Golf, la Ryder Cup non si giocherà più in Italia

Pubblicato il autore: Al Rey Segui

Golf, la Ryder Cup non si giocherà più in Italia

Qualche mese fa l’allora primo ministro del governo Matteo Renzi, grazie all’insistenza della Federazione Italiana Golf, aveva deciso di sostenere la candidatura dell’Italia ad ospitare la prestigiosa Ryder Cup, stanziando 97 milioni di euro. La Ryder Cup è l’evento più importante del golf, che vede confrontarsi squadre europee ed americane in una sfida biennale alla quale partecipano i migliori giocatori del mondo. La prima edizione risale al 1927 e richiama sempre spettatori appassionati di questo nobile sport dal mondo intero. Il clamore mediatico e il prestigio che ne avrebbe ricavato l’Italia sarebbero aumentati in maniera esponenziale, anche in termini pubblicitari ed economici, con l’arrivo di centinaia di migliaia di persone da tutto il mondo.

La prestigiosa manifestazione si sarebbe dovuta giocare nel 2022 a Roma, ma purtroppo questo molto probabilmente non avverrà, nel decreto salva banche che destinerà 20 miliardi di euro alle banche d’Italia, non sono rientrati i 97 milioni di euro per il golf, che non sono mai andati giù a tanti esponenti politici. Nella maggior parte delle nazioni del mondo il golf è uno sport nobile ma comune, mentre in Italia lo si ritiene ancora destinato ad una selezionata élite di giocatori miliardari.

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Niente fondo di garanzia per la Ryder Cup

L’investimento per ospitare la Ryder Cup negli altri paesi del mondo è sempre stato coperto dagli sponsor e in Italia, nel caso in cui questi non ci fossero stati, sarebbe stato il governo a farsi carico di un fondo di garanzia pari a 97 milioni di euro. Il torneo, la cui organizzazione costa circa 150 milioni di euro, si sarebbe svolto anche in mancanza di sponsor, con un indubbio vantaggio per il prestigio mondiale italiano, un forte richiamo di visitatori e quindi un incremento di lavoro delle strutture ricettive del paese.

Sin dall’inizio la decisione del governo aveva suscitato moltissime polemiche da parte di chi riteneva che lo stanziamento di fondi per un evento sportivo fosse meno importante rispetto ad altre misure più urgenti necessarie in Italia. Era stato chiesto di reperire la somma in maniera autonoma alla parte della Federazione Italiana Golf, la quale non ha mai fornito assicurazioni circa sulla sua capacità di coprire le spese. Di questi tempi agli sponsor non basta più un ritorno d’immagine, seppure prestigioso come quello della Ryder Cup, ma hanno bisogno di qualcosa di più concreto, ossia un rientro economico immediato.

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La manifestazione avrebbe dovuto essere ospitata dal campo Marco Simone della stilista Laura Biagiotti, che però è lontano alcune decine di chilometri da Roma, un ostacolo non indifferente considerando la viabilità congestionata della capitale. Oltretutto il campo avrebbe dovuto essere modificato per rispondere ai severi requisiti imposti dalla Federazione del golf internazionale. La spesa sarebbe stata ingente e il presidente della Federazione Italiana Golf Franco Chimenti ha sottolineato che la Federazione avrebbe controllato tutti i movimenti economici.

L’evento, oltre ad attirare i turisti, avrebbe catalizzato l’opinione pubblica sul golf e ne avrebbe incentivato la partecipazione, ma sin dall’inizio l’idea di investirci tanto denaro pubblico non è andata giù a molti. La FIG entro la fine del mese avrebbe dovuto fornire delle garanzie sufficienti per dimostrare la sua capacità di far fronte a tutte le spese necessarie per l’organizzazione e solo a quel punto sarebbe stato eventualmente approvato il fondo di garanzia. Purtroppo non è andata così e la Ryder Cup, salvo cambiamenti, non verrà fatta in Italia.

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