Doping, arriva la condanna per Michele Ferrari

Pubblicato il autore: Andrea Biagini Segui

michele ferrari
Un anno e sei mesi
. E’ questa la condanna inflitta dal Tribunale di Bolzano al dottor Michele Ferrari per aver suggerito e guidato il doping di Daniel Taschler, biathleta azzurro figlio di Gottlieb, ex vicepresidente della Federazione Internazionale biathlon (FIB). A questi ultimi due, invece, inflitti rispettivamente 9 mesi ed un anno di reclusione, sulla base di intercettazioni e pedinamenti che sono serviti a stabilire “senza ombra di dubbio il ricorso al doping da parte dell’atleta, indotto dal medico ferrarese che consiglia, somministra e cede al giovane atleta altoatesino eritropoietina ed altri farmaci”, con Gottlieb Taschler “condannato perché, nonostante la sua qualità di dirigente della Unione Internazionale Biathlon, indirizzava il figlio Daniel, atleta della squadra nazionale Italiana di biathlon, dal Ferrari favorendo il ricorso a pratiche illecite”.
I nomi dei Taschler erano presenti in uno dei filoni della maxi inchiesta sul doping avviata dalla Procura della Repubblica di Padova, con il processo che è stato poi trasferito per competenza a Bolzano. La difesa tuttavia ha annunciato che farà appello.

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Condanna Michele Ferrari, la WADA esulta per la sentenza

A festeggiare per la sentenza si è trovata anche la WADA, l’agenzia mondiale antidoping, costituitasi parte civile e a cui ora spettano 15 mila euro come risarcimento.
“In tempi recenti la WADA ha deciso di partecipare come parte civile in Italia ad alcuni importati procedimenti penali per violazione della normativa antidoping. La scelta è stata fatta anche in relazione all’importanza dei casi e al profilo degli imputati. Questo risultato ottenuto davanti al Tribunale di Bolzano è di grande rilevanza nella lotta internazionale al doping”, ha commentato Marco Consonni, avvocato dell’agenzia internazionale. “In precedenza, proprio tramite una collaborazione con la Procura della Repubblica l’USADA, l’Agenzia Anti-Doping Americana, aveva potuto accedere alle informazioni necessarie alla squalifica di Lance Armstrong, altro caso in cui lo studio aveva collaborato”, ha quindi concluso Consonni.

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Condanna Michele Ferrari, prima condanna in sede penale per il “Mito”

Tornando a Michele Ferrari, per lui si tratta paradossalmente della prima condanna in sede penale per violazione della normativa antidoping, durante la quale non potrà esercitare la professione medica.
Il dottore era tuttavia presente da tempo nella “prohibited association list“, la lista delle persone tenute sono stretta osservazione dalla WADA proprio per la loro pericolosità in ambito doping. Il nome di Ferrari, infatti, era già venuto fuori in numerose altre circostanze, dalle quali tuttavia ne era uscito assolto. Tra le altre, ricordiamo la sanzione inflittagli dal Tribunale di Bologna per la vicenda della cosiddetta “farmacia Guandalini” in cui venne accusato di violazione della legge sulla frode sportiva e abuso di professione farmaceutica risalente agli anni 1998, con la legge antidoping (376/2000) non ancora in vigore in Italia. Fra i clienti del dottore, oltre al reo confesso Filippo Simoni, che proprio in quel processo ammise di aver fatto uso di EPO e sostanze dopante somministrategli da Ferrari stesso, anche alcuni dei ciclisti più noti dell’epoca come lo svizzero Tony Rominger, Axel Merckx (figlio di Eddy), Bortolami, Zaina, Gotti, Cipollini, Savoldelli, Chiappucci, Escartin, Tonkov e Olano per citarne alcuni, senza dimenticare il marciatore Alex Schwazer ma soprattutto Lance Armstrong, che chiamava Ferrari il “Mito” proprio per le sue capacità.

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