Semenya, Savinova e l’oro di Londra 2012. Questione di Karma

Pubblicato il autore: Valerio Nisi

Semenya  Vi ricordate di Caster Semenya? Beh, diciamo che la sua è una storia davvero difficile da dimenticare. Alle Olimpiadi di Londra 2012 ha vinto l’argento negli 800 metri, una grande, anzi grandissima soddisfazione per l’atleta sudafricana. Un risultato di cui quasi mai ha potuto godere a pieno. Si perché nella carriera della Semenya c’è sempre stato un neo, un fardello che la ragazza ha dovuto portare su di sé per tanti anni, fin dalle competizioni juniores. L’accusa di non essere donna. Un’accusa pesante, dettata più dal suo aspetto un po’ mascolino che dalla reale pericolosità agonistica in gara, sebbene a livello giovanile soprattutto abbia sempre avuto una marcia in più. Un’accusa che nel 2009 ha portato la IAAF, la Federazione Internazionale delle Associazioni di Atletica leggera, a chiedere alla Federazione sudafricana di effettuare delle analisi approfondite sull’atleta, per verificare che dietro a quelle sembianze non si celasse per davvero un uomo.

Si può solo immaginare l’imbarazzo e l’umiliazione provate dalla Semenya in una situazione così assurda e paradossale. Ma ovviamente sotto richiesta della IAAF, è stato impossibile esimersi dall’obbedire. I risultati delle prime analisi effettuate hanno stabilito che la Semenya è uno pseudoermafrodita (all’interno del suo organo genitale ci sarebbero i testicoli al posto di utero e ovaie). Cosa significa? Che la Semenya ha vinto la sua gara più importante e così le è stato riconosciuto di poter continuare a gareggiare con le donne.
L’atleta sudafricana ha continuato la sua carriera, certo sempre con gli occhi puntati addosso quasi come fosse un mostro, divenendo portabandiera della sua nazione a Londra 2012, dove, come già detto ha vinto l’argento negli 800 metri. Ma chi vinse l’oro? Il gradino più alto del podio tocco alla russa Mariya Savinova. Il destino, che spesso è beffardo, ha voluto che prima della Semenya arrivasse proprio la Savinova. Chi è? Proprio colei che, dopo gli straordinari successi della sudafricana nei campionati mondiali di Berlino 2009, mosse per prima l’accusa che comunque avrebbe macchiato la carriera e la vita della Semenya. Per causa sua l’atleta sudafricana ha dovuto rinunciare alla corsa per ben 11 mesi.

KARMA – Per la Savinova, coinvolta nello scandalo doping che sta scombussolando in questi giorni tutto il mondo dell’atletica russa, forse è arrivato il momento di restituire qualcosa. Il Karma, che senza dover necessariamente scomodare le dottrine religiose e filosofiche indiane diremo che funziona sul semplice principio di causa ed effetto, una sorta di terza legge delle dinamica applicata all’anima, sta bussando alla porta della russa. Si perché se il Cio, in seguito all’inchiesta della WADA (Agenzia mondiale anti-doping), dovesse decidere di togliere tutte le medaglie alla Federazione russa, Mariya Savinova dovrebbe lasciare alla sua rivale di sempre, e non solo su pista, più di qualche medaglia. A cominciare dalla più importante, l’oro olimpico del 2012, fino ad arrivare all’oro mondiale del 2011 ottenuto a Daegu, in Corea. Un’inchiesta che di sicuro ha fatto e farà cadere molte teste, tante medaglie, tutte quelle della Savinova.

Ma la Semenya non sarà comunque ad attendere queste medaglie a braccia aperte e col collo teso. Intervistata dal giornale sudafricano The Star, la 24enne si è mostrata superiore a qualsiasi banale desiderio di “vendetta”. “Non mi piace vincere a tavolino. All’Olimpiade sono arrivata seconda, se il Cio decidesse di darmi l’oro sarei felice per il mio Paese, ma non lo sentirei mio e non avrei nulla da celebrare. Dopata o meno è arrivata davanti a me a Londra e la storia non si può cambiare“. Una correttezza, quella della Semenya, che lascia davvero senza parole tanto quanto l’incredibile scandalo sollevatosi in Russia. Con o senza ulteriori medaglie la Semenya sta lavorando duramente per trovare un posto alle prossime Olimpiadi a Rio nel 2016. Noi facciamo il tifo per questa ragazza a cui lo sport deve restituire qualcosa. E forse anche la Savinova.

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