Caso Schwazer, oggi l’esito delle controanalisi

Pubblicato il autore: Masi Vittorio Segui

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Domani verrà comunicato l’esito delle controanalisi di Alex Schwazer, dopo che l’atleta azzurro è stato nuovamente trovato positivo ad un controllo antidoping. Nel frattempo, il web si è mobilitato per una raccolta firme, per richiedere la partecipazione dell’atleta ai Giochi Olimpici di Rio 2016, riuscendo a raccogliere quasi 4.000 firme. Questo a simboleggiare quanto la rete sia convinta dell’innocenza di Schwazer, e del fatto che difficilmente un atleta, come lui, possa commettere per ben due volte lo stesso errore, compromettendo definitivamente la sua carriera podistica.
Non fiducioso l’avvocato dell’azzurro: “Non ci aspettiamo molto. Abbiamo eccepito diverse irregolarità, anche gravi, per quel che riguarda il trasporto nel laboratorio convenzionato del campione di urina prelevato ad Alex“. Non è un caso, infatti, che la difesa di Schwazer stia lavorando per cercare di ottenere una sospensiva d’urgenza verso l’atto che vieta la partecipazione ai Giochi ad Alex. I tempi, peraltro, sono molto stretti, visto che il termine ultimo per una possibile convocazione scade il prossimo lunedì.

Ci sono diverse cose che non tornano, in particolar modo la “tempistica”. Difatti la positività al testosterone, riscontrata in un campione di urine, ad inizio anno, è stata rivelata e trasmessa con un certo ritardo. Poi, sono trascorsi ben cinque mesi prima che venisse effettuato un nuovo test, i cui risultati, disponibili già dalla metà del mese di maggio, sono stati resi noti a Schwazer solo a fine giugno
Gerhard Brandstaetter, che si occupa per l’appunto della difesa del marciatore, ha dicharato: “I tecnici, i professori e i consulenti, che hanno esaminato i profili ematici di Schwazer, confermano che non c’è doping. C’è solo un episodio singolo, dunque assolutamente sospetto, quindi viene da dedurre che ci sia stato un intervento esterno. Siamo molto molto convinti che ci sia qualcosa di poco trasparente“.

La Fidal, ossia la Federeazione Italiana di Atletica Leggera, in presenza di un iter così poco trasparente, dovrebbe tutelare l’atleta richiedendo un’iscrizione sub iudice. Non sarebbe la prima assoluta. Nel 1996, alle Olimpiadi di Atlanta, ciò accadde per Antonella Bevilacqua e per Dean Capobianco, rispettivamente altista e spinter. Nel caso della Bevilacqua, l’azzurra risultò positiva all’efedrina, ma la Iaaf, l’ International Association of Athletics Federations, optò per una sua partecipazione ai giochi, salvo studiare ed esaminare il suo caso alla conclusione della manifestazione per, poi, squalificare l’atleta dalla classifica finale.

Se, nella prima occasione in cui l’atleta venne accusato di doping, poi ammesso, l’iter appariva trasparente ed impeccabile, questa volta la situazione è ben diversa. Molti appassionati di atletica leggera, difatti, si stanno domandando perchè mai Schwazer, ben sapendo di essere sotto osservazione, avrebbe dovuto rischiare una seconda volta. Un atleta, dopo aver confessato il suo primo errore, dimostrando l’intenzione di voler rimettersi in gioco, non avrebbe nessun motivo valido per ricascarci nuovamente, rischiando di rendere vani gli sforzi fin qui realizzati. Questo perchè si tratterebbe di un comportamento recidivo, che probabilmente metterebbe fine alla sua carriera da podista. Qualsiasi sarà l’esito delle controanalisi, non mancheranno di certo nuove e forti polemiche. Domani, intanto, si scriverà una nuova pagina di questa “strana” storia.

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