Caso Schwazer, l’antidoping non consegna le provette. L’avvocato: “E’ assurdo!”

Pubblicato il autore: Alessandro Basta Segui

Alex Schwazer

Nelle ultime ore, si è tornato a parlare in maniera prepotente del caso riguardante Alex Schwazer. L’ormai ex marciatore è stato nuovamente squalificato per antidoping in occasione di Rio 2016, ma la vicenda è tutt’altro che conclusa. I fans restano con il fiato in sospeso: c’è stato, effettivamente, un ostruzionismo nei confronti dell’atleta? Ripercorriamo tutti i possibili risvolti del caso e facciamo una sintesi dello straordinario percorso di Schwazer prima della squalifica.

Caso Schwazer, dai grandi successi alla tragedia sportiva

Quando si parla di Alex Schwazer inevitabilmente si pensa a una carriera piena di successi e lodi. Negli ultimi anni, però, le squalifiche, il doping e lo stop forzato dell’atleta hanno in parte oscurato mediaticamente gli straordinari trionfi conseguiti. Schwazer ha da sempre raffigurato un atleta ideale: alto 185 cm per 73 kg si è distinto nella marcia. E proprio in questa disciplina, il ragazzo classe 1984 ha raggiunto i maggiori successi, raggiungendo il culmine nel 2008, quando a Pechino diventò campione olimpico della 50 km. Dal sogno all’incubo, dalla grande gioia all’oblio: eh sì, perché da quel momento in poi cominciarono i problemi per l’atleta, mai pago, alla ricerca di successi ancora maggiori. Era il 2012 quando Schwazer, risultato positivo ad un controllo antidoping alla vigilia dei Giochi di Londra, fu squalificato fino al 2016 dal Tribunale Nazionale. L’incantesimo si era spezzato o il campione sarebbe tornato alla ribalta ancora più forte, smanioso di tornare ancora più prepotentemente in vetta, sopra tutto e tutti, lasciandosi alle spalle squalifiche e vicende personali. Rio era una chiamata troppo forte per essere ignorata, un appuntamento verso il riscatto personale e sportivo. Quel riscatto, però, negato, proprio quando i fans e l’atleta stesso non desideravano altro. Il 22 giugno 2016, però, arriva il tremendo verdetto: Schwazer risulta nuovamente positivo ad un controllo antidoping effettuato a sorpresa in data 1 gennaio 2016. In questo caso la sostanza dopante sarebbe il testosterone. la IAAF, Federazione Internazionale di atletica leggera, come diretta conseguenza, sospende Schwazer dalle attività sportive, in attesa che venga emesso il verdetto finale sul futuro sportivo dell’atleta. E sarà il TAS, in data 8 agosto 2016, a stroncare la carriera (o quello che ne era rimasto) del ragazzo di Vipiteno, squalificando Schwazer per 8 anni. Addio Rio, addio speranze di tornare in vetta al mondo, lì dove era stato solo otto anni prima a Londra.

Caso Schwazer, la vicenda si tinge di giallo

Un anno dopo, la tragedia sportiva che ha colpito Schwazer e l’ha posto al centro della cronaca sportivo nazionale e internazionale si arricchisce di nuove vicende. Il laboratorio antidoping di Colonia, dove sarebbero state raccolte e conservate le provette incriminate, si è rifiutato di consegnarle al Ris di Parma. Queste dovevano essere trasferite ieri in Italia, ma lo stesso antidoping presume serva l’autorizzazione di un giudice tedesco. A tal proposito, l’avvocato di Schwazer,  Gerhard Brandstätter, come riporta “Il Corriere dello Sport”, ha commentato: “È assurdo. Riteniamo che si tratti di una violazione delle disposizioni del giudice bolzanino, che sono avvenute con rogatoria internazionale. Valuteremo i nostri prossimi passi. Nei giorni scorsi Iaaf e Wada hanno fatto di tutto per bloccare l’iter”.

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