La federatletica Russa ammette alcune accuse

Pubblicato il autore: Daniela

dopingLa Federazione Atletica leggera Russa ha ammesso alcune accuse a suo carico in merito alla vicenda di doping che ha coinvolto l’ intero paese. Si “accetta” dunque che alcune prove potrebbero essere reali, anche se molte vicende simili erano già state corrette molto tempo prima. Il presidente russo Putin, deciso a dimostrare l’ integrità della maggior parte degli sportivi, ha deciso di collaborare con la Wada, la federazione mondiale anti doping, ordinando alcune indagini sulla questione, pur sapendo che questo potrebbe costare la squalifica del suo paese dai prossimi mondiali di Rio. In ogni caso Vladimir insiste sul fatto che “una punizione in tal senso dovrebbe essere individuale e non collettiva”. Comunque la Russia rischia questa volta, e rischia grosso. Le accuse sono a dir poco infamanti e il doping di stato è un fatto provato cui probabilmente non si passerà sopra facilmente: il pericolo è di restare esclusi come nazione ai mondiali di Rio 2015. Tuttavia, di recente si parla di una piccola riapertura, e di una possibilità che, rivedendo le carte e con una collaborazione attiva da parte della federatletica e del presidente, la “bandiera rossa” possa rientrare nelle competizioni mondiali. In effetti Putin insiste sull’ integrità dei “suoi” sportivi e sul fatto che le accuse lanciate sono senza fondamento. .. Ma non bastano certo parole per convincere il mondo dello sport a un reintegro del suo paese. Servono prove, prove forti e soprattutto una condanna esemplare per chi individualmente ha fatto uso di sostanze stupefacenti.

E , proprio a questo scopo, Valentin Zelicionok, presidente per oltre 20 anni della federatletica russa, ha affermato che forse la corruzione e il doping erano un problema del passato, mentre ora i ginnasti del suo paese sono assolutamente “puri” e su questo è pronto anche a “giurare sulla Bibbia“. Inoltre, altra difesa, è che non esiste, ne è mai stato prodotto fino ad oggi, alcun documento che provi la costante distribuzione di sostanze dopanti nello sport e quindi la motivazione dovrebbe essere senz’altro tutta politica senza fondamento reale; quindi non ci sarebbe alcuno scopo o morale escludere i ginnasti russi da qualsiasi competizione, nè tanto meno gli allenatori. In effetti i manager, presidenti e federazione russa si difendono da un colpa che loro stessi affermano di non avere, o di averla quantomeno in minima parte rispetto al “gigantismo che è stato mediamente prodotto”. Secondo le difese, soltanto alcuni atleti, non tutti, avrebbero fatto uso di sostanze non consone al mondo sportivo, ma per il resto tutti si sono allenati e hanno ricorso alle loro sole forze. Dunque la ribalta è: punire tutti su un qualcosa compiuto soltanto da un ristretto “pugno” di persone non ha proprio senso. Queste le dichiarazioni e i riscontri portati avanti da tutto il mondo atletico russo. Alle affermazioni, ovvio, seguiranno i resoconti. La Wada ha intenzione di andare fino in fondo, e su questo ci si basa anche sulla cooperazione offerta, come precisato, dallo stesso Vladimir Putin. La Russia potrebbe essere “affondata” nei prossimi mondiali: riuscirà a provare la propria anche parziale, innocenza?

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