Crisi Rai Sport, vera o presunta? Slitta intanto lo sciopero: le dirette a rischio

Pubblicato il autore: Luca Santoro Segui

Crisi Rai Sport

La crisi Rai Sport e lo spettro dello sciopero: annunciato, rimandato ed oggi confermato per il 14 maggio. I giornalisti della testata pubblica, infatti, da molti mesi sono sul piede di guerra con la direzione, in polemica con la la gestione del direttore Gabriele Romagnoli, nominato a capo dei canali sportivi della già Eiar a febbraio dell’anno scorso ma mai entrato nelle grazie della redazione.
Rai Sport, spiace dirlo, sta vivendo un periodo estremamente travagliato, e questo sciopero rappresenta l’esasperazione di uno scontro che perdura ormai da mesi. Vediamo nel dettaglio i termini di questa battaglia tra redazione e direttore.

Le tappe della crisi Rai Sport: lo scontro totale tra Cdr e il direttore Romagnoli

Crisi Rai Sport

Il direttore di Rai Sport Gabriele Romagnoli

Tra i giornalisti di Rai Sport, a leggere i comunicati dell’assemblee sindacali, e Romagnoli pare non ci sia mai stato un buon feeling.
Evidentemente vissuto come corpo estraneo, non facente parte del corpo giornalistico della tv pubblica e con un curriculum letterario alle spalle di certo non prettamente sportivo (se si esclude il racconto Undici Calciatori con cui esordì nel 1987), il direttore nominato a febbraio del 2016 nei suoi primi passi rimosse quattro vicedirettori su cinque facendo così infuriare la redazione di Milano, a secco di rappresentanti in questo ruolo. Non aiutò il fatto che Romagnoli si lasciò scappare, durante la presentazione del suo piano editoriale ai giornalisti di Rai Sport, una imprecazione rivolta ad un redattore proprio di Milano che lamentava l’indifferenza del neodirettore nei confronti della sede meneghina.
Romagnoli tirò comunque dritto per la sua strada non lasciando spazio a proclami consolatori sulla crisi Rai Sport: la testata, a suo avviso, al suo arrivo era praticamente in liquidazione e a quanto si vociferava lui si considerava l’ultimo treno prima che il canale finisse su un binario morto.
In questa situazione già abbastanza compromessa si aggiunse, nel settembre 2016, la delibera dell’Autorità Anticorruzione che nero su bianco metteva in luce le presunte irregolarità nelle assunzioni ai vertici della Rai che non rispettavano il principio del job posting. Sotto la lente dell’ente guidato da Raffaele Cantone finirono i reclutamenti di dirigenti esterni che violavano le norme interne dell’azienda pubblica, e tra questi nomi l’unico direttore di testata giornalistica era proprio Romagnoli.
Apriti cielo: a novembre l’Usigrai sfiducia il capo di Rai Sport non soltanto per questo motivo, ma addossandogli anche la responsabilità di portare il canale allo sbando più totale; il comunicato sindacale delle redazione infatti imputava a Romagnoli ascolti bassi, mancata digitalizzazione del canale (ancorché promessa), disservizi tecnici, violazioni del Contratto di Lavoro ed organizzazione redazionale confusa. Parafrasando Andreotti, al direttore di Rai Sport mancano solo le guerre puniche da aggiungere alla corposa lista delle sue colpe.

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Crisi Rai Sport: il focus sugli ascolti

Tuttavia, secondo le analisi diffuse da TvBlog, gli ascolti dei programmi e degli eventi curati e trasmessi dalla testata sportiva della Rai non sono così tremendi, anzi: la Coppa Italia porta in dote uno share molto interessante, con ascolti che non fanno a momenti le reti commerciali quando trasmettono in chiaro le partite di Champions.
Bene anche la Supercoppa giocata a dicembre, le amichevoli e le qualificazioni della Nazionale; sorridono anche gli altri sport con i record ottenuti nel 2016 dalle dirette del Giro d’Italia e gli ascolti notevoli delle Olimpiadi di Rio, costate uno sproposito alla Rai che ne detenne così l’esclusiva ma il cui investimento fu fatto fruttare.
La disamina offerta da TvBlog si conclude con i risultati in termine di share in salita anche per le rubriche storiche di Rai Sport che tiene botta nonostante qualche scivolone, come la cancellazione repentina della terza gara in calendario di Formula E a febbraio o l’affidamento della conduzione del programma sugli Europei di Calcio a Flavio Insinna (sic). Parlare quindi di crisi Rai Sport, forse, è un po’ eccessivo, almeno dal punto di vista degli ascolti.

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Crisi Rai Sport: lo sciopero indetto a maggio

Nonostante ciò lo scontro tra redattori e Romagnoli è ormai totale: la chiusura di Rai Sport 2 (diventato ormai un canale fotocopia che non toglieva né aggiungeva nulla all’1), le preoccupazioni riguardo alla progressiva perdita dei diritti sportivi e il rialzo dei prezzi delle aste che rischia di mettere fuori gioco la tv pubblica (nonostante alcune voci parlano di un interessamento della Rai per i prossimi tre anni della Champions) e la mancata digitalizzazione hanno portato il comitato di redazione ad indire inizialmente uno sciopero per domenica 9 aprile (mettendo a repentaglio, tra le altre cose, la diretta della Parigi Roubaix), con un assaggio avvenuto a marzo quando gli operatori tv incrociarono le braccia facendo saltare una puntata di Quelli che il calcio su Rai 2.
Sciopero scongiurato e slittato per motivi tecnici (stando a quanto afferma Marco Castori sul Messaggero di oggi) il 14 maggio, giorno del rovente match di campionato tra Roma e Juventus ma non solo: a rischio il GP di Spagna di Formula 1il tappone del Blockhaus del Giro d’Italia. Possibile che alla meglio verranno trasmesse solo le immagini senza telecronaca.
Ora vedremo se interverrà il direttore generale Campo Dall’Orto per scongiurare questa serrata. Ma la situazione della crisi Rai Sport ha superato la linea di guardia: urge risolverla per non lasciare a secco di eventi sportivi coloro che non possono permettersi la pay tv.
In un momento di trasformazione dell’azienda pubblica radiotelevisiva in media company e con l’innalzamento della qualità dei prodotti Rai, non bisogna correre il rischio di mettere a segno un autogol lasciando indietro la testata sportiva, soffocata da una faida interna, quando i concorrenti affilano le armi per potenziare la loro offerta.

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