Doping di Stato in Russia, la replica del Cremlino alla Wada: “Accuse infondate, attacco di natura politica”

Pubblicato il autore: Edoardo Evangelista Segui

Doping di Stato in Russia, la replica del Cremlino alla Wada Accuse infondate, attacco di natura politica
Doping di Stato in Russia, la replica del Cremlino alla Wada: “Accuse infondate, attacco di natura politica“. Questo il messaggio che arriva perentorio da Mosca in risposta alle accuse rivolte dalla commissione indipendente istituita dall’agenzia anti-doping Wada nei confronti della Federazione russa di atletica leggera. Dopo che il 4 novembre era stata comunicata pubblicamente l’indagine in corso da agosto nei confronti dell’ex presidente della Federazione internazionale di atletica leggera (IAAF) Lamine Diack, ieri la Wada ha pubblicato un report di oltre 300 pagine dal quale emerge il massiccio uso di sostanze proibite da parte di atleti russi per alterare le prestazioni sportive. A fare scalpore è soprattutto il coinvolgimento delle istituzioni russe, dal governo al Ministero dello Sport sino ad arrivare al ruolo svolto dal servizio segreto (Fsb) nell’occultamento delle provette all’interno dei laboratori dove vengono effettuate le analisi. Di qui l’accusa di doping di Stato nei confronti della Russia da parte del presidente della commissione istituita dalla Wada, Dick Pound, dopo che l’ultimo caso analogo risaliva alla Turchia di qualche anno fa.

Doping di Stato in Russia, la replica del Cremlino alla Wada: “Accuse infondate, attacco di natura politica“.
La questione – ha detto il portavoce del premier russo Validimir Putin, Dmitri Peskov – è che se ci sono delle accuse allora devono essere sostenute da qualche prova, finché non si sono sentite le prove è difficile percepire le accuse, sono infondate
“. Più morbida la posizione espressa dalle parole del Ministro dello Sport Vitaly Mutko, che di fronte al rischio di vedere il blocco di atleti russi sospeso in massa dalla partecipazione alle prossime manifestazioni sportive, a partire dalle Olimpiadi 2016 di Rio de Janeiro in Brasile, ha affermato che gli organi sportivi russi collaboreranno con la Wada per sanare qualsiasi pratica illegale sia stata posta in atto dall’agenzia nazionale anti-doping, prendendone implicitamente le distanze e ribadendo di aver fatto molto anche nel recente passato per porre fine alla situazione del doping in patria. Tuttavia, si deve precisare come lo stesso Mutko sarebbe accusato di aver commissionato la manipolazione delle provette che sarebbero state analizzate dai responsabili di controllo internazionali. Sembrerebbe che agenti dell’Fsb fossero presenti nei laboratori sotto mentite spoglie al fine di distruggere le provette in laboratori paralleli ed intimidire gli individui preposti ai controlli. Difficile che abbiano agito senza un mandato governativo, altrettanto difficile che lo abbiano fatto nell’ignoranza generale del Ministero e della Federazione rispetto a quanto accadeva sistematicamente.

Di seguito il video dell’intervento di Vitaly Mutko, Ministro russo per lo sport.

Doping di Stato in Russia, la replica del Cremlino alla Wada: “Accuse infondate, attacco di natura politica“. Il Cremlino, nella persona del portavoce di Putin, con un comunicato uscito stamane si è mostrato disposto a collaborare, promettendo di dare il via ad un giro di vite volto a contrastare qualsiasi pratica di aggiramento dei vincoli imposti dal regime anti-doping. Tuttavia, ha affermato senza mezzi termini che le competenze della Commissione della Wada debbano essere circoscritte all’accertamento dei fatti e non possano in alcun modo ricomprendere la facoltà di invitare la IAAF a sospendere gli atleti di nazionalità russa dalle fare. “Rispettiamo la commissione della Wadasi legge nel comunicato di Mosca -, ma non riteniamo che nelle competenze della commissione vi sia il predeterminare ulteriori azioni delle organizzazioni sportive internazionali, dove i rappresentanti del movimento sportivo della Russia sono membri a pieno titolo“.Nella giornata di ieri erano arrivate parole al veleno da parte di Vladimir Uiva, capo dell’Agenzia federale medico-biologica russa, secondo il quale le accuse della Wada avrebbero “una motivazione assolutamente politica, come le sanzioni contro la Russia“, il riferimento è chiaramente alla guerra diplomatica ingaggiata dalle autorità di Stati Uniti, Unione Europea eNazioni Unite con il governo di Mosca guidato da Vladimir Putin, reo di aver annesso unilateralmente la Crimea nel marzo 2014 ed aver fomentato i movimenti separatisti attivi nell’Est dell’Ucraina, favorendo la disgregazione della metà orientale del Paese dell’Europa centro-orientale. A Uiva aveva fatto eco il consulente legale dell’agenzia nazionale russa per l’anti-doping,  Artem Patsev, che aveva parlato di “chiaro disegno politico” dietro alle accuse e alla volontà di estromettere i russi dai Giochi. Sulla vicenda si era espresso nel pomeriggio di ieri anche il presidente ad interim di RusAthletics, Vadim Zelechenok, sostenendo che “qualsiasi provvedimento di sospensione dovrebbe essere discusso nella riunione della Iaaf nel mese di novembre“, ed aggiungendo che “dovrebbe essere dimostrato che le violazioni erano colpa della federazione e non dei singoli sportivi. Dovrebbe esserci data la possibilità di difendere la nostra reputazione“, la chiosa di Zelechenok.

Doping di Stato in Russia, la replica del Cremlino alla Wada: “Accuse infondate, attacco di natura politica“.

Il report della Wada, oltre a suggerire la sospensione di cui sopra, menziona le identità di atleti e dirigenti russi che secondo la Commissione d’indagine dovrebbero essere radiati dall’attività sportiva tout court. Tra questi spiccano due atlete andate a medaglia alle Olimpiadi di Londra 2012, e che secondo la Wada sarebbero dovute essere squalificate prima di partecipare a quelle gare: Marija Savinova ed Ekaterina Poistogova, rispettivamente oro e bronzo nella gara degli 800 piani a Londra. Non solo, perché nella black list figura anche il nome del discusso allenatore Viktor Chegin, responsabile di alcuni dei più clamorosi scandali di doping degli ultimi anni in Russia e nonostante questo ancora parte integrante del giro, come testimonia la sua presenza a bordo pista nello stadio diZurigo agli Europei 2014, ai quali almeno formalmente non era stato accreditato. Tra i discepoli di Chegin, anche se forse sarebbe il caso di chiamarli vittime, figura il marciatore German Skurygin, noto alle cronache italiane per aver vinto la 50 km ai Mondiali del 1999, vittoria che gli sarebbe stata revocata a vantaggio dell’azzurro Ivano Brugnetti. Skurygin è morto per un misterioso infarto all’età di 45 anni. Quello della marcia è stato uno degli sport nazionali russi maggiormente falcidiati dalle sistematiche pratiche di doping, prova ne è l’assenza di atleti ai recenti Mondiali di Pechino 2015. Il totale di atleti seguiti da Chegin nei quali sono state riscontrate anomalie biologiche legate all’uso di sostanze dopanti ammonta a 37 unità. Un numero che deve necessariamente far riflettere.

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