Michele Evangelisti, nato per correre

Pubblicato il autore: Eleonora Belfiore Segui

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Si è da poco svolta la “Run for Children” a Napoli, una maratona a scopo benefico che ha visto la presenza di tantissime persone, tutte animate dalla  volontà di dare il proprio contributo ed un piccolo messaggio di speranza ai meno fortunati. Nessun altro sport è forse più adatto a questo genere di iniziative, perché la maratona è una disciplina capace di andar oltre la sfida agonistica, una sorta di credo filosofico.  Il maratoneta è un guerriero con le scarpette al posto della spada. Perché una gara simile, a cui partecipano pochi specialisti, si sta trasformando sempre di più in un vero e proprio evento capace di appassionare migliaia di persone in tutto il mondo? Per rispondere a questo quesito, dobbiamo capire che la maratona rappresenta soprattutto uno stile di vita.
Ne sa qualcosa Michele Evangelisti, atleta della nazionale italiana di ultramaratona, esperto di competizioni Endurance, disposto a mettere a disposizione tutte le proprie energie per uno scopo nobile. Nasce così l’idea di correre 3.100 km attraverso l’ostile deserto australiano. Obiettivo: raccogliere fondi a favore di AUS- Niguarda Onlus, Associazione Unità Spinale, che opera a supporto delle persone con lesione al midollo spinale e dei bambini nati con spina bifida.
Conosciuto nel suo ambiente come l’ “ultramatto”, il Forrest Gump nostrano non si lascia intimorire dalle difficoltà di un percorso suggestivo ma decisamente impervio.  Partito a novembre da Darwin, Michele Evangelisti, guardia forestale nella vita di tutti i giorni, correrà attraverso l’inospitale Outback australiano per tentare di arrivare ad Adelaide il 31 dicembre.Quarantanove giorni di duro lavoro, con tappe medie da settanta chilometri al giorno, in zone caratterizzate da temperature elevate e pressoché completamente disabitate. Ad accompagnarlo in questo viaggio fuori dagli schemi, un’auto d’appoggio, un fotografo, un massaggiatore e la sua compagna, incaricata di testimoniare sui social tutti i momenti più emblematici di questa maratona inusuale, cercando così di diffondere il significato più autentico di questa sfida sui social.  Le campagne di sensibilizzazione si fanno anche così oggi.
Michele Evangelisti, trentasei anni, dopo aver provato varie discipline sportive, a dieci anni si è innamorato del canottaggio, sport che lo porta a un passo dalle Olimpiadi.  Purtroppo, la drammatica malattia e la successiva scomparsa del fratello cambiano drasticamente la vita della sua famiglia. Ci sono dolori troppo grandi, che ti piegano per sempre. Ma Michele capisce che deve reagire, che deve vivere anche per suo fratello e trova nella corsa un modo per dare sfogo alle proprie emozioni. In breve, dalle corse tradizionali passa a quelle di lunga distanza, fino alle sue avvincenti maratone. Diverse compagnie hanno già risposto al suo appello. Questa storia ci dimostra che la maratona offre un modo per superare il dolore e  l’angoscia poiché coloro che partecipano a questo genere di attività sono sempre animati da profonde motivazioni.
Un giorno, ragazza, non so quando, noi arriveremo in quel posto dove vogliamo andare davvero. E insieme cammineremo al sole. Ma fino ad allora i vagabondi come noi, bambina, sono nati per correre”, cantava Bruce Springsteen e di certo Michele Evangelisti è nato per correre.

 

 

 

 

 

 

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