Mondiali indoor Portland 2016: cosa porta a casa l’Italia?

Pubblicato il autore: fabrizio gentile Segui

Sono terminati ieri i Mondiali indoor di Portland 2016. Molte le sorprese, tante le conferme, grandioso lo spettacolo. Ma, sul versante Italia, cosa ci portiamo a casa?

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Innanzitutto uno straordinario Gianmarco Tamberi, capace di guadagnare la medaglia d’oro ed il titolo di campione del mondo di specialità. Un ragazzo dalle doti eccezionali, capace di tirare fuori il meglio di se nelle difficoltà, come ha dimostrato il salto valido dopo i due errori a 2,33 metri. Per poi centrare il 2,36 che lo ha portato finalmente nell’olimpo dei grandi.
A questo punto, per Gianmarco, si può iniziare davvero a sognare. Lo stato di forma è eccezionale, e questo è l’anno di Rio, delle Olimpiadi, in cui da troppi anni i colori azzurri compaiono sfuocati, e in cui non riusciamo davvero ad essere competitivi (tranne rare eccezioni). Che questa sia la volta buona? Presto per dirlo, sabato notte Tamberi ha affrontato avversari che -per sua fortuna- hanno commesso degli errori: ma il 2,36 di Portland difficilmente potrà valere un oro a Rio. Occorre concentrazione e duro lavoro, e questo Gianmarco -per fortuna- lo sa.
Nel lato femminile della competizione, troviamo un’Alessia Trost completamente insoddisfatta del suo risultato. La ragazza, dopo il settimo posto e l’esclusione dai 3 salti finali, si è lasciata andare in uno sfogo su Facebook, scrivendo:
Ho perso un’occasione enorme. Non ho scuse per me stessa e faccio fatica a pensare di ripartire. Ma riparto, lo giuro”
Parole che esprimono meglio di ogni altra cosa lo stato d’animo della saltatrice azzurra. Che però è giovane, e che sicuramente saprà ripartire: la parte finale del post è già nella direzione giusta. Auguriamo ad Alessia di trovare la forza, e siamo sicuri di vederla nelle prossime gare più cattiva e performance che mai.
C’è poi la velocità, di cui parlare. Gloria Hooper, in quel di Portland, ha battuto il suo primato indoor, sferrando un 7’28 che è valsa l’accesso alle semifinali. Semifinali alle quali la ragazza non ha poi partecipato, causa un affaticamento muscolare. L’atleta veneta ha preferito non rischiare, del resto il suo obiettivo era già stato raggiunto: dimostrare che non è mai stata forte come quest’anno. I 60 metri non sono la sua gara più veloce: l’azzurra da il meglio di se in progressione, pertanto siamo sicuri che in gare come i 100 metri o i 200, e -perché no- anche i 400, possa dare il meglio di sé. Dopotutto, lei alle Olimpiadi c’è già stata… E per la seconda partecipazione, bisogna per forza sognare in grande.
Sul versante getto del peso, l’azzurra Chiara Rosa non è andata oltre l’ultimo posto con 17,10 metri: da lei ci si aspettava sicuramente di più, ma la zona medaglie sapevamo essere davvero proibitiva.
Tornando al salto in alto maschile, troviamo la nemesi di Gianmarco Tamberi: ovvero Marco Fassinotti: prima di Porland, i valori fra i due atleti azzurri -che non hanno mai nascosto l’antipatia reciproca- erano davvero molto simili: ma lo slancio dell’oro mondiale vale per Tamberi quello che per Fassinotti -all’opposto- vale la consapevolezza di non aver dato il massimo: speriamo che l’atleta azzurro possa riprendersi da questo mezzo passo falso e -metabolizzata la vittoria del rivale- posso tornare al lavoro con più forza che mai. Quella che sappiamo esserne davvero capace.

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