Provaci ancora Megalò

Pubblicato il autore: Sergio Campofiorito Segui

Malagò in una sua classica posa

Anche chi si professa non superstizioso usa manifestare qualche tic scaramantico: non passa mai sotto una scala, non siede a tavola se il totale arriva a tredici e non apre l’ombrello al chiuso. Galliani indossa la stessa cravatta gialla dalla finale Coppacampioni dell’89 e anche gli stessi mutandoni che gialli non erano, ma quanto sta accadendo a Roma in questi ultimi giorni ha quasi del metafisico: testimoni giurano di aver notato gatti neri che si toccano quando incrociano per strada Giovanni Malagò. Il numero uno (tra le altre cose) del Coni, ultimamente, quando gli va bene incassa un “no”, quando urlano il suo nome segue una pernacchia taurina e, quando gli suona il citofono abusivo, si sente rispondere con un “suca”. Neanche può rifugiarsi nel Reale Circolo Canottieri di Aniene di cui è presidente, storica alcova di palazzinari (Caltagirone, Mainetti, Salini etc.) che lo attendono col cemento alla bocca, politici di qualsiasi foggia e odore (Letta zio, Veltroni e Gasparri rappresentano il fiore all’occhiello), ex politici trombati (Marrazzo), banchieri (Passera, Abete), (im)prenditori (Tronchetti Provera, Benetton etc.) e persino sportivi (Pellegrini, Totti, Pennetta etc.). Tutta gente raccomandabile che dopo aver pompato l’ego di Megalò issandolo alla più alta carica sportiva italiana, giustamente pretende il ritorno delle cambiali, tradotto in colate di cemento e accesso agli appalti (fondi) pubblici. Auspici, da mesi ormai, rigettati al mittente. Eccoli punto per punto:

  • NO alle Olimpiadi di Roma 2024. “E’ da irresponsabili dire sì a questa candidatura”. Lo scorso ottobre, il neoeletto sindaco della Capitale, Virginia Raggi, ha così definitivamente affossato le speranze a Cinque Cerchi di Malagò (leggasi Caltagirone);

  • NO alla Ryder Cup 2022. Ci aveva subdolamente provato il Ministro allo Sport, l’indagato Luca Lotti, inserendo una postilla da 97 milioni di euro nell’ultimo decreto salva banche che erano invece destinati per il torneo di golf. Inganno poi sparito per l’intervento del presidente del Senato, Piero Grasso (“l’eroe che ci meritiamo, non quello di cui abbiamo bisogno” cit.). Ovviamente, l’anienista Franco Chimenti, presidente della Federazione Italiana Golf e grande elettore di Malagò, si è parecchio imminchiato;

  • NO a Walter Veltroni presidente della Lega Calcio. La grande paura è durata qualche giorno, appena è spuntato l’appoggio del Coni all’ex consigliere/sindaco/onorevole/ministro, il sempre desto Veltroni, che sembra fesso soltanto per la fisiognomica, ha preferito rinunciare alla corsa;

  • NO alle lottizzazioni dell’area nuovo stadio di Roma. La giunta capitolina si dice favorevole alla costruzione dell’impianto, ma senza l’orpello di grattacieli, centri commerciali e “spazi vari per svago e aggregazione” come nel progetto dell’altro anienista e palazzinaro, Luca Parnasi.

  • SUCA alla sanatoria per i suoi abusi edilizi. Lo scoop è della Gazzetta dello Sport la quale, pudicamente, lo nasconde in un trafiletto a pagina 37. Secondo la rosea, il comune di Sabaudia ha rigettato le istanze di sanatoria, datate 2004, per opere varie nella villa di Malagò sita nel Parco nazionale del Circeo. Nove tra locali nuovi e ampliamenti sono adesso ufficialmente abusivi.

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Di questo passo, le lobby affaristiche della Capitale avranno bisogno di un nuovo scendiletto da manovrare (Malagò è prossimo al quarto anno di mandato del Coni e ai vent’anni di presidenza del Circolo Canottieri), una chimera cornuta dotata di zampe di cavallo ferrate e coda di coniglio, che si cibi esclusivamente di prezzemolo e finocchio. Intanto, ai gatti neri non resta che cambiare strada e sperare nelle proverbiali nove vite.

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