Il Tchoukball, lo sport pacifista

Pubblicato il autore: Daniele Caroleo Segui

Tchoukball

Non prevede contatti fisici fra i giocatori in campo, consentendo quindi la libertà del gesto tecnico da parte degli atleti, e per questo motivo viene anche identificato come lo sport “pacifista” per eccellenza: parliamo del Tchoukball, una disciplina piuttosto giovane, essendo nata solo negli anni sessanta, grazie all’idea del biologo svizzero Hermann Brandt.

Brandt fu un personaggio molto importante e autorevole per quanto riguarda lo sport in Svizzera. Si deve a lui, infatti, la diffusione di discipline come la pallacanestro e la pallavolo femminile nel suo paese. La pratica sportiva da lui immaginata, però, è, di fatto, basata su un principio fondamentale, tra l’altro spiegato ampiamente sul sito internet ufficiale della Federazione Italiana di Tchoukball: “fare capire il potenziale educativo dello sport ad un maggior numero possibile di persone. In questo modo il Tchoukball è concepito come attività scolastica, gioco familiare, passatempo rilassante e anche come sport competitivo. I suoi maggiori vantaggi sono: il fatto di essere soprattutto un gioco non aggressivo, destinato a rendere le partite divertenti e piacevoli, sia tra i club che tra le nazionali. Il fatto di avere delle regole che obbligano i giocatori a rispettare i loro avversari, che non possono essere ostacolati dal corpo a corpo o placcati, come accade così spesso al giorno d’oggi, rende unico questo gioco. In alcuni sport questi atteggiamenti sono delle vere e proprie aggressioni che richiedono l’espulsione del giocatore.”

Ma andiamo con ordine.
La filosofia di vita ed il  pensiero del biologo Hermann Brandt si potrebbero semplicemente riassumere grazie ad una sua celebre frase: “L’obiettivo delle attività fisiche umane non è di costruire campioni, ma piuttosto di contribuire alla costruzione di una società migliore”.
Per molti anni egli studiò e sperimentò l’applicazione pratica della conoscenza scientifica nella sfera dell’attività fisica e, intorno al 1922 fondò, in Svizzera, nel contesto della “Federation de Gimnastique“, il “Contrôle Medico Sportif“.
Nel 1938, in Francia, ricevette il titolo di Membro Consultivo d’onore della “Societé Francàise de Cinésiologie”, in riconoscimento dei suoi servizi e, nel 1960, il governo francese lo nominò inoltre Ufficiale al Merito Sportivo.
I suoi studi e i suoi numerosi esperimenti gli diedero la possibilità di pubblicare un libro intitolato “Dall’educazione sportiva allo Sport attraverso la Biologia”. I suoi studi, inoltre, lo portarono alla conclusione che le attività sportive possono essere giustificate in modo soddisfacente solo e unicamente attraverso il loro potenziale intento educativo.
Partendo da questo presupposto, il biologo svizzero, si presentò al concorso Letterario Internazionale sulla Teoria dell’educazione fisica, organizzato dalla Federazione Internazionale d’Educazione Fisica, con la  pubblicazione intitolata “La Critica Scientifica dei giochi di squadra”. In questo concorso ottenne il prestigioso Premio Thulin, che gli venne consegnato, il 16 agosto del 1970, all’Università di Lisbona.
I risultati dei suoi studi critici sui giochi e sulle attività sportive esistenti lo portarono ad immaginare ed ideare una nuova disciplina di squadra, prendendo spunto dalla “pelota basca”, uno sport spagnolo, e la pallamano: nacque quindi il Tchoukball, una disciplina sportiva non aggressiva, che potesse venire incontro alle necessità degli insegnanti di educazione fisica e che riuscisse, nel contempo, a mantenere una sana competizione tra i giocatori impegnati in campo.
All’inizio degli anni settanta, dunque, iniziò la diffusione di questo sport, sopratutto nel continente europeo, e, addirittura, nel corso delle Olimpiadi di Monaco di Baviera, nel 1972, venne anche organizzata una sfida dimostrativa.
Nel novembre di quello stesso anno, però, Hermann Brandt morì e la sua scomparsa fece arrestare inevitabilmente la diffusione della disciplina da lui ideata. In questo contesto intervennero, però, un fraterno amico del biologo, Michel Favre, l’attuale presidente della FIEP, John Adrews, e il governo taiwanese che, verso la fine degli anni ’70, promosse il tchoukball, grazie anche al supporto del Ministero dell’Educazione che ha individuato una profonda valenza educativa in questa disciplina, fino a farlo diventare lo sport nazionale nelle scuole. Per le sue importanti caratteristiche, infine, il Tchoukball ha inoltre ricevuto, nel 2001, un prestigioso riconoscimento da parte dell’ONU che lo ha dichiarato “Sport a sostegno della pace e della fratellanza”.

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Passando più specificatamente alle regole di questo sport, per praticare il Tchoukball servono essenzialmente due squadre composte da nove o sette giocatori. E’ necessario poi un pallone simile a quello usato nella pallamano e due speciali pannelli collocati alle estremità del campo di gioco. Le dimensioni di quest’ultimo possono variare dai 20×40 metri, per il gioco nove contro nove, ai 15×28 metri, per il gioco sette contro sette. Quest’ultima dimensione, per altro, è la stessa utilizzata per il campo da basket. Non sono necessarie superfici particolari: si può giocare tranquillamente nelle palestre, sui campi in sintetico, sui prati e addirittura sulla sabbia. Esiste infatti anche la versione beach del Tchoukball, ma in questo caso il campo si riduce a 13×23 metri e i giocatori diventano cinque per ogni squadra. In ogni caso, in tutte le sue varianti, l’area antistante i pannelli collocati alle estremità del campo deve essere un semicerchio con un raggio di tre metri. Le caratteristiche e le peculiarità del Tchoukball lo rendono, sostanzialmente, uno sport piuttosto veloce, ma anche divertente e alla portata praticamente di tutti. Il gioco prende il via con una classica rimessa da fondo campo, a fianco di uno dei pannelli, e la squadra in possesso di palla ha a disposizione tre passaggi per costruire un’azione e lanciare la sfera contro il pannello. Quest’ultimo è dotato di una rete elastica che, quindi, respingerà la palla indietro. Nel caso in cui il rimbalzo cada a terra nel campo, al di fuori dell’area antistante il pannelo, viene assegnato un punto alla squadra che attacca; se in caso contrario, viene invece presa al volo dalla squadra avversaria il gioco riprende immediatamente con quest’ultima che passa all’attacco. La particolarità principale di questo gioco è quella che si può attaccare, e quindi tirare la palla, indifferentemente su tutti e due i pannelli posti alle estremità del campo di gioco. Risulta quindi evidente che gli schemi di attacco e di difesa classici vengono totalmente stravolti da questa caratteristica pecualiare del Tchoukball. Il gioco, quindi, risulterebbe ricco di finte, contropiedi velocissimi ed azioni inaspettate. Durante i passaggi, inoltre, la palla non può essere intercettata dagli avversari e non si possono ostacolare gli avversari nei loro movimenti. L’idea originaria dell’ideatore del Tchoukball era il cosiddetto “let’s play“, cioè la libertà, per i giocatori, di poter effettuare il gesto tecnico senza ostruzioni, potendolo quindi eseguire al meglio, come, per certi versi, nella pallavolo o nel tennis. Tutto questo, ovviamente, non comporta che i giocatori avversari stiano passivi in campo: essi infatti devono organizzare la difesa, cercando di disporsi rapidamente e nel migliore dei modi per intercettare il pallone dopo il rimbalzo, sopratutto visto che l’attacco può avvenire ad entrambi i pannelli, e che, di conseguenza, la difesa deve essere evidentemente schierata sull’intero campo di gioco.

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In Italia esiste un campionato nazionale di Tchoukball che è nato ufficialmente nel 2007 e che, tra l’altro, rispetto alle altre competizioni simili, ha introdotto la regola dell’obbligo del gioco misto: ogni squadra, quindi, deve schierare in campo almeno un componente per ogni sesso e non sono pertanto ammesse squadre di soli uomini o di sole donne. Fino al 2010 il campionato si è svolto con il più classico dei gironi unici all’italiana, con le partite di andata e ritorno e le fasi finali con i playoff per l’assegnazione dello scudetto e per decretare le posizioni in classifica di ogni singola squadra. Le prime due squadre classificate, infatti, accedono di diritto all’European Winners Cup (EWC), la massima competizione europea per club, che ha visto la squadra italiana del Saronno Castor vincitrice per tre anni consecutivi (dal 2010 al 2012), prima di dover cedere lo scettro agli austriaci del RT Traiskirchen. Sempre in Italia, inoltre, dalla stagione 2010/2011, visto il proliferare delle squadre partecipanti, si è arrivati alla classica divisione meritocratica in Serie A e Serie B, con la massima serie aperta solo alle migliori dieci squadre d’Italia. La già citata squadra del Saronno Castor risulta, al momento, essere la compagine più titolata del nostro paese, come ben sette scudetti vinti, contro l’unico trionfo di squadre come Ferrara Allnuts (2011) e Rovello Sgavisc (2014).

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