Mondiali mezza maratona: dominio del Kenia

Pubblicato il autore: Matteo Monaco Segui

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Si sono svolti a Cardiff i campionati mondiali di mezza maratona che hanno visto, come al solito, tanto in campo maschile quanto in campo femminile il dominio degli atleti africani.

GARA MASCHILE. Doveva essere la sfida Mo Farah contro resto del mondo, in particolar modo, contro Kenia ed Etiopia e la sfida c’è stata, con però, una sorpresa: a spuntarla non è stato il due volte campione olimpico di Londra 2012, ma il campione del mondo in carica, il keniano Kamworor che, poco dopo la partenza, è stato anche vittima di una caduta che ne avrebbe potuto compromettere la prova.

Dopo la caduta, comunque, il campione keniano non si lascia intimorire, recuperando immediatamente il gap perso e ponendosi in prima persona a fare direttamente l’andatura. La caduta sembra non avergli tolto né la lucidità dell’azione né la consapevolezza della propria forza, andando così a segnare un passaggio ai cinque chilometri di assoluto rispetto: 14’10”, seguito a distanza da tutti i migliori. I cinque chilometri successivi vedono Kamworor defilarsi un po’ e a menare le danze ci pensano il connazionale Murchiri e l’etiope Ayele: appare così chiara la tattica degli atleti keniani e etiopi: provare a mettere la gara su un ritmo alto e veloce in modo da mettere in difficoltà quanto prima il britannico, temibilissimo in caso di volata finale. Il passaggio ai 10 km è un secondo sotto i 28 minuti (per capirci, negli ultimi quindici anni, oltre a Meucci, in Italia nessuno è sceso sotto questo muro): la corsa di Farah sembra farsi più pesante, finché l’atleta di origine somale non perderà definitivamente contatto con i migliori. Al chilometro 15 Kamworor fa segnare uno stratosferico 41’41”, portandosi con sé l’altro keniano Murchiri, mentre i due etiopi Ayele e Tola, sono costretti ad alzare bandiera bianca raggiunti dall’ottimo Farah, che non ha mai mollato del tutto. Al sedicesimo chilometro le ambizioni di Kamworor (quest’anno anche campione mondiale di corsa campestre) di attaccare il record del mondo della specialità, finiscono in frantumi a causa del maltempo: la pioggia rovina i suoi ambiziosi piani di record ma non quelli di successo. Alla fine, terminerà la corsa al primo posto con il tempo di 59’10” staccando di ventisei secondi il proprio connazionale. Dietro invece, il gruppetto di del bronzo viene regolato in volata da uno strepitoso Farah che dimostra di andare fortissimo dai 1500 alla maratona: un atleta così non lo si vedeva dai tempi di Paavo Nurmi.

L’unico italiano in gara, Stefano La Rosa, ha chiuso la prova con un dignitoso venticinquesimo posto con un tempo di poco sopra l’ora e quattro minuti, particolarmente penalizzato dal costante scrosciare dell’acqua. Per lui continua la preparazione in funzione maratona.

GARA FEMMINILE. Anche la gara femminile ha visto il monologo africano con cinque keniane nei primi otto posti: quarto, quinto e ottavo posto, invece, sono andati alle atlete etiopi. La gara, ha visto sin dai primi chilometri il ritmo indiavolato delle keniane Limo, Jepchirchir e Kipkoech che si ritrovano da sole in testa ancor prima di metà gara. La corsa, non condizionata dalla pioggia, è in questo caso più veloce nella secoda parte quando la Limo e la Jepchirchir rimangono sole in testa lanciando lo sprint finale che sembrava dover premiare la Limo, sorpassata negli ultimi metri da una bravissima Jepchirchir. Ottimo, in ambito italiano, il sedicesimo posto della venticinquenne pugliese Veronica Inglese, a due secondi dal personale, che ha trascinato le azzurre al settimo posto nella classifica a squadre.

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