La tenacia di Molinari. Dopo sette anni arriva finalmente un successo, Pasqua d’oro per il golfista italiano

Pubblicato il autore: marco.stiletti Segui

La tenacia di chi è più determinato e caparbio di qualsiasi insegnamento e obiettivo. Questo è senz’altro il profilo di Edoardo Molinari nell’insegnamento di un obiettivo. La sua vittoria nel giorno di Pasqua, a Rabat in Marocco, nel trofeo Hassan II, contiene metaforicamente un paio di calcioni ben assestati: a chi gli aveva pronosticato un inesorabile declino e soprattutto alla sfortuna che gli si è accanita contro, costringendolo a due interventi a mano e polso. D’altronde, i segnali premonitori erano chiari: non si supera due volte il girone infernale della Qualifying School se non si ha un carattere d’acciaio. E nervi saldi. E una forte autostima. Sono passati ben 7 anni dalla sua ultima vittoria sull’European Tour, a Gleneagles, un trionfo che completava la serie d’oro, cominciata con lo storico successo nello Us Amateur e proseguita, in una ascesa impressionante, con il dominio nel Challenge Tour, il Dunlop Phoenix in Giappone, la Coppa del Mondo con il fratello Francesco in Cina e le due affermazioni scozzesi sul Tour europeo che resero inevitabile la scelta del capitano Colin Montgomerie di convocarlo nella squadra europea per la Ryder Cup del 2010.
Oggi, Edoardo può rivendicare con motivato orgoglio la sua impresa. Nell’ultimo giro partiva con  ben 4 colpi di ritardo rispetto al leader del torneo, l’irlandese Paul Dunne: 71-74-70 contro 73-69-69. La vittoria se l’è costruita colpo su colpo. Senza mai abbattersi, neppure dopo le prime 9 buche chiuse con un normale par. Nelle seconde 9 l’accelerazione bruciante, il cambio di passo mentale: l’accoppiata birdie-eagle alle buche 11 e 12 era lo squillo di tromba che annunciava che qualcosa nel suo destino poteva e doveva cambiare. Ecco allora, dopo l’intoppo di un bogey alla 16, l’exploit finale: ancora una sequenza birdie-eagle alle buche 17 e 18. Cinque colpi guadagnati, il comando della classifica provvisorio, lo spareggio con Dunne. Il più era fatto, mancava l’ultimo tassello: l’irlandese segnava un bogey, Edoardo firmava il par. Le braccia al cielo, il film della sua carriera che gli passava davanti, un pernacchio alla sfortuna, la certezza di essere ritornato, la felicità della moglie Anna e il sorriso della piccola Margherita. Ora a 36 anni e con il montepremi appena vinto da 416.000 euro di prima moneta potrà pensare con più tranquillità al futuro, grazie a due anni di esenzione che gli spettano di diritto.

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