La Wada conferma il doping di stato per la Russia, oltre 1000 atleti coinvolti

Pubblicato il autore: Valerio Nisi Segui

doping di stato
Si temeva che potesse essere doping di Stato. C’era il sentore che la Russia avesse organizzato un meccanismo di copertura nei confronti dei suoi atleti, appartenenti a sport disparati, che abbiano utilizzato sostanze dopanti per ottenere risultati importanti a partire dalle Olimpiadi di Londra 2012. Una copertura a livello istituzionale per più di 1000 atleti. Qualcosa di mai visto. Mai fino ad oggi. Perché anche secondo la relazione della Wada(Agenzia mondiale anti-doping), presentata oggi dall’avvocato canadese Richard McLaren, non può che parlarsi di doping di stato.

La Russia sapeva insomma, anzi, sembrerebbe che sia stata proprio lei ad organizzare tutto. “Siamo ora in grado di confermare un sistema di coperture che risale almeno al 2011 e che è proseguito anche dopo i Giochi olimpici di Sochi. Era un sistema che si è evoluto da un caos incontrollato fino ad una vera e propria cospirazione istituzionalizzata e disciplinata che puntava a vincere le medaglie” ha detto McLaren.

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In questo sistema impressionante sono stati coinvolti oltre 30 sport, dall’atletica al sollevamento pesi, dall’hockey al calcio. Tutto pur di arrivare a totalizzare il più alto numero di medaglie possibili. E a Londra 2012, il doping di stato della Russia avrebbe portato i risultati sperati: 24 ori, 26 argenti e 32 bronzi, senza che all’epoca si fosse sospettato neanche di un solo caso di doping. Questo perché la Russia, secondo quanto affermato dalla Wada, ha organizzato tutto nei minimi particolari.

Per McLaren sarebbe stato lo stesso Ministero dello Sport, coadiuvato sai Servizi Segreti, ad organizzare questo perverso meccanismo che avrebbe consentito agli atleti di doparsi senza essere scoperti. Non solo Londra nel rapporto della Wada, anche le Olimpiadi invernali di Sochi 2014 sarebbero state sporcate dal doping di stato. E i sospetti arrivano fino ai Mondiali di Osaka del 2007, tanto che la Iaaf (Associazione Internazionale delle Federazioni di Atletica)ha ordinato che vengano rieffettuati i test su tutti gli atleti russi che abbiano partecipato a queste competizioni, fin dal 2007.

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Nella relazione sul doping di stato McLaren fa riferimento a particolari inquietanti di provette di urina compromesse con sale da cucina o con caffè, per non parlare degli scambi di campioni che ci sarebbero stati tra gli stessi atleti. In alcuni campioni infatti sono state riscontrate delle particolarità biologicamente impossibili, come tracce di Dna maschile all’interno delle urine delle giocatrici di hockey sovietiche.

Immediate e ovvie le reazioni dei diretti interessati. In primis il Cio (Comitatto Olimpico Internazionale), attraverso le parole del presidente Thomas Bach, ha fatto sapere che saranno presi provvedimenti importanti nei confronti di chi si è macchiato di un simile gesto. Ovviamente l’inchiesta va avanti e saranno due le commissioni olimpiche che si occuperanno di verificare il tutto e di eventualmente comminare le pene e le sanzioni. “Andremo persino oltre alle indagini di McLaren. Lui ci ha chiesto di testare altre 100 provette di Sochi, rispetto a quelle che aveva già analizzato in passato. Ma non ci accontentiamo, ritesteremo tutti gli atleti russi che hanno partecipato a quell’Olimpiade. Se verrà provata la strategia della truffa, io personalmente sono per la squalifica a vita di atleti e dirigenti di qualsiasi livello” ha dichiarato il presidente del Cio.

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La Russia dal canto suo ha respinto le accuse di doping di stato avanzate dalla Wada. In più il Cremlino ha confermato di voler collaborare con la Wada per andare a fondo in questa vicenda. Niente che non ci si aspettasse.

Una situazione tanto critica non si era mai presentata. Di doping di stato non si era mai fatta menzione. La sensazione è che l’avvocato McLaren abbia aperto il coperchio di un pentolone enorme, all’interno del quale oltre 1000 persone hanno iniziato a cuocersi, neanche tanto lentamente.

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