Dubbi e sospetti sulla positività di Alex Schwazer

Pubblicato il autore: Eugenio Usai Segui

Schwazer-doping

La questione della positività al doping di Alex Schwazer diventa sempre più contorta. Il direttore del dipartimento dell’istituto di biochimica di Colonia, Whilelm Schanzer, ha rilevato che il campione che dimostra la colpevolezza del marciatore, gli è stato inviato in forma del tutto anonima dalla Wada di Montreal; e dire che la Wada dovrebbe essere del tutto estranea alla vicenda. Ma prima bisogna chiarire il motivo di quel secondo controllo, effettuato quattro mesi dopo il primo, che ha dato esito negativo, che avrebbe rivelato l’uso di sostanze dopanti. Ci sono tante cose che non tornano in questa drammatica vicenda, difficilmente si può dar torto alle dichiarazioni dell’atleta di Vipiteno, che ha strenuamente negato la positività al test e accusato che c’è gente che non lo vuole a Rio; una partecipazione che non andrebbe giù alla maggior parte del mondo sportivo italiano, come ben si sa. Il suo tecnico Sandro Donati, accusa chiaramente le alte sfere della Iaaf di voler colpire lui attraverso la squalifica di Alex. Il perché? Sandro Donati è uno degli avversari più accaniti contro il doping e spesso ha lanciato attacchi contro la Iaaf e la Wada, affermando dubbi sulla credibilità delle maggiori agenzie mondiali antidoping, creandosi così un nugolo di nemici. D’altronde il risultato del test in sé è sospetto: la quantità, veramente minima (circa il 3%), di sostanza dopante esogena trovatagli nel campione non comporterebbe una grossa variazione del livello di prestazione; come è anche sospetto che il putiferio sia scoppiato poco dopo la sua vittoriosa prestazione alla marcia dei 50km che gli ha permesso di accaparrarsi il pass per Rio. E poi il fatto che il risultato positivo sia stato scoperto il 12 maggio e annunciato il 21 giugno, farebbe pensare che lo abbiano notificato apposta un mese dopo per scardinare le probabilità che l’atleta possa concorrere ai giochi di Rio, anche perché la contestazione partita dal marciatore e dal suo entourage durerebbe oltre il periodo di agosto, data la presenza di altri numerosi ricorsi di altri atleti che stanno aspettando una risoluzione. Intanto l’ex oro di Pechino deve depositare le memorie biologiche a fine giugno e fare le controanalisi il 5 luglio, dopodiché s’inizierà la battaglia legale per riabilitare il suo nome e tentare la difficile riammissione ai giochi olimpici. Una crociata difficilissima, maturata dalla rabbia di essere stati defraudati dal giusto diritto di dimostrare che Schwarzer è in grado di competere ai massimi livelli senza “aiutini”.
Si possono sprecare parecchie parole, indagini, ricorsi con contro-analisi, quel che è certo è che la credibilità di Alex Schwazer è compromessa irrimediabilmente e le sue possibilità di partecipare alle Olimpiadi sono vicine allo zero. In più non possiamo dimenticarci del dramma e dello sconforto di Schwazer, potendo ritenere che, se è vero che lo hanno voluto estromettere in tal modo, che nessuno atleta al mondo dovrebbe subire un supplizio del genere.  Tuttavia l’alto-atesino non si arrende: “Qualcuno non vuole che vada a Rio, ma non mollo, continuerò ad allenarmi e a lottare per scoprire la verità. Lo devo a me stesso e a chi mi è stato vicino“. La sfida più difficile di Alex Schwarzer è appena cominciata.

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