Atletica, Greco: “Mi è sembrato tutto paradossale, ora l’incubo è finito”. Salis: “E’ la mia medaglia morale”

Pubblicato il autore: Ilaria Ceracchi Segui
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Tra gli otto atleti azzurri, che nella giornata di ieri sono stati scagionati dall’accusa di eluso controllo, ci sono anche Daniele Greco, campione nel salto triplo e Silvia Salis, specializzata nel lancio del martello. I due atleti possono finalmente tirare un sospiro di sollievo dopo l’incubo che stavano vivendo da alcuni mesi. Entrambi, infatti, erano stati condannati a due anni di squalifica per non essersi sottoposti ai controlli antidoping dal 2011 al 2012. Ora, però, tutto è andato per il verso giusto, almeno per gli otto atleti scagionati: rimangono, però, ancora 18 casi da valutare.L’ ex campione europeo Under 23 e indoor Daniele Greco ha commentato, così, la decisione della prima sezione del Tribunale antidoping del Coni. 
Sulla vicenda.
 “Per un inghippo burocratico, il mio nome e quello di altri atleti puliti è stato ingiustamente macchiato. Adesso però l’incubo è finito. I solleciti che abbiamo ricevuto erano stati erroneamente legati a inadempienze nel comunicare la nostra reperibilità per i controlli antidoping. Abbiamo dovuto provare il contrario, dimostrando di aver inviato i form ed esibendo, fra l’altro, la ricevuta di un test antidoping in un periodo fra quelli contestati”.
Sulle parole che ha usato per spiegare la questione ai più giovani. “Ho cercato di usare degli esempi. Tipo: voi mandate un messaggio a vostra madre all’ora stabilita e lei lo riceve mezz’ora dopo perché non c’era campo. Evidentemente non è colpa vostra”
Cosa ha provato in questi mesi.“Mi è sembrato tutto paradossale. Io evito anche di bere bevande commerciali, per paura degli effetti sui valori e poi mi ritrovo alla gogna senza aver fatto nulla”.

Sulla sua partecipazione a Rio 2016. “Fra un mese dovrei tornare in gara nella velocità, a inizio maggio nel triplo, forse a Doha in Diamond League. Attendiamo le gare, ma sento di avere recuperato al cento per cento. E ogni sogno è possibile”.
Le parole dell’atleta sono state riportate da Repubblica.it.

La martellista genovese Silvia Salis ha espresso così tutta la sua gioia per l’assoluzione: “È la mia medaglia morale. Cosa provo? Gioia indescrivibile e orgoglio immenso” Sull’Olimpiade di Rio: “Sarebbe la terza, ci terrei tantissimo, ma da tempo convivo con un problema all’adduttore. Mi sono fermata un mese per provare a guarire, ma i tempi stringono e, anche se ho ancora dolore, ho ripreso gli allenamenti”Le sue parole sulla vicenda che le ha fatto vivere nell’ansia per tutti questi mesi: “Sapevo di essere innocente, la parola chiave è stata solo una: ‘coraggio’. Quello con cui io e gli altri abbiamo affrontato questa vicenda, facendo squadra, senza nasconderci, senza paura. Ci ha aiutato il nostro spirito sportivo. Siamo abituati a combattere per ottenere i risultati ma ho avuto una conferma: ciò che ti dà più soddisfazione è il modo in cui percorri la strada per i tuoi obiettivi”. Infine, la Salis ringrazia chi di dovuto: “Per tutti quelli che mi sono stati vicino, soprattutto per Carlo, il mio compagno. E per l’avvocato Giulia Bongiorno, che ci ha aiutato a fare gruppo, supportandoci, oltretutto, praticamente gratis”.
Le dichiarazioni dell’atleta sono state riportate da IlSecoloxix.it.
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