Kira Grünberg, “Il mio salto in una nuova vita”. La storia dell’ex saltatrice con l’asta, paralizzata in seguito ad una caduta in allenamento

Pubblicato il autore: alessandro marone Segui

Basta un attimo, a volte, per stravolgere abitudini, spezzare sogni, sgretolare certezze e far sì che la tua vita cambi in maniera brusca e repentina. Lo sa bene Kira Grünberg: la sua storia è emblematica perché il significato e le sensazioni connesse a queste parole lei le ha vissute sulla propria pelle.
Kira

È passato poco più di un anno dal 30 luglio 2015, il giorno in cui la vita di Kira è cambiata radicalmente. Nata il 13 agosto del 1993 ad Innsbruck, la giovane austriaca detiene il record nazionale assoluto nel salto con l’asta (4.45 metri, misura ottenuta nel 2014 a Zurigo e nel 2015 a Praga). Quel giovedì mattina di fine luglio era un normale giorno di allenamento. Al campo, ad assistere ai tentativi di salti, c’erano anche i genitori di Kira: mamma Karin e papà Frithjof, che è anche allenatore della saltatrice con l’asta. Ma stavolta la routine viene stravolta. Un tentativo come un altro dalle conseguenze devastanti: Kira atterra fuori dal materasso. Rottura delle vertebre cervicali, immediato il trasporto in ospedale e l’intervento chirurgico, ma la diagnosi è impietosa: l’intervento può solo stabilizzare la colonna vertebrale, ma non impedire la paraplegia, Kira non si può muovere dal collo in giù.

Una foto di Kira durante il ricovero in ospedale nei giorni successivi all'incidente

Una foto di Kira durante il ricovero in ospedale nei giorni successivi all’incidente

Il salto con l’asta è un gesto tecnico complesso e, vista l’altezza dalla quale ricadono gli atleti, inevitabilmente caratterizzato da una buona dose di rischio. “Papà ha ripreso il salto maledetto. Eravamo al coperto, non c’era vento e non ho commesso alcun errore specifico. Il destino ha voluto così”, dichiarerà Kira in un’intervista. Immediato il sostegno, non solo da parte del mondo sportivo: numerosissimi i messaggi, le visite e le donazioni. Dopo 19 giorni di ricovero in ospedale e 7 mesi nella clinica di riabilitazione di Bäd Haring, a marzo Kira è finalmente tornata a casa. E gli spazi della quotidianità sono stati modificati e riadattati ad hoc per rispondere alle esigenze di Kira.

La vita della giovane austriaca è stata capovolta, ma lei non ha mai smesso di lottare (interminabili le ore di fisioterapia) e guardare avanti con ottimismo. Kira ha fatto progressi: si solleva 5 centimetri da terra, viaggia (già ha preso l’aereo), mangia da sola grazie a delle posate speciali, riesce anche ad apporre la propria firma “anche se è sempre diversa e ci metto una vita”, sta scoprendo l’handbike e presto potrà anche tornare a guidare. Esattamente ad un anno di distanza dal salto maledetto, sulla propria pagina Kira ha postato un messaggio di ringraziamento a tutte le persone che le hanno manifestato il proprio sostegno e non hanno mai smesso di credere in lei: in primis la “squadra” composta dall’equipe di medici e fisioterapisti, il manager Tom, la famiglia e il ragazzo Christoph (i due sono fidanzati da 5 anni), fonte inesauribile di forza e motivazione.

Kira handbik

Rispetto a prima non ho una vita orrenda, ho una vita diversa” dice Kira, la quale sostiene che la sua storia può essere uno stimolo e un riferimento per chi si trova nella sua condizione. Kira guarda al futuro prossimo con ottimismo: ha intenzione di riprendere gli studi universitari presso la facoltà di Farmacia e le piacerebbe tenere degli interventi motivazionali nelle aziende. Un antico adagio recita che “non è forte chi non cade, ma chi cadendo ha la forza di rialzarsi”. A settembre uscirà il libro di Kira, “Il mio salto in una nuova vita”: un titolo emblematico che sintetizza la storia e i sentimenti di un’atleta pronta ad affrontare il salto più difficile.

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