Scandalo Doping, l’Adidas dice addio all’Atletica

Pubblicato il autore: Linda Borgioni Segui

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Lo scandalo doping
torna a investire il mondo dell’atletica e stavolta a farne le spese potrebbe essere la stessa Federazione Internazionale. Infatti, l’Adidas è pronta a chiudere il suo rapporto di sponsorizzazione con la Iaaf. L’importante decisione, sembra essere una conseguenza diretta dello scandalo doping che ha travolto la Federazione e del quale pare che i vertici fossero a conoscenza. Le indagini hanno infatti stabilito che alcuni dirigenti sapevano di diversi casi e che, anche in cambio di esborsi economici, avrebbero insabbiato il tutto. Un atteggiamento inaccettabile per l’Adidas, che è uno dei maggiori sponsor dell’Iaaf. Proprio per questo, il divorzio dalla società tedesca costerà alle casse federali circa 32 milioni di dollari, suddivisi tra soldi e forniture.

Insomma, una notizia che rischia di scuotere seriamente il mondo dell’atletica. Infatti, non è da escludere che l’addio dell’Adidas alla Federazione non provochi abbandoni a catena. In realtà, la decisione del colosso tedesco è in cantiere da tempo visto che già a novembre trapelavano perplessità su un possibile rinnovo del contratto di sponsorizzazione. Il matrimonio tra Iaaf e Adidas ha infatti radici profonde perché fu firmato otto anni fa e la scadenza è prevista nel 2019, ma questo non ha fatto desistere la società tedesca dal far sapere che aveva dei dubbi già sul finire del 2015. E certo non l’ha fatta desistere dall’inviare una lettera ufficiale alla Federazione circa due settimane fa, come fa sapere la BBC.

La situazione della Federazione di Atletica si è infatti pesantemente aggravata lo scorso 14 gennaio, giorno in cui la Wada (World Anti-Doping Agency), ha presentato il secondo capitolo dell’indagine condotta dalla Commissione indipendente presieduta da Dick Pound. I risultati di questa investigazione parlano infatti di una “cultura della corruzione radicata ai vertici della Iaaf”, la cui responsabilità “non può ricadere su un numero limitato di persone”. Accuse pesanti, che non possono certo lasciare indifferenti. Ma non finisce qui, perché sarebbe trapelato anche che la commissione non ritiene plausibile che “il Consiglio potesse non essere a conoscenza del sistema e dell’esteso programma di doping della Russia”. Accuse, queste, che puntano il dito direttamente sui vertici della Federazione.

Anzi, Richard McLaren, membro Wada e consulente legale, era stato anche più diretto il 14 gennaio: “Le informazioni sono piuttosto chiare e dimostrano che la corruzione partiva dal vertice della Iaaf, dal presidente Lamine Diack. Certi individui all’interno della Iaaf sono andati oltre la corruzione sportiva, si potrebbe dire che c’è stata una corruzione criminale. E questo dimostra che non è più il momento di negare ma è il momento di fare le riforme”. E oltre all’accusa di corruzione criminale, già di per sé grave, Dick Pound ha ribadito l’inaccettabilità della mancanza di controlli da parte della Federazione: “La Iaaf non è stata sufficientemente attiva nell’indagare sui casi di doping ematico”, dichiarava il presidente della Commissione Wada. Insomma, la Federazione internazionale “ha permesso che tutto questo accadesse e deve assumersi le proprie responsabilità. Continuare a negare renderà solo più difficile fare dei progressi”, concludeva Pound. E ora che la bomba è esplosa, la Federazione di Atletica non può più nascondersi. Il rischio per l’Iaaf, infatti, è che altri sponsor possano seguire l’Adidas nella sua battaglia contro il doping e quindi nella fuga dalla corruzione.

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