Doping, Wada: “Ecco come barava la Russia”

Pubblicato il autore: Andrea Pertile Segui

iaaf esclude la russiaA pochi giorni dalla notizia dell’esclusione della squadra atletica della Russia dalle imminenti Olimpiadi di Rio, emergono altri agghiaccianti dettagli su come i funzionari sovietici abbiano organizzato un  programma capillare di doping e truffa all’antidoping organizzato a livello statale.

L’organizzazione del Doping di stato russo

Nelle 100 pagine del Rapporto McLaren, il dossier preparato dall’organizzazione mondiale anti doping (Wada) dopo le accuse del medico Grigory Rodchenkov, il quale denunciava la corruzione del laboratorio utilizzato durante i Giochi Olimpici invernali di Sochi 2014, lo stesso sistema utilizzato dal laboratorio di Mosca, accreditato dalla WADA e ora sospeso. La truffa era guidata dal Ministero dello Sport, dalla RUSADA (l’agenzia antidoping nazionale) e dai Servizi Segreti (FSB) ed è partita dopo che le varie precauzioni per incentivare l’uso di sostanze proibite da parte degli atleti russi si era rivelato inefficace. Inoltre, secondo il McLaren, era proprio il Ministro dello Sport Yuri Nagornykh a decidere quali test positivi al doping dovessero essere nascosti: se alcuni atleti erano favoriti alla conquista di una medaglia o l’avevano vinta venivano protetti, mentre se erano “innocui”, le analisi dei loro campioni seguiva l’iter corretto. Con tale stratagemma, ben 37 atleti vennero inseriti in una lista protetta in mano solamente ai vertici più alti dello sport sovietico.

Le provette positive al doping venivano manipolate

L’inchiesta della Wada ha sottolineato come le provette degli atleti russi venivano aperte da alcuni Funzionari dei Servizi Segreti Russi durante i Giochi di Sochi prima della richiesta da parte della massima organizzazione mondiale dell’ antidoping di effettuare ulteriori analisi su provette ritenute positive. Un sistema analogo era usato anche durante i Campionati mondiali di atletica 2013. I campioni erano manipolati da Evgeny Blokhin dell’FSB, accreditato al laboratorio come addetto alle fognature e agli impianti idraulici.

Nello scandalo Doping coinvolto anche il Comitato olimpico russo

Un altro personaggio chiave era Irina Rodionova, membro del Comitato olimpico russo, inserita nello staff di Sochi 2014 e in seguito promossa direttrice del Centro nazionale di preparazione sportiva. Rodionova alterava i campioni anche nel 2015 proprio durante lo svolgimento dell’inchiesta “McLaren”, nonostante il ministro dello sport volesse chiudere il programma per la paura di essere smascherati. Nel triennio 2012-2015 si stima che siano state ben 643 le provette occultate, ma questo numero corrisponde solo una parte del totale.  Di questi campioni 139 riguardavano l’atletica, 117 il sollevamento pesi, 35 atleti paralimpici, 26 ciclisti, 24 pattinatori, 18 nuotatori, 14 giocatori di hockey, 11 calciatori, nonché sportivi di molte altre discipline.

Come funzionava la manipolazione?

Con un trucco semplicissimo: il rapporto indica chiaramente che una volta aperti, i campioni venivano sostituiti con urina non contaminata attraverso un foro nel muro della stanza dove si effettuavano le analisi. In questa camera si distinguevano le provette da analizzare e quelle già analizzate, e quelle trovate positive al doping venivano prelevate da Blokhin, che provvedeva a sostituirne il contenuto ancor prima che venisse identificato a chi apparteneva il campione esaminato.

Doping, Michail Gorbaciov: “Non tutti gli atleti sono coinvolti”

In merito allo scandalo Doping in Russia è intervenuto anche l’ex Presidente URSS Michail Gorbaciov, il quale ha dichiarato che “è impossibile che questo male abbia assunto queste dimensioni e sia durato così a lungo colpendo tutti gli atleti. Mi viene in mente una sola cosa: qualcuno ha assicurato la possibilita’ di ostacolare la partecipazione della Russia ai Giochi olimpici”, ha dichiarato il premio Nobel all’Ansa.

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