Il doping nell’atletica

Pubblicato il autore: Raffaele La Russa Segui

doping atletica
E’ incredibile come uno sport tra i più belli, tra i più appassionanti debba purtroppo fare i conti con il problema doping che, puntualmente, esplode prima di ogni grande competizione.

Se i primi casi di doping riscontrati riguardavano quasi sempre atleti di secondo piano, man mano che l’atletica leggera veniva scoperta dal grande pubblico ad opera delle televisioni che hanno attratto grandi sponsor e che hanno trasformato in miti atleti straordinari come Usain Bolt, ora invece il problema investe atleti di ogni latitudine e di ogni singola specialità del ramo atletica.

Gli atleti che in periodi passati sono stati squalificati e hanno confessato di avere assunto sostanze dopanti hanno spiegato e giustificato questa loro debolezza col fatto di doversi “adeguare” alla diffusione di sostanze dopanti di pressochè tutti gli atleti facenti parte del circuito atletica e che senza il ricorso all’”aiutino” difficilmente si può concorrere ad armi pari con chi invece all’aiutino ricorre sempre.

Anzi, molto spesso chi si è conquistato un po’ di fama e notorietà è costretto a mantenere quel livello e per evitare la concorrenza di atleti dopati dopandosi a sua volta ed innescando in tal modo un giro vizioso che porta alla totale alterazione della competizione, dei risultati sportivi e della moltitudine di record strabilianti che un atleta dopato riesce a raggiungere.

Se in epoca passata il raggiungimento dei record avveniva grazie all’aiuto di fenomeni naturali, ovvero spostandosi in paesi in cui si poteva sfruttare la rarefazione dell’aria – per tutti si ricordano i record dell’Olimpiade di Città Del Messico con un strepitoso 8,90 raggiunto da Bob Beamon nel salto in lungo – oggi invece i record si conquistano un po ovunque e soprattutto nelle competizione europee.

E’ vero che la tecnologia, i metodi di allenamento, gli strumenti di allenamento sono diversi rispetto al passato ma da soli non arrivano a spiegare record miracolosi.

L’esperienza di altri sport del resto insegna: nel ciclismo, grazie all’uso di sostanze dopanti, si sono raggiunti record “da motocicletta”; nel nuoto le ragazze tedesche e cinesi poi hanno strabiliato – almeno fino a quando non si è saputo come avevano fatto – il mondo per poi scomparire dai radar una volta scoperte; nel tennis il recente caso di Maria Sharapova.

Proprio dell’altro ieri è la notizia che la Wada ha dichiarato che sono ben 31 gli atleti trovati positivi a Pechino 2008, di 12 nazionalità diverse.

Tra i nomi eccellenti la russa Ana Chicherova, medaglia di bronzo a Pechino nel salto in alto dietro alla belga Tia Hellebaut e alla croata Blanka Vlasic.

Al momento non sono stati resi noti i nominativi degli altri 30 atleti coinvolti ma da voci di corridoio si sussurra che fra questi ci sono anche atleti di primo piano.

Peccato: pochi idioti vanno a gettare fango anche su atleti puliti che amano lo sport e che faticano e sudano per conquistare onestamente quei traguardi che ogni sportivo sogna.

Nel recente meeting di Rabat abbiamo visto, per esempio, una super Casper Semenya negli 800 donne autrice di uno spettacolare 1.56”64 che va ad ipotecare la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Rio de Janeiro.

Da non trascurare neanche le prestazioni di Almaz Ayana nei 5000 femminili e l’olandese Dafne Schippers nei 200 metri che con 22.02 realizzato al meeting di Hengelo pone la propria autorevole candidatura olimpica .

Non ci resta che sperare che i controlli siano sempre più efficaci e che le sanzioni comminate siano pesanti e non modificabili – a differenza di quanto avviene nel calcio – in maniera che chi si emozionerà nel seguire le prestazioni di un atleta non abbia mai il dubbio che quel risultato sia sporco.

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