Jan Frodeno, il cuore oltre l’ostacolo

Pubblicato il autore: Andrea Biagini Segui

Jan Frodeno

When you walk through a storm
Hold your head up high
And don’t be afraid of the dark
At the end of the storm
There’s a golden sky

Cammina a testa alta Frodo, nella tempesta, e non aver paura del buio. Quando tutto sarà finito, troverai un cielo dorato ad attenderti.

Vedere Jan Frodeno camminare, fermarsi, ripartire, soffrire, digrignare i denti tanto da anestetizzare il dolore e, finalmente, arrivare al traguardo per sentirsi dire “You are an Ironman” è stato forse il momento più bello del campionato del mondo di sabato notte. Non se la prenda Patrick Lange, autore di una prestazione da urlo (anzi, da record) condita da una maratona corsa a ritmi incredibili, ma la sua vittoria non è sembrata tanto voluto e sofferta come invece lo è stato l’arrivo del tedesco già vincitore a Kona nel 2015 e 2016.
Frodeno negli anni ci ha abituato e si è abituato ad arrivare al traguardo davanti a tutti, primo Ironman di una lunga serie a venire. Tutti alla fine accomunati da una stessa, identica, definizione: quella di uomini di ferro, che hanno saputo combattere contro se stessi prima ancora che contro i propri avversari.
E la dimostrazione del valore di questa investitura risiede tutta nella prestazione commovente e a tratti straziante di Frodo, messo ko da un dolore lancinante alla schiena, crudele come sa essere la vita. Si sarebbe potuto ritirare senza che nessuno potesse rimproverargli nulla, ma se così avesse fatto non staremmo di certo qui a parlare di lui come un Campione. Perché Jan Frodeno sabato, in mondovisione, ha dimostrato come si può essere vincitori senza necessariamente arrivare primi. Jan Frodeno ha cercato, voluto ed infine conquistato un traguardo per il quale si era allenato mesi e mesi. Poi, all’improvviso, dopo 4 km di maratona, il buio.

Walk on through the wind
Walk on through the rain
Though your dreams be tossed and blown
Walk on, walk on
With hope in your heart

Continua a camminare Frodo, nonostante le difficoltà, segui il tuo cuore e vai avanti anche quando i tuoi sogni saranno infranti.

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Quel maledetto dolore alla schiena al km 4 ha fatto crollare tutte le sue speranze di un atleta che negli ultimi anni aveva costruito proprio lì, nella maratona, le sua vittorie più importanti. Ma il dolore non aveva fatto ancora i conti con l’uomo ed il suo orgoglio, la sua determinazione, il suo rispetto nei confronti di chi quella gara l’avrebbe finita ore ed ore dopo il suo arrivo. Così Frodo non ha mollato, non si è arreso ed ha continuato a combattere, perché come diceva Lance Armstrong “la sofferenza è momentanea, la resa dura per sempre”.
Quella che può sembrare un’azione eroica, dunque, altro non è che un gesto ordinario in uno sport straordinario, dove essere Ironman non significa difatti avere una maglia ed una medaglia di finisher, bensì racchiude in sé il valore intrinseco di un uomo che ha sfidato i propri limiti fino a superarli, raggiungendo confini irraggiungibili ai più.
Essere Ironman significa rendere possibile l’impossibile, dare sfogo alle proprie energie fisiche ma soprattutto mentali dimostrando così che, citando Einstein, “c’è una forza motrice più forte del vapore, dell’elettricità e dell’energia atomica: la volontà”.

And you’ll never walk alone

E sappi che in questo viaggio non sarai mai solo, Frodo, perché avrai al tuo fianco molti altri pazzi in un mondo che, in realtà, non sa ancora cosa sia la normalità.

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