovuta anche alle sofferenze patite da bambino.  Figlio di un padre violento che lo picchiava regolarmente, arrivando persino a chiuderlo in una valigia, poi gettata dalle scale, Rob ha vissuto una vita non certo facile.  L’impresa non era dunque solo un gioco ma aveva un significato più profondo.  Adesso, Young vuole raccogliere fondi grazie alle donazioni da destinare ai minori svantaggiati.
Senza arrivare a questi eccessi, sempre più persone si dedicano alla corsa. Ne sa qualcosa anche lo scrittore Murakami che quando chiuse “Peter Cat”, il jazz bar che aveva gestito a lungo, decise di smettere di fumare, mettersi a dieta e praticare  la corsa. Oggi lo scrittore scrive quattro ore al mattino, poi il pomeriggio corre dieci o più chilometri. Si è persino recato in  Grecia  per percorrere tutto il tragitto classico della maratona! Ha partecipato a ventiquattro di queste competizioni,  a diverse gare di triathlon e sull’argomento ha scritto un vero capolavoro, “L’arte di correre”.
Il libro è una riflessione sulle motivazioni che spingono a scrivere ma rappresenta anche un interessante excursus sulla corsa, sulle fatiche e sulle immense soddisfazioni che essa comporta.
Anche Mauro Covacich ha raccontato la sua passione per la corsa attraverso la figura di Dario Rensich, protagonista dei suoi romanzi: “A perdifiato”, “Fiona”, “Prima di sparire”.
Sempre più scrittori stanno scrivendo su questo argomento, sostenendo fermamente che ci sia un legame naturale tra scrivere e correre: in entrambi i casi, occorre avere disciplina, porsi degli obiettivi, lavorare sodo per raggiungere un traguardo.
Una sfida che a volte può durare tutta la vita…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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