Atletica, Trost sullo scadalo doping: “Bisogna ripartire da Rio e dagli esempi del passato”

Pubblicato il autore: Ilaria Ceracchi Segui

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La saltatrice azzurra, Alessia Trost, è intervenuta sulla questione del doping, che da qualche mese sta coinvolgendo l’atletica internazionale. Si è soffermata soprattutto sul deferimento dei ventisei atleti azzurri. L’azzurra ha rilasciato una dichiarazione in occasione del tradizionale incontro di fine anno delle Fiamme Gialle al Tempio di Adriano a Roma. Come riporta Repubblica.it, questo è il suo commento sugli atleti deferiti: “Ai 26 atleti deferiti va il nostro sostegno, prima di tutto umano. Stamane ho visto Fabrizio Donato allenarsi in caserma a Ostia e non penso che sia facile allenarsi quando si ha la testa da un’altra parte. Abbiamo bisogno veramente di un’atletica sana, bella, perché c’è ancora, anche se non sempre ce lo ricordiamo e non sempre ci aiutano a ricordarlo. Noi, però, andiamo al campo tutti i giorni, ci alleniamo, facciamo quello che abbiamo sempre fatto da quando eravamo piccoli. Con tanta passione e amore”. Ha proseguito poi la Trost: “L’atletica è uno sport ancora pulito e bello. Spero che questa faccenda si risolva positivamente e non lo dico per retorica ma perché conosco i ragazzi, la squadra e perché tutti abbiamo bisogno di avere fiducia nello sport”. L’atleta poi si sofferma su Rio 2016: “Deve essere assolutamente il punto di partenza, speriamo che possa essere l’occasione in cui l’atletica torni ad essere trasparente, a essere lo sport del cuore. In questo momento di difficoltà non mi sento di dire altro, perché possiamo ripartire solamente da quello che è la nostra base ossia, dagli esempi di Pietro Mennea e Sara Simeoni e da come ci immaginavamo il loro sport e la loro fatica”.

Tornando al dramma del deferimento, su cui si è concentrata Alessia Trost nel suo intervento, se il Tribunale dovesse accogliere la richiesta di squalifica per i famosi 26, questo significherebbe, in parole semplici, la fine della loro carriera. A pochi mesi dalle Olimpiadi, tutto questo, fa ancora più male e crea ancora più malcontento, sia fra gli atleti stessi, sia fra gli appassionati di questo sport. Gli atleti coinvolti sono accusati di non essersi sottoposti ai controlli anti-doping.
Tuttavia, il presidente della Fidal, Algio Giomi, si dichiara fiducioso dell’operato della Procura Antidoping e, come riporta Italyjournal.it, ammette che è troppo facile scaricare tutte le responsabilità sugli atleti: “Scaricare solo sugli atleti la responsabilità di quanto accaduto è troppo semplice. L’atleta è il punto di partenza e di arrivo di tutto il movimento sportivo, ma in mezzo ci sono tecnici, società, federazione, Coni. Assumiamoci tutti la responsabilità”.

I 26 atleti deferiti sono: Roberto Bertolini (30 anni, tiro del giavellotto), Migidio Bourifa (46 anni, maratoneta), Filippo Campioni, Simone Collio (36 anni, velocista), Roberto Donati (32 anni, velocista), Fabrizio Donato (39 anni, salto triplo e salto in lungo), Giovanni Faloci (30 anni, lancio del disco), Matteo Galvan (28 anni, velocista), Giuseppe Gibilisco (36 anni, salto con l’asta), Daniele Greco (26 anni, salto triplo), Andrew Howe (30 anni, velocista e saltatore in lungo), Anna Incerti (35 anni, maratoneta), Andrea Lalli (28 anni, mezzofondista), Stefano La Rosa (30 anni, mezzofondista), Claudio Licciardello (29 anni, velocista), Daniele Meucci (30 anni, maratoneta), Christian (35 anni, mezzofondista), Ruggero Pertile (41 anni, maratoneta), Jacques Riparelli (32 anni, velocista), Silvia Salis (30 anni, lancio del martello), Fabrizio Schembri (34 anni, salto triplo), Daniele Secci (23 anni, getto del peso), Kaddour Slimani (36 anni, mezzofondista), Gianluca Tamberi (25 anni, tiro del giavellotto), Marco Francesco Listalli (28 anni, velocista), Silvia Weissteiner (36 anni, mezzofondista). Fonte: ItalyJournal.it .

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