Scandalo doping, atleti russi a giudizio in Giugno

Pubblicato il autore: massimiliano iollo Segui

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E’ appesa ad un filo la speranza per gli atleti russi di partecipare alle Olimpiadi che si terranno tra qualche mese in Brasile. Il 17 Giugno infatti si saprà con certezza se ai nastri di partenza il 12 Agosto 2016 ci saranno anche gli atleti russi. Vitaly Mutko, primo ministro russo e Presidente delle Paralimpiadi che si sono tenute a San Pietroburgo, ha annunciato nelle scorse ore che nella capitale russa sono già arrivati gli ispettori della WADA (World Anti-Doping Agency) che stanno già serramente lavorando al caso.

Lo scandalo doping per gli atleti russi scoppiò quando a fine 2015 la WADA accusò la Russia di doping di Stato. Nelle 350 pagine del verbale era indicato come un laboratorio moscovita avesse intenzionalmente alterato le prove antidoping e distrutto ogni prova che avrebbe potuto collegare loro allo scandalo. Circa 1400 provette, sempre secondo la WADA, sarebbero state distrutte su ordine del primo ministro russo, e braccio destro di Putin, Mutko. Gli esecutori materiale dell’ insabbiamento paiono esser stati i servizi segreti dell’ FSB (ex KGB).

In via cautelativa la IAAF (International Association of Athletics Federations) si impegnò ad escludere gli atleti russi dai Giochi Olimpici di Rio e da tutti gli eventi internazionali oltre ad annullare l’ assegnazione dei Mondiali di marcia e dei Mondiali Juniores di atletica previsti precedentemente a Cheboksary e Kazan.

Se le accuse dovessero essere confermate, la Russia sarebbe condannata per doping di Stato. L’ atletica, ed in generale lo sport, sarebbe quindi servita a Vladimir Putin come strumento di propaganda. Verrebbero inoltre annullate le recenti vittorie di marchio russo. Alle due atlete Maria Savinova e Ekaterina Poistogova verrebbero per esempio private delle rispettive medaglie vinte nella corsa ad 800 metri.

Ad aumentare la tensione nello sport russo ci ha pensato Maria Sharapova rea confessa di aver assunto sostanze illegali come il meldonium. Pare che la bionda tennista abusasse oltre il limite di questo particolare farmaco di uso comune in alcuni paesi dell’ex blocco sovietico per curare le cefalee. La capacità però di abbassare i valori di emoglobina ha indotto parecchi atleti ad usarlo come alternativa al ben più famoso EPO.

Tutto un complotto invece per il viceministro russo Natalia Parshikova che pochi giorni dopo il terremoto causato dalla Sharapova, disse: “I problemi di doping esistono in ogni Paese, ma l’attenzione al nostro Paese è elevata in generale e nello sport. È conveniente perchè gli sportivi sono personaggi pubblici e alcuni attivisti politici li utilizzano per attaccare la Russia“.

Tra poco meno di due mesi sapremo quindi cosa c’è di vero e quanto c’è di losco in tutta questa storia. Se il parere del tribunale della WADA dovesse essere positivo, gli atleti russi saranno sorprendentemente riammessi ai Giochi Olimpici di Rio de Janeiro, avendo però pochissime settimane per recuperare il tempo perduto e rimettersi in carreggiata così da poter arrivare alla linea di partenza in una forma accettabile per rimpinguare il medagliere e far dimenticare a tutto il mondo sovietico, ed in particolare a Putin, questa pagina nera che poco ha a che fare con la parola sport.

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