Atletica e doping: Kenya promette piena collaborazione con la Wada

Pubblicato il autore: Mario Tommasini Segui
Hassan Wario ministro dello sport del Kenia

Hassan Wario ministro dello sport del Kenia

Il Kenya promette piena collaborazione con la Wada (ndr l’Agenzia internazionale antidoping) per bocca del ministro dello sport, e il paese intende dimostrarlo affrontando i casi sospetti di atletica leggera.
“Ci accingiamo a continuare a impegnarsi con Wada per assicurare che il Kenya raggiunga lo stato di conformità” ha detto Hassan Wario, ministro dello sport keniano dal 2013.
Questa precisa presa di posizione si è resa necessaria dopo che giovedì il presidente IAAF, Lord Sebastian Coe ha dichiarato che era disposto a vietare al Kenya la partecipazione alle Olimpiadi del 2016.
Il paese ha già mancato una delle scadenze fissate entro la quale fornire garanzie alla Wada.
Il che ha comportato il suo inserimento nelle lista delle nazioni a rischio di violare il codice dell’Agenzia e richiesto i commenti dal presidente IAAF Lord Coe.
Kenya è una nazione dominante nel mezzofondo- al top nel medagliere ai mondiali di atletica leggera del 2015 – ma ha visto più di 40 dei suoi atleti positivi a test antidoping dal 2011.
Wario dice Kenya ha mosso i passi seguenti per combattere il problema doping:
– Investito 300 milioni di scellini keniani (3 milioni di dollari) agli uffici Anti Doping Agency del Kenya (Adak)
– Individuato nuovi uffici per Adak, con l’obiettivo di trasferirsi da aprile
– Ottenuto attrezzature anti-doping
– Aggiornato il personale di Adak
– Completato un memorandum che è stata inoltrato al governo keniano

E’ chiaro che non essendo ancora iniziata la stagione all’aperto ma anzi in pieno svolgimento quella indoor, con i mondiali a marzo, ci si augura siano sufficienti 5 mesi per chiarire la situazione.
Certo è che l’avvicinamento a Rio 2016 non è ottimale per la nazione africana, per gli atleti, coinvolti e non, e per tutto il movimento dell’atletica e olimpico in generale.
Non vedere kenioti nelle gare in pista e nella maratona sarebbe un peccato per gli spettatori e uno schiaffo allo spirito olimpico.
L’eventuale estromissione cadrebbe proprio in coincidenza del quarantennale del boicottaggio anti apartheid a Montréal 1976 di quasi tutti i paesi africani ma quella aveva proprio altre e più etiche ragioni.

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