Fabbro approda al Team Katusha-Alpecin: ”Qui mi affascina tutto!”

Pubblicato il autore: Livio Cellucci Segui


Il 2018 sarà decisamente un anno importante per Matteo Fabbro: il giovane e promettente scalatore italiano ha avuto infatti la fortuna di passare dal mondo dell’Under 23 al palcoscenico del professionismo e del World Tour. Nato a Codroipo (in provincia di Udine) il 10 aprile del 1995, Fabbro a 23 anni da compiere entrerà dunque già di diritto nel mondo dei grandi e per entrarci ha scelto una squadra svizzera-russa, il Team Katusha-Alpecin. Il corridore friulano si è lasciato andare ad una lunga intervista ai colleghi di Cicloweb, in cui ne ha approfittato per raccontare se stesso, il suo entusiasmo e le sue emozioni, in vista della sua prima stagione da professionista. Ed è comprensibile tutto questo: prima dell’approdo al team di Azevedo, Fabbro ha corso sempre e solo nel Cycling Team Friuli, una sorta di seconda casa per Matteo, ma una dimensione radicalmente diversa da quella in cui invece si trova ora: ”Da dilettante ho corso per 4 anni nel Cycling Team Friuli, diretto da Andrea Fusaz e Renzo Boscolo. Adesso invece sono un ciclista professionista a tutti gli effetti… Ho incominciato ad andare in bicicletta quando ero piccolo, visto che provengo da due famiglie di ciclisti. I miei nonni mi hanno messo in bici ed è stato amore a prima vista: anche se negli anni successivi i miei familiari hanno tentato di indirizzarmi verso altri sport meno pericolosi, ho scelto il ciclismo”. L’approdo tra i grandi non è stato dei più semplici per Fabbro: ”Dopo quello che avevo fatto due anni fa, pensavo che il 2017 sarebbe stato solo una passerella per me, ma così non è stato: a causa degli infortuni, ho dovuto sudarmi il passaggio al professionismo, e penso che ciò sia servito da lezione”.

Prima di approdare alla Katusha, Matteo nel 2017 aveva sostenuto però uno stage col Team Sky: ”Avevo partecipato ad un training camp a Maiorca con loro. Avevo trovato un bell’ambiente: a dire di molti, sembra che il mondo che gira intorno alla compagine inglese sia tutto molto ”robotico” ma, per come l’ho vissuto, posso dire che non è così. La squadra britannica è una formazione normale, come tutte le altre, e le persone che lavorano per loro sono amichevoli. Inoltre ognuno lì svolge la propria mansione con serietà. A fine stagione però non abbiamo trovato un accordo e quindi ho preferito andare alla corte di Josè Azevedo, il quale mi aveva proposto un progetto veramente interessante. Credo che passare professionista col Team Katusha sia stata la scelta migliore. Ringrazio il Team per la fiducia che sin da subito ha mostrato nei miei confronti”. Non mancano poi i ringraziamenti al suo procuratore: ”Raimondo Scimome ha svolto un ruolo fondamentale”.

Ed ora l’approdo alla Katusha-Alpecin: ”E’ una squadra che ha sempre dimostrato grande interesse nei miei confronti ed infatti negli ultimi anni loro mi hanno sempre seguito: Azevedo ed i direttori sportivi mi hanno proposto un programma pluriennale che sembrava fatto su misura per me. Il loro progetto mi è piaciuto sin da subito ed all’istante ho detto sì, senza pensarci su due volte”. L’entusiasmo di Fabbro è palpabile: ”Mi affascina tutto! Il Cycling Team Friuli per me era diventata più una famiglia che una squadra, adesso invece sono in nuovo mondo, con nuove persone, nuovi compagni di squadra e nuovi stimoli che, dopo tutte queste annate tra gli Under 23, penso che ci volessero per la mia crescita. Tra l’altro, essendo passato in una squadra straniera, si parla inglese e quindi posso confrontarmi con altre culture, visto che i miei compagni provengono da molte nazioni differenti. In questo modo posso crescere non solo come corridore, ma anche dal punto di vista personale”.

Matteo Fabbro non sembra spaventato da questa sua nuova dimensione: ”L’unica paura può essere quella di non essere sin da subito all’altezza, visto che cambiano notevolmente i ritmi. Per il resto sono molto tranquillo, perchè l’ambiente è molto familiare e tra i compagni si va tutti d’accordo. Ad inizio mese abbiamo fatto un ritiro ed è stato tutto molto bello! Mi sono ritrovato in una squadra in cui c’è un miscuglio di lingue, culture e modi di fare e nei primi giorni ero un pò spaesato, poichè non sapevo bene come comportarmi, ma sia lo staff, che i compagni si sono impegnati a non farmi sentire a disagio. Ed alla fine ne è uscito un bel gruppo, col quale penso si possa fare molto bene quest’anno”.
Fabbro nell’intervista a Cicloweb sembra un pò come un bambino al Luna Park: ”Sono rimasto affascinato dall’organizzazione di queste squadre World Tour! Poi mi ha colpito il metodo che hanno Tony Martin, Marcel Kittel, Ilnur Zakarin e tutti gli altri campioni della squadra, perchè non fanno nulla a caso, ma a tutte le loro azioni c’è un perchè… Da compagni così, c’è solo da imparare. In ritiro stavo in camera con Belkov e con lui è nato un feeling maggiore. Ma ho iniziato a conoscere bene anche Kittel, Cras, Haller e Kiserlovski. I miei nuovi compagni sono molto amichevoli e tranquilli. Inoltre, viene data importanza a tutto il gruppo”. Matteo però non dimentica chi gli ha permesso di emergere: ”Oltre a Fusaz e Boscolo, ringrazio anche il presidente e tutto lo staff della Cycling Team Friuli”.
Il debutto stagionale di Fabbro con la Katusha-Alpecin arriverà alla fine del prossimo mese: ”Il 31 gennaio alla Volta a la Comunitat Valenciana. Per il resto, non so a quali gare parteciperò, perchè insieme alla squadra definiremo meglio il programma dopo altri test”. Per il debutto nel Giro d’Italia invece Fabbro dovrà attendere ancora un pò: ”Purtroppo per me l’appuntamento con la Corsa Rosa sarà rimandato al 2019”. Ed anche per la Grande Boucle, il nostro dovrà attendere: ”Il livello lì è altissimo: con grande probabilità non farò il Tour nella prossima annata, ma tra 2 anni chissà…”. Uno degli obiettivi di Fabbro è poi la partecipazione al Mondiale di Innsbruck: ”La corsa iridata è molto dura e per questo mi piace parecchio. Però bisognerà conquistarsi un posto per essere della partita. Se avrò l’occasione, sicuramente cercherò di fare qualcosa di buono per convincere il CT Cassani a convocarmi”.

Il corridore neopro presenta poi le sue caratteristiche: ”Vedendo il mio fisico e conoscendo anche le mie caratteristiche, certamente sono un atleta più propenso ai Grandi Giri”. Qualche anno fa Fabbro si era anche iscritto all’università alla facoltà di storia, poi gli impegni sportivi lo hanno costretto a scegliere. Ma lui non ha perduto la speranza di riprendere i libri: ”Non è escluso che possa ricominciare: la storia è una materia che, anche se totalmente differente dalla meccanica, mi appassiona ed incuriosisce parecchio”. A proposito di storia sportiva invece, il riferimento è Joaquim Rodriguez: ”E’ un corridore che mi piace molto: sono cresciuto guardando le sue vittorie e fisicamente gli somiglio molto, visto che sono alto 1 metro e 67 e peso 53 chili…”. Il suo mentore in bici è invece Alessandro De Marchi: ”Quando siamo a casa, usciamo spesso insieme. Lui è un campione dentro e fuori il ciclismo: è un bravo ragazzo, disponibilissimo ad aiutare il prossimo nei momenti di difficoltà. Nella mia vita mi è sempre stato vicino e credo che il ciclismo abbia bisogno di persone come lui. E’ un modello da imitare!”. La chiusura dell’intervista è con gli auguri per il 2018: ”Festeggerò il Capodanno con la mia fidanzata Corinna e con i miei amici… Spero che il 2018 sia un anno migliore di quello che si sta per concludere, specialmente sotto l’aspetto degli infortuni!”

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