Alex Schwazer, resurrezione col botto: trionfo nella 50 km di Roma

Pubblicato il autore: Valerio Mingarelli Segui

alex schwazer
Alex Schwarzer
 si è risollevato. Per certificare il suo risorgimento umano, emotivo e sportivo, l’atleta altoatesino sceglie un palcoscenico sontuoso e unico: le Terme di Caracalla, nel mondiale a squadre di Roma che regala una domenica storica per lo sport italiano. Il campione più controverso, chiacchierato e processato dai media dell’atletica leggera nostrana si regala una prova da fuoriclasse puro, oltre all’obbiettivo a cui più ambiva: il pass per le Olimpiadi di Rio de Janeiro che tra pochi mesi faranno del Brasile il centro dello sport globale. Col tempo di 3 ore e 39 minuti netti, Schwazer divora i 50 km di asfalto capitolino scappando via poco prima del 25esimo km, e il suo abbraccio con Donati all’arrivo dice tanto di una giornata attesa da anni dal biondo filiforme finito nell’occhio del ciclone per l’ormai tristemente noto caso di doping. E’ un trionfo azzurro, quello di Roma: il quarto posto di Marco De Luca e il quinto di Teodorico Caporaso danno all’Italia non solo la vittoria nella gara a squadra dell’Urbe davanti ad Ucraina e Spagna, ma anche lo status di nuova super-potenza mondiale della marcia. Soprattutto, Schwazer annichilisce il grande favorito della vigilia, l’australiano Jared Tallent, che deve accontentarsi di un mesto arrivo ad oltre 3’ dal portacolori dell’Alto Adige. Secondo tempo dell’anno in generale, dopo quello fantasmagorico del francese Diniz.

Alex Schwazer: la vittoria dell’orgoglio. Ad attendere Schwazer all’arrivo anche i familiari e la nuova fidanzata Katia. Il più felice sembra essere il presidente del Coni Giovanni Malagò: “Questa è una grande storia. Complimenti a tutta la squadra italiana. Ci sono le premesse per fare a Rio cose importanti. Alex Schwazer ha sbagliato, ha pagato fino all’ultimo e ora bisogna chiudere con le polemiche. Ha avuto la forza di crederci, credo che il merito sia tutto in lui e in Sandro Donati, che è stato corteggiato come non si fa neanche nei migliori film d’amore, perché era l’unico che poteva dargli la certificazione di atleta che ha sbagliato e che ora non vuole più sbagliare. Non era facile, perché hanno vissuto come due monaci per lungo tempo”. Il campione azzurro, invece, è quasi incredulo dopo il taglio del nastro del traguardo, tanto da non riuscire quasi a proferire parola. “Non è mai facile tornare alle gare dopo 4 anni, soprattutto su questa distanza. Sono tornato da una cosa brutta, che non auguro a nessuno. Devo ringraziare chi mi è stato vicino in questi anni complicati e difficili. Ho cercato di rimanere concentrato, cercando di non strafare e di non farmi prendere da frenesie particolari da vittoria. Per fortuna è andato tutto per il meglio”. Se lo sentiva il colpo in canna, Alex Schwazer: tanto che con un responsabile di gara si è fatto sfuggire un profetico “Oggi devo vincere”. Cercava il botto, e botto è stato, per il bene suo e dei colori azzurri. Nuove consapevolezze olimpiche per tutto il movimento dunque: a Rio potremmo vedere anche Matteo Giupponi, ottavo nella gara odierna, che in terra carioca dovrebbe partecipare con ogni probabilità alla 20 km.

  •   
  •  
  •  
  •